Africa | Nuove strade contro l’AIDS

Foto di James Wiseman su Unsplash
Il nostro inviato dall’Africa Rodrigue Bidubula sulla lotta all’AIDS in un momento cruciale per il continente
L’Africa di fronte a una svolta decisiva dopo il ritiro degli aiuti americani e l’introduzione del lenacapavir come prevenzione
Il primo dicembre scorso, è stata celebrata la Giornata Mondiale contro l’AIDS. E intanto in Africa sono stati sospesi i finanziamenti americani.
L’annuncio, all’inizio del 2025, della massiccia sospensione dei fondi del programma PEPFAR (e dell’agenzia USAID), pilastro storico della lotta globale contro l’HIV/AIDS, ha gettato un’ombra pesante sui risultati faticosamente raggiunti in Africa. Secondo il più recente rapporto di UNAIDS, la riduzione dei finanziamenti internazionali ha causato importanti interruzioni nei servizi di prevenzione, diagnosi e trattamento.
Conseguenze concrete già visibili
Gli effetti concreti si fanno già sentire in diversi Paesi africani. Nel 2025, in aree come Johannesburg (Sudafrica), il ritiro degli aiuti ha causato un calo dell’8,5% dei test HIV, una diminuzione del 31% delle diagnosi e una riduzione del 30% delle nuove persone messe in terapia antiretrovirale (ART), rispetto al periodo precedente.
La chiusura o la limitazione dei servizi in molti Paesi significa che gli interventi di prevenzione — come PrEP, test, monitoraggio, consulenza, distribuzione di preservativi — sono largamente interrotti.
Verso una resilienza africana: uscire dalla dipendenza
Per evitare di tornare, come molti temono, alle cifre degli anni ’90, varie strade sono allo studio o già in corso. In alcuni Stati, le autorità stanno rivalutando le politiche sanitarie nazionali: integrazione dei trattamenti antiretrovirali nella copertura sanitaria pubblica, priorità ai gruppi più a rischio, rafforzamento delle iniziative comunitarie locali, anche se le risorse restano limitate.
In certi Paesi, nonostante la crisi, le interruzioni e i tagli, programmi di PrEP e di educazione proseguono, ora sostenuti dai governi nazionali o da ONG locali: un segnale che la resilienza esiste, anche in tempi di disimpegno internazionale.
Lenacapavir: una rivoluzione nella prevenzione dell’AIDS in Africa
Il lenacapavir è un antiretrovirale “a lunga durata”. A differenza dei trattamenti o delle profilassi tradizionali contro l’HIV, che richiedono assunzioni quotidiane, viene somministrato tramite iniezione due volte l’anno.
Negli studi clinici condotti, in particolare in Paesi come l’Eswatini, ha mostrato un’altissima efficacia nella prevenzione (PrEP): quasi il 100% nelle donne cisgender e oltre il 96% in popolazioni eterogenee.
Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il lenacapavir rappresenta oggi un’opzione raccomandata tra i mezzi di prevenzione dell’HIV, poiché offre un’alternativa realistica alla somministrazione quotidiana o alle iniezioni frequenti. È considerato una delle innovazioni più promettenti, spesso descritto come “il più vicino a un vaccino contro l’HIV che abbiamo”, perché unisce efficacia, semplicità d’uso e adattabilità a contesti difficili (accesso limitato, stigmatizzazione, scarso monitoraggio).
Il Regno di Eswatini è diventato il primo Paese africano a ricevere il lenacapavir, nonché il primo al mondo in cui un’iniezione preventiva contro l’HIV viene somministrata due volte all’anno. L’HIV rimane una delle principali sfide di salute pubblica in Eswatini: i dati ufficiali mostrano una prevalenza tra gli adulti superiore al 25%, mentre adolescenti e giovani donne continuano a essere il gruppo più esposto alle nuove infezioni.
La posizione della Chiesa in Eswatini
La Chiesa in Eswatini, tramite l’Eswatini Catholic Parliamentary Liaison Office (ECPLO), ha inviato una lettera lo scorso 19 novembre, esprimendo la propria posizione riguardo all’introduzione del lenacapavir e invitando le autorità statali e sanitarie a tenere conto delle questioni morali ed etiche.
«Mentre l’Eswatini adotta il lenacapavir, abbiamo preso coscienza di un momento di responsabilità condivisa tra il governo, le famiglie, la società civile e le comunità religiose.
La Chiesa cattolica è al fianco di tutti coloro che lavorano per proteggere la vita, ridurre le nuove infezioni e difendere la dignità di ogni persona.
Questo spirito di collaborazione riflette la visione di Gaudium et Spes, che invita tutti i settori a lavorare insieme per lo sviluppo integrale della persona umana.
La bioetica cattolica non si oppone ai progressi scientifici, ma insiste affinché questi strumenti siano integrati nell’educazione morale e in un comportamento responsabile».
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- Foto di James Wiseman su Unsplash
Il nostro inviato dall’Africa Rodrigue Bidubula sulla lotta all’AIDS in un momento cruciale per il continente
L’Africa di fronte a una svolta decisiva dopo il ritiro degli aiuti americani e l’introduzione del lenacapavir come prevenzione
Il primo dicembre scorso, è stata celebrata la Giornata Mondiale contro l’AIDS. E intanto in Africa sono stati sospesi i finanziamenti americani.
L’annuncio, all’inizio del 2025, della massiccia sospensione dei fondi del programma PEPFAR (e dell’agenzia USAID), pilastro storico della lotta globale contro l’HIV/AIDS, ha gettato un’ombra pesante sui risultati faticosamente raggiunti in Africa. Secondo il più recente rapporto di UNAIDS, la riduzione dei finanziamenti internazionali ha causato importanti interruzioni nei servizi di prevenzione, diagnosi e trattamento.
Conseguenze concrete già visibili
Gli effetti concreti si fanno già sentire in diversi Paesi africani. Nel 2025, in aree come Johannesburg (Sudafrica), il ritiro degli aiuti ha causato un calo dell’8,5% dei test HIV, una diminuzione del 31% delle diagnosi e una riduzione del 30% delle nuove persone messe in terapia antiretrovirale (ART), rispetto al periodo precedente.
La chiusura o la limitazione dei servizi in molti Paesi significa che gli interventi di prevenzione — come PrEP, test, monitoraggio, consulenza, distribuzione di preservativi — sono largamente interrotti.
Verso una resilienza africana: uscire dalla dipendenza
Per evitare di tornare, come molti temono, alle cifre degli anni ’90, varie strade sono allo studio o già in corso. In alcuni Stati, le autorità stanno rivalutando le politiche sanitarie nazionali: integrazione dei trattamenti antiretrovirali nella copertura sanitaria pubblica, priorità ai gruppi più a rischio, rafforzamento delle iniziative comunitarie locali, anche se le risorse restano limitate.
In certi Paesi, nonostante la crisi, le interruzioni e i tagli, programmi di PrEP e di educazione proseguono, ora sostenuti dai governi nazionali o da ONG locali: un segnale che la resilienza esiste, anche in tempi di disimpegno internazionale.
Lenacapavir: una rivoluzione nella prevenzione dell’AIDS in Africa
Il lenacapavir è un antiretrovirale “a lunga durata”. A differenza dei trattamenti o delle profilassi tradizionali contro l’HIV, che richiedono assunzioni quotidiane, viene somministrato tramite iniezione due volte l’anno.
Negli studi clinici condotti, in particolare in Paesi come l’Eswatini, ha mostrato un’altissima efficacia nella prevenzione (PrEP): quasi il 100% nelle donne cisgender e oltre il 96% in popolazioni eterogenee.
Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il lenacapavir rappresenta oggi un’opzione raccomandata tra i mezzi di prevenzione dell’HIV, poiché offre un’alternativa realistica alla somministrazione quotidiana o alle iniezioni frequenti. È considerato una delle innovazioni più promettenti, spesso descritto come “il più vicino a un vaccino contro l’HIV che abbiamo”, perché unisce efficacia, semplicità d’uso e adattabilità a contesti difficili (accesso limitato, stigmatizzazione, scarso monitoraggio).
Il Regno di Eswatini è diventato il primo Paese africano a ricevere il lenacapavir, nonché il primo al mondo in cui un’iniezione preventiva contro l’HIV viene somministrata due volte all’anno. L’HIV rimane una delle principali sfide di salute pubblica in Eswatini: i dati ufficiali mostrano una prevalenza tra gli adulti superiore al 25%, mentre adolescenti e giovani donne continuano a essere il gruppo più esposto alle nuove infezioni.
La posizione della Chiesa in Eswatini
La Chiesa in Eswatini, tramite l’Eswatini Catholic Parliamentary Liaison Office (ECPLO), ha inviato una lettera lo scorso 19 novembre, esprimendo la propria posizione riguardo all’introduzione del lenacapavir e invitando le autorità statali e sanitarie a tenere conto delle questioni morali ed etiche.
«Mentre l’Eswatini adotta il lenacapavir, abbiamo preso coscienza di un momento di responsabilità condivisa tra il governo, le famiglie, la società civile e le comunità religiose.
La Chiesa cattolica è al fianco di tutti coloro che lavorano per proteggere la vita, ridurre le nuove infezioni e difendere la dignità di ogni persona.
Questo spirito di collaborazione riflette la visione di Gaudium et Spes, che invita tutti i settori a lavorare insieme per lo sviluppo integrale della persona umana.
La bioetica cattolica non si oppone ai progressi scientifici, ma insiste affinché questi strumenti siano integrati nell’educazione morale e in un comportamento responsabile».
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- Foto di James Wiseman su Unsplash

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