Betlemme | Per l’Epifania, l’invito di padre Ielpo a “ripartire per un’altra strada”

Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
Ieri, 6 gennaio 2026, nella solennità dell’Epifania del Signore, a Betlemme si è celebrata una Messa speciale nella parrocchia latina di Santa Caterina, accanto alla Basilica della Natività, presieduta dal Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo
La celebrazione ha richiamato numerosi fedeli nella città della nascita di Gesù, mentre nello stesso giorno a Roma papa Leone XIV chiudeva la Porta Santa della Basilica di San Pietro, segnando la conclusione del Giubileo della Speranza 2025.
Secondo le parole riportate, padre Ielpo ha sottolineato il significato profondo di celebrare l’Epifania proprio a Betlemme, “luogo della promessa che si compie”.
In un’omelia ricca di riferimenti biblici, ha invitato i presenti a lasciarsi raggiungere dalla luce di Cristo, “manifestazione di Dio come luce per tutti i popoli”, e a non fermarsi alle tenebre del mondo ma a lasciarsi trasformare da quell’incontro con il Signore.
Dal Vangelo di Matteo, che narra l’arrivo dei Magi guidati dalla stella a Betlemme, padre Ielpo ha tratto un appello per la comunità: seguire come i Magi la stella della fede, sostare in adorazione e poi “ripartire per un’altra strada”, ovvero un percorso nuovo, rinnovato dall’incontro con Gesù, che cambia il cuore e la vita dei credenti.
Nel suo discorso, il Custode di Terra Santa ha anche evidenziato il contrasto tra luce e tenebre, accoglienza e rifiuto, gioia e paura, temi che attraversano la storia e si riflettono ancora nella realtà odierna, ma ha ricordato che le tenebre “non hanno l’ultima parola”: la luce di Cristo è sempre più forte e capace di trasformare e riaccendere speranza nei cuori.
La scelta di Betlemme per la celebrazione ha avuto un significato simbolico e spirituale profondo: qui, dove la luce si è fatta carne, i fedeli sono stati invitati a lasciarsi illuminare per tornare alle proprie comunità con un cammino di fede più autentico e rinnovato — un invito che riprende il tema evangelico del ritorno dei Magi “per un’altra strada”.
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Ieri, 6 gennaio 2026, nella solennità dell’Epifania del Signore, a Betlemme si è celebrata una Messa speciale nella parrocchia latina di Santa Caterina, accanto alla Basilica della Natività, presieduta dal Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo
La celebrazione ha richiamato numerosi fedeli nella città della nascita di Gesù, mentre nello stesso giorno a Roma papa Leone XIV chiudeva la Porta Santa della Basilica di San Pietro, segnando la conclusione del Giubileo della Speranza 2025.
Secondo le parole riportate, padre Ielpo ha sottolineato il significato profondo di celebrare l’Epifania proprio a Betlemme, “luogo della promessa che si compie”.
In un’omelia ricca di riferimenti biblici, ha invitato i presenti a lasciarsi raggiungere dalla luce di Cristo, “manifestazione di Dio come luce per tutti i popoli”, e a non fermarsi alle tenebre del mondo ma a lasciarsi trasformare da quell’incontro con il Signore.
Dal Vangelo di Matteo, che narra l’arrivo dei Magi guidati dalla stella a Betlemme, padre Ielpo ha tratto un appello per la comunità: seguire come i Magi la stella della fede, sostare in adorazione e poi “ripartire per un’altra strada”, ovvero un percorso nuovo, rinnovato dall’incontro con Gesù, che cambia il cuore e la vita dei credenti.
Nel suo discorso, il Custode di Terra Santa ha anche evidenziato il contrasto tra luce e tenebre, accoglienza e rifiuto, gioia e paura, temi che attraversano la storia e si riflettono ancora nella realtà odierna, ma ha ricordato che le tenebre “non hanno l’ultima parola”: la luce di Cristo è sempre più forte e capace di trasformare e riaccendere speranza nei cuori.
La scelta di Betlemme per la celebrazione ha avuto un significato simbolico e spirituale profondo: qui, dove la luce si è fatta carne, i fedeli sono stati invitati a lasciarsi illuminare per tornare alle proprie comunità con un cammino di fede più autentico e rinnovato — un invito che riprende il tema evangelico del ritorno dei Magi “per un’altra strada”.
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