Torino, CO.RO. Onlus | 25 anni per i poveri di Roraima

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La Festa del XXV Anniversario del CO. RO. ONLUS (Comitato Roraima di solidarietà con i Popoli Indigeni del Brasile)
Le opere di misericordia – prodigi di solidarietà e di speranza di una rete di benefattori, amici e simpatizzanti – a favore dei poveri e degli scartati del Brasile
(articolo di Enzo Tuscano, socio CO.RO. Onlus)
1. Introduzione e contesto dell’anniversario
2. La genesi del Comitato Roraima
3. La figura di Padre Silvano Sabatini
4. Fondazione del CO.RO. ONLUS e finalità
5. I valori del CO.RO.: gratuità, generosità, gratitudine e relazione
6. La festa del Venticinquesimo
7. Sensibilizzazione e progetti realizzati
8. Messaggio finale di padre Stefano Camerlengo
1. Introduzione e contesto dell’anniversario
In un clima di fraterna amicizia, nella ricorrenza della prima settimana di Avvento dell’anno 2025, il Comitato Roraima Onlus ha potuto celebrare a Torino, il 5 Dicembre, il Venticinquesimo Anniversario della sua fondazione, incontrando i soci, tanti benefattori ed un Missionario della Consolata, Padre Pietro Parcelli.
2. La genesi del Comitato Roraima
Quattro i punti cardinali che hanno guidato il Comitato Roraima durante questo quarto di secolo di servizio e di attenzione agli ultimi ed ai poveri in Brasile: ripensamento delle origini, gratuità, generosità e gratitudine, relazione.
In riferimento alla genesi del Comitato, Carlo Miglietta, segretario del Comitato Roraima, ci ha riportato indietro, all’anno 2000 anch’esso Anno Giubilare.
Il documento che indiceva il Giubileo precisava che uno dei modi di celebrarlo era certamente quello di «recarsi a rendere visita… ai fratelli che si trovano in necessità o difficoltà…, quasi compiendo un pellegrinaggio verso Cristo presente in loro (cfr Mt 25,34-36)».
Per questo – sintetizzando qui il racconto attraverso le stesse parole di Carlo:
“Con la mia famiglia ed alcuni amici riflettemmo sull’ipotesi di recarci in Brasile, a visitare le situazioni di povertà e di oppressione in cui operavano i Missionari via via partiti dalla nostra Diocesi di Torino. Il Brasile, fra l’altro, in quell’anno 2000, ricordava i 500 anni della «conquista» da parte dell’Europa, con le conseguenti piaghe della schiavitù dei Neri importati dall’Africa e dello sterminio di intere Nazioni Indigene.
Conoscevo da anni padre Silvano Sabatini, Missionario della Consolata in Roraima (Brasile), perché ero medico dei suoi anziani genitori. Una figura davvero straordinaria, che aveva raccontato alla nostra famiglia della sua esperienza tra i Popoli indigeni, dei fiumi amazzonici, della foresta, degli animali anche feroci, dell’intricata vegetazione e dei suoi pericoli.
Tornato in Brasile, Padre Silvano continuò a scriverci regolarmente, ma a un certo punto le sue notizie si diradarono. La vita di Padre Sabatini era infatti a rischio, perché era uscito in Brasile il suo libro «Massacre», con i nomi e le testimonianze precise che inchiodavano gli autori della strage della spedizione del missionario Padre Giovanni Calleri (esponenti dei militari, compagnie minerarie, sette americane fiancheggiatrici) e già alcuni collaboratori di padre Silvano erano stati uccisi o erano scomparsi in circostanze misteriose.
Decidemmo quindi, la mia famiglia con altri quattro amici, di partire alla volta di Roraima, per trovarlo, incontrarlo ed esprimergli la nostra solidarietà”.
3. La figura di Padre Silvano Sabatini
Tutta la vita di Padre Silvano Sabatini fu un immolarsi per la causa indigena, anche a costo di persecuzioni, incomprensioni, sofferenze personali. Nonostante le numerose minacce ricevute, egli continuò sempre la sua opera missionaria, sprezzante di ogni pericolo.
Fu promotore, con altri confratelli, della Campagna Internazionale che portò, nel 1991, alla definizione del Parco Yanomami, fu l’anima della campagna “Uma vaca para o ìndio”, negli anni Novanta, per ottenere il riconoscimento della Terra Indigena Raposa Serra do Sol, e nel 2006 della campagna “Nòs existimos”, che affratellava indigeni, contadini poveri ed emarginati urbani nel chiedere il diritto all’esistenza e la fine dei soprusi.
Fotografo abilissimo, fu anche fine antropologo: raccolse grandi testimonianze indigene in libri come “Ritorno alla maloca” e “Il Ventre dell’Universo”; scrisse preziosi testi come “Tra gli Indigeni dell’Apiaù” e “La terra è degli Indios”.
Tornato in Italia per gravi problemi di salute, fino alla fine continuò a battersi indomito per la causa indigena, con passione, grande amore e lucidità, con una profezia evangelicamente radicale che sempre metteva in crisi chi lo incontrava.
È morto il 23 settembre 2014 ad Alpignano (Torino), a novantadue anni.
4. Fondazione del CO.RO. Onlus e finalità
Per noi, frutto concreto di quel viaggio nello Stato di Roraima fu la costituzione, nell’anno 2000, del CO.RO ONLUS (Comitato Roraima di solidarietà con i Popoli Indigeni del Brasile) per:
- essere a fianco della lotta dei Popoli Indigeni e dei Missionari che tra essi operavano:
- appoggiare politicamente a livello nazionale e internazionale le rivendicazioni degli Indigeni;
- sostenere per essi progetti locali a tutela della sopravvivenza, della cultura, dell’educazione, della salute, dell’ambiente e per un’economia sostenibile.
5. I valori del CO.RO.: gratuità, generosità, gratitudine e relazione
L’aspetto della gratuità ci rimanda inevitabilmente a quel passo nel Vangelo di Matteo che recita «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8).
Siamo intimamente orgogliosi di evidenziare che le donazioni raccolte dal Comitato sono destinate al 100% per il sostegno dei nostri progetti in Brasile, in quanto le spese sono totalmente da noi personalmente sostenute a titolo di volontariato.
È un punto che consideriamo fondamentale nella vocazione missionaria. Questa gratuità, questo dono per l’altro sono decisivi per “dire” di Dio: per dire di un Dio che è universalmente stupefacente, che diventa Egli stesso “Buona Notizia”, come mirabilmente ci ricorda San Paolo: «Mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Romani 5, 6-11).
In riferimento all’aspetto della generosità e gratitudine, ancora Carlo Miglietta ha sottolineato come i tanti benefattori, amici e simpatizzanti del CO.RO con la loro generosità, abbiano reso possibile il sostegno delle lotte di liberazione degli emarginati, ponendo le basi per realizzare altrettante aspettative dei più poveri.
Sempre in primo piano sul fronte della generosità anche la Chiesa locale, le parrocchie torinesi e l’Ufficio Missionario Diocesano che inserisce ogni anno un Progetto del CO.RO. tra quelli della “Quaresima di Fraternità” della Diocesi.
Profondo e sentito, dunque, il nostro ringraziamento a quanti ci sostengono, ed infinita la nostra gratitudine al Signore che ci ha guidato in questi anni nel servizio ai popoli indigeni e ai poverissimi del Brasile.
Infine, ma non meno importante, la relazione. Essa esprime l’indissolubile legame tra i benefattori e i poveri che – attraverso i progetti proposti dai missionari e finanziati dalle donazioni – vengono aiutati e seguiti nella terra di missione.
Si tratta di un elemento di comunione e condivisione che coinvolge i sostenitori delle iniziative, i quali hanno la possibilità di selezionare le proposte progettuali più rispondenti alle loro particolari intenzioni, consultandone i dettagli illustrati sul sito web del Comitato www.giemmegi.org.
Un esempio in questo senso può essere, nel contesto del “Progetto studenti universitari indigeni”, l’indicazione nominativa dello studente indigeno che viene seguito e supportato economicamente nel cammino dei propri studi per il conseguimento della Laurea.
6. La festa del Venticinquesimo
La Festa del Venticinquesimo è proseguita nel ringraziamento al Signore per tutti i benefattori, amici e simpatizzanti che con la loro generosità hanno reso possibile sostenere tante lotte degli emarginati e realizzare tanti sogni dei più poveri.
Abbiamo lavorato e lavoriamo, infatti, in Roraima, Amazonas, Rondonia, Espirito Santo, Salvador de Bahia, São Paulo, Paraiba, Maranhão, a fianco di meravigliose figure di Missionari di oggi, nel ricordo indelebile di esemplari testimoni di missione come quella dell’amato padre Silvano Sabatini.
7. Sensibilizzazione e progetti realizzati
Da sottolineare, inoltre, anche l’importante lavoro di sensibilizzazione e di pressione politica a livello nazionale e internazionale a sostegno dei diritti degli Indigeni e degli scartati, attraverso conferenze, articoli, manifestazioni, raccolte firme, campagne di coinvolgimento dei Comuni, delle Regioni, dei vari Stati.
Riportiamo, a questo punto, l’elencazione non esaustiva delle iniziative progettuali:
- progetti per la formazione di leaders e catechisti;
- promozione di numerose scuole per bambini e di alfabetizzazione;
- sostegno alla formazione di seminaristi e per l’accesso universitario di Indigeni;
- progetti di agricoltura e allevamento sostenibili;
- interventi sanitari, di difesa del territorio e delle culture indigene;
- creazione di Cooperative per le persone “senza voce” e incapaci di far valere i propri diritti;
- Centri di Difesa Giuridica;
- iniziative per emergenze ambientali o sociali…
- In tutto circa duecento Progetti, alcuni dei quali portati avanti già da moltissimi anni grazie all’impegno dei Soci e dei Benefattori (alcuni dei quali già godono il loro premio in Paradiso), che ci hanno sempre appoggiato con commovente slancio.
8. Messaggio finale di Padre Stefano Camerlengo
È rivolto a tutti il messaggio di Padre Stefano Camerlengo, già Superiore Generale dei Missionari della Consolata: “Carissimi, complimenti per il tanto bene che avete fatto e fate. In questi tempi balordi accompagnare un popolo dimenticato, priorizzare l’Amazzonia e diventarne voce è una grande vocazione e un grande impegno e voi lo avete fatto con coraggio, fedeltà e solidarietà.
Che Dio sia benedetto in voi e che voi continuiate a benedire Dio con il vostro impegno missionario. Grazie, grazie, grazie, grazie anche per tutto il bene per i tanti missionari che fanno parte della vostra grande famiglia. Fraternamente e missionariamente, padre Stefano, alleluia!”.
Fonte
- CO. RO. ONLUS (Comitato Roraima di solidarietà con i Popoli Indigeni del Brasile) – Articolo di Enzo Tuscano
Immagini
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La Festa del XXV Anniversario del CO. RO. ONLUS (Comitato Roraima di solidarietà con i Popoli Indigeni del Brasile)
Le opere di misericordia – prodigi di solidarietà e di speranza di una rete di benefattori, amici e simpatizzanti – a favore dei poveri e degli scartati del Brasile
(articolo di Enzo Tuscano, socio CO.RO. Onlus)
1. Introduzione e contesto dell’anniversario
2. La genesi del Comitato Roraima
3. La figura di Padre Silvano Sabatini
4. Fondazione del CO.RO. ONLUS e finalità
5. I valori del CO.RO.: gratuità, generosità, gratitudine e relazione
6. La festa del Venticinquesimo
7. Sensibilizzazione e progetti realizzati
8. Messaggio finale di padre Stefano Camerlengo
1. Introduzione e contesto dell’anniversario
In un clima di fraterna amicizia, nella ricorrenza della prima settimana di Avvento dell’anno 2025, il Comitato Roraima Onlus ha potuto celebrare a Torino, il 5 Dicembre, il Venticinquesimo Anniversario della sua fondazione, incontrando i soci, tanti benefattori ed un Missionario della Consolata, Padre Pietro Parcelli.
2. La genesi del Comitato Roraima
Quattro i punti cardinali che hanno guidato il Comitato Roraima durante questo quarto di secolo di servizio e di attenzione agli ultimi ed ai poveri in Brasile: ripensamento delle origini, gratuità, generosità e gratitudine, relazione.
In riferimento alla genesi del Comitato, Carlo Miglietta, segretario del Comitato Roraima, ci ha riportato indietro, all’anno 2000 anch’esso Anno Giubilare.
Il documento che indiceva il Giubileo precisava che uno dei modi di celebrarlo era certamente quello di «recarsi a rendere visita… ai fratelli che si trovano in necessità o difficoltà…, quasi compiendo un pellegrinaggio verso Cristo presente in loro (cfr Mt 25,34-36)».
Per questo – sintetizzando qui il racconto attraverso le stesse parole di Carlo:
“Con la mia famiglia ed alcuni amici riflettemmo sull’ipotesi di recarci in Brasile, a visitare le situazioni di povertà e di oppressione in cui operavano i Missionari via via partiti dalla nostra Diocesi di Torino. Il Brasile, fra l’altro, in quell’anno 2000, ricordava i 500 anni della «conquista» da parte dell’Europa, con le conseguenti piaghe della schiavitù dei Neri importati dall’Africa e dello sterminio di intere Nazioni Indigene.
Conoscevo da anni padre Silvano Sabatini, Missionario della Consolata in Roraima (Brasile), perché ero medico dei suoi anziani genitori. Una figura davvero straordinaria, che aveva raccontato alla nostra famiglia della sua esperienza tra i Popoli indigeni, dei fiumi amazzonici, della foresta, degli animali anche feroci, dell’intricata vegetazione e dei suoi pericoli.
Tornato in Brasile, Padre Silvano continuò a scriverci regolarmente, ma a un certo punto le sue notizie si diradarono. La vita di Padre Sabatini era infatti a rischio, perché era uscito in Brasile il suo libro «Massacre», con i nomi e le testimonianze precise che inchiodavano gli autori della strage della spedizione del missionario Padre Giovanni Calleri (esponenti dei militari, compagnie minerarie, sette americane fiancheggiatrici) e già alcuni collaboratori di padre Silvano erano stati uccisi o erano scomparsi in circostanze misteriose.
Decidemmo quindi, la mia famiglia con altri quattro amici, di partire alla volta di Roraima, per trovarlo, incontrarlo ed esprimergli la nostra solidarietà”.
3. La figura di Padre Silvano Sabatini
Tutta la vita di Padre Silvano Sabatini fu un immolarsi per la causa indigena, anche a costo di persecuzioni, incomprensioni, sofferenze personali. Nonostante le numerose minacce ricevute, egli continuò sempre la sua opera missionaria, sprezzante di ogni pericolo.
Fu promotore, con altri confratelli, della Campagna Internazionale che portò, nel 1991, alla definizione del Parco Yanomami, fu l’anima della campagna “Uma vaca para o ìndio”, negli anni Novanta, per ottenere il riconoscimento della Terra Indigena Raposa Serra do Sol, e nel 2006 della campagna “Nòs existimos”, che affratellava indigeni, contadini poveri ed emarginati urbani nel chiedere il diritto all’esistenza e la fine dei soprusi.
Fotografo abilissimo, fu anche fine antropologo: raccolse grandi testimonianze indigene in libri come “Ritorno alla maloca” e “Il Ventre dell’Universo”; scrisse preziosi testi come “Tra gli Indigeni dell’Apiaù” e “La terra è degli Indios”.
Tornato in Italia per gravi problemi di salute, fino alla fine continuò a battersi indomito per la causa indigena, con passione, grande amore e lucidità, con una profezia evangelicamente radicale che sempre metteva in crisi chi lo incontrava.
È morto il 23 settembre 2014 ad Alpignano (Torino), a novantadue anni.
4. Fondazione del CO.RO. Onlus e finalità
Per noi, frutto concreto di quel viaggio nello Stato di Roraima fu la costituzione, nell’anno 2000, del CO.RO ONLUS (Comitato Roraima di solidarietà con i Popoli Indigeni del Brasile) per:
- essere a fianco della lotta dei Popoli Indigeni e dei Missionari che tra essi operavano:
- appoggiare politicamente a livello nazionale e internazionale le rivendicazioni degli Indigeni;
- sostenere per essi progetti locali a tutela della sopravvivenza, della cultura, dell’educazione, della salute, dell’ambiente e per un’economia sostenibile.
5. I valori del CO.RO.: gratuità, generosità, gratitudine e relazione
L’aspetto della gratuità ci rimanda inevitabilmente a quel passo nel Vangelo di Matteo che recita «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8).
Siamo intimamente orgogliosi di evidenziare che le donazioni raccolte dal Comitato sono destinate al 100% per il sostegno dei nostri progetti in Brasile, in quanto le spese sono totalmente da noi personalmente sostenute a titolo di volontariato.
È un punto che consideriamo fondamentale nella vocazione missionaria. Questa gratuità, questo dono per l’altro sono decisivi per “dire” di Dio: per dire di un Dio che è universalmente stupefacente, che diventa Egli stesso “Buona Notizia”, come mirabilmente ci ricorda San Paolo: «Mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Romani 5, 6-11).
In riferimento all’aspetto della generosità e gratitudine, ancora Carlo Miglietta ha sottolineato come i tanti benefattori, amici e simpatizzanti del CO.RO con la loro generosità, abbiano reso possibile il sostegno delle lotte di liberazione degli emarginati, ponendo le basi per realizzare altrettante aspettative dei più poveri.
Sempre in primo piano sul fronte della generosità anche la Chiesa locale, le parrocchie torinesi e l’Ufficio Missionario Diocesano che inserisce ogni anno un Progetto del CO.RO. tra quelli della “Quaresima di Fraternità” della Diocesi.
Profondo e sentito, dunque, il nostro ringraziamento a quanti ci sostengono, ed infinita la nostra gratitudine al Signore che ci ha guidato in questi anni nel servizio ai popoli indigeni e ai poverissimi del Brasile.
Infine, ma non meno importante, la relazione. Essa esprime l’indissolubile legame tra i benefattori e i poveri che – attraverso i progetti proposti dai missionari e finanziati dalle donazioni – vengono aiutati e seguiti nella terra di missione.
Si tratta di un elemento di comunione e condivisione che coinvolge i sostenitori delle iniziative, i quali hanno la possibilità di selezionare le proposte progettuali più rispondenti alle loro particolari intenzioni, consultandone i dettagli illustrati sul sito web del Comitato www.giemmegi.org.
Un esempio in questo senso può essere, nel contesto del “Progetto studenti universitari indigeni”, l’indicazione nominativa dello studente indigeno che viene seguito e supportato economicamente nel cammino dei propri studi per il conseguimento della Laurea.
6. La festa del Venticinquesimo
La Festa del Venticinquesimo è proseguita nel ringraziamento al Signore per tutti i benefattori, amici e simpatizzanti che con la loro generosità hanno reso possibile sostenere tante lotte degli emarginati e realizzare tanti sogni dei più poveri.
Abbiamo lavorato e lavoriamo, infatti, in Roraima, Amazonas, Rondonia, Espirito Santo, Salvador de Bahia, São Paulo, Paraiba, Maranhão, a fianco di meravigliose figure di Missionari di oggi, nel ricordo indelebile di esemplari testimoni di missione come quella dell’amato padre Silvano Sabatini.
7. Sensibilizzazione e progetti realizzati
Da sottolineare, inoltre, anche l’importante lavoro di sensibilizzazione e di pressione politica a livello nazionale e internazionale a sostegno dei diritti degli Indigeni e degli scartati, attraverso conferenze, articoli, manifestazioni, raccolte firme, campagne di coinvolgimento dei Comuni, delle Regioni, dei vari Stati.
Riportiamo, a questo punto, l’elencazione non esaustiva delle iniziative progettuali:
- progetti per la formazione di leaders e catechisti;
- promozione di numerose scuole per bambini e di alfabetizzazione;
- sostegno alla formazione di seminaristi e per l’accesso universitario di Indigeni;
- progetti di agricoltura e allevamento sostenibili;
- interventi sanitari, di difesa del territorio e delle culture indigene;
- creazione di Cooperative per le persone “senza voce” e incapaci di far valere i propri diritti;
- Centri di Difesa Giuridica;
- iniziative per emergenze ambientali o sociali…
- In tutto circa duecento Progetti, alcuni dei quali portati avanti già da moltissimi anni grazie all’impegno dei Soci e dei Benefattori (alcuni dei quali già godono il loro premio in Paradiso), che ci hanno sempre appoggiato con commovente slancio.
8. Messaggio finale di Padre Stefano Camerlengo
È rivolto a tutti il messaggio di Padre Stefano Camerlengo, già Superiore Generale dei Missionari della Consolata: “Carissimi, complimenti per il tanto bene che avete fatto e fate. In questi tempi balordi accompagnare un popolo dimenticato, priorizzare l’Amazzonia e diventarne voce è una grande vocazione e un grande impegno e voi lo avete fatto con coraggio, fedeltà e solidarietà.
Che Dio sia benedetto in voi e che voi continuiate a benedire Dio con il vostro impegno missionario. Grazie, grazie, grazie, grazie anche per tutto il bene per i tanti missionari che fanno parte della vostra grande famiglia. Fraternamente e missionariamente, padre Stefano, alleluia!”.
Fonte
- CO. RO. ONLUS (Comitato Roraima di solidarietà con i Popoli Indigeni del Brasile) – Articolo di Enzo Tuscano
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