Bambini in attesa di una vera Epifania

Foto di Sovannkiry Sim su Unsplash
Nel giorno in cui la luce si manifesta al mondo, milioni di bambini continuano ad attendere una stella che porti pace, diritti e misericordia
In ogni angolo del pianeta, milioni di bambini attendono ancora un’epifania che non arriva con doni d’oro, incenso e mirra, ma con pace, diritti e misericordia.
È un’attesa silenziosa, spesso invisibile, che attraversa campi profughi, periferie urbane, villaggi colpiti dalla guerra, dalla fame o dalle catastrofi ambientali.
Un’attesa che interpella la coscienza del mondo adulto.
Per molti di loro, l’infanzia è segnata dalla violenza dei conflitti armati, dal lavoro forzato, dalla mancanza di accesso all’istruzione e alle cure sanitarie.
In Ucraina, in Medio Oriente, in Africa subsahariana e in tante altre regioni dimenticate, i bambini crescono imparando troppo presto il linguaggio della paura. Eppure continuano a sperare, affidando a piccoli gesti quotidiani – un quaderno, un pallone, un sorriso – il sogno di una vita diversa.
L’Epifania, nella tradizione cristiana, è manifestazione di luce che si dona a tutti i popoli.
Oggi quella luce è chiamata a farsi riconoscere nei diritti fondamentali negati, nella protezione dei più fragili, nella misericordia che sa farsi scelta concreta.
Misericordia è garantire scuole sicure, corridoi umanitari, cibo e cure; è ascoltare la voce dei bambini e difendere la loro dignità, senza distinzione di origine o credo.
In molte parti del mondo, comunità locali, Chiese, associazioni e missionari lavorano perché questa epifania diventi realtà. Accanto ai più piccoli, costruiscono spazi di pace dove la parola “futuro” non sia solo una promessa. Ma non basta l’impegno di pochi: serve una responsabilità condivisa, capace di trasformare l’attesa in risposta.
Perché ogni bambino ha diritto a vedere brillare una stella sopra la propria vita. E finché anche uno solo resterà nell’ombra, l’epifania di pace, diritti e misericordia non potrà dirsi compiuta.
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- Foto di Sovannkiry Sim su Unsplash
Nel giorno in cui la luce si manifesta al mondo, milioni di bambini continuano ad attendere una stella che porti pace, diritti e misericordia
In ogni angolo del pianeta, milioni di bambini attendono ancora un’epifania che non arriva con doni d’oro, incenso e mirra, ma con pace, diritti e misericordia.
È un’attesa silenziosa, spesso invisibile, che attraversa campi profughi, periferie urbane, villaggi colpiti dalla guerra, dalla fame o dalle catastrofi ambientali.
Un’attesa che interpella la coscienza del mondo adulto.
Per molti di loro, l’infanzia è segnata dalla violenza dei conflitti armati, dal lavoro forzato, dalla mancanza di accesso all’istruzione e alle cure sanitarie.
In Ucraina, in Medio Oriente, in Africa subsahariana e in tante altre regioni dimenticate, i bambini crescono imparando troppo presto il linguaggio della paura. Eppure continuano a sperare, affidando a piccoli gesti quotidiani – un quaderno, un pallone, un sorriso – il sogno di una vita diversa.
L’Epifania, nella tradizione cristiana, è manifestazione di luce che si dona a tutti i popoli.
Oggi quella luce è chiamata a farsi riconoscere nei diritti fondamentali negati, nella protezione dei più fragili, nella misericordia che sa farsi scelta concreta.
Misericordia è garantire scuole sicure, corridoi umanitari, cibo e cure; è ascoltare la voce dei bambini e difendere la loro dignità, senza distinzione di origine o credo.
In molte parti del mondo, comunità locali, Chiese, associazioni e missionari lavorano perché questa epifania diventi realtà. Accanto ai più piccoli, costruiscono spazi di pace dove la parola “futuro” non sia solo una promessa. Ma non basta l’impegno di pochi: serve una responsabilità condivisa, capace di trasformare l’attesa in risposta.
Perché ogni bambino ha diritto a vedere brillare una stella sopra la propria vita. E finché anche uno solo resterà nell’ombra, l’epifania di pace, diritti e misericordia non potrà dirsi compiuta.
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- Foto di Sovannkiry Sim su Unsplash

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