Costa d’Avorio | Un Natale con il volto di Stephanie

il: 

25 Dicembre 2025

di: 

Stephanie-Costadavorio_opere-misericordia
Stephanie-Costadavorio_opere-misericordia

Dalla diocesi di Abengourou, in Costa d’Avorio, don Marco Giudici, fidei donum della diocesi di Bergamo

(di don Marco Giudici)

Di sicuro, l’immagine più viva di questo Natale ha il volto di Stephanie. Forse ne ho già parlato, forse la sua storia è già entrata, in punta di piedi, nei vostri pensieri. Stephanie è una giovane mamma. È cieca. E troppo spesso è sola. Non perché lei non voglia chiedere aiuto, ma perché la sua famiglia non può – o non vuole – offrirglielo: d’altronde, in una mentalità che spesso considera la disabilità un limite insormontabile, chi investirebbe davvero in una ragazza cieca?

Dentro di lei cresce un bambino, il secondo. E davanti a lei, come un sentiero polveroso intravisto all’alba, si intuiscono tutte le difficoltà che l’attendono.
Il papà del piccolo che porta nel grembo è Zacharie: un ragazzo buono, segnato da una paresi a una gamba, proveniente anche lui da una famiglia fragile – una mamma anziana, una sorella spesso lontana per lavoro. Due giovani vulnerabili, due storie che si intrecciano, due forze che si sostengono come possono.

Qualcuno aveva suggerito a Stephanie di fermarsi, di interrompere quella gravidanza che “le avrebbe solo complicato la vita”. Un figlio è già difficile, due sembrano impossibili – così si diceva.

Ma Stephanie, nel silenzio di un cuore che vede più degli occhi, ha scelto un’altra via. Ha scelto l’amore: per il figlio che cresce in lei, e per il ragazzo che, pur con le sue fragilità, è il padre dei suoi bambini. Ha detto sì alla vita, senza sapere come farà né dove troverà le forze. Ha detto sì all’amore, con la sola certezza che l’Amore – quello vero – non tradisce mai.

E forse questo è il Natale: non un sentimento dolce o un presepe perfetto, ma una giovane donna che, in mezzo a un mondo povero e complicato, sceglie la vita. Sceglie di credere che anche un cammino difficile può diventare benedizione. Sceglie di fidarsi che Dio sta nei margini, nelle periferie dell’esistenza, nelle storie che non fanno rumore.

È lì, nelle vite ferite e coraggiose, che Dio continua a farsi trovare: non nei luoghi perfetti, ma dove la vita sembra più fragile e più vera.

Il Natale arriva così: come un bambino che nasce in una grotta. Come un sì fragile e coraggioso insieme, pronunciato da chi non ha garanzie. Come Stephanie che, senza vedere, indica agli altri la direzione della speranza.

Auguro a ciascuno un Natale così: un Natale che ci renda capaci di un amore che non osserva da lontano, ma che si avvicina, che accompagna, che sostiene. Un amore che apre strade dove sembravano esserci solo muri. Che la luce che nasce nelle periferie illumini anche il nostro cuore.

Immagine

  • Foto di don Marco Giudici

Dalla diocesi di Abengourou, in Costa d’Avorio, don Marco Giudici, fidei donum della diocesi di Bergamo

(di don Marco Giudici)

Di sicuro, l’immagine più viva di questo Natale ha il volto di Stephanie. Forse ne ho già parlato, forse la sua storia è già entrata, in punta di piedi, nei vostri pensieri. Stephanie è una giovane mamma. È cieca. E troppo spesso è sola. Non perché lei non voglia chiedere aiuto, ma perché la sua famiglia non può – o non vuole – offrirglielo: d’altronde, in una mentalità che spesso considera la disabilità un limite insormontabile, chi investirebbe davvero in una ragazza cieca?

Dentro di lei cresce un bambino, il secondo. E davanti a lei, come un sentiero polveroso intravisto all’alba, si intuiscono tutte le difficoltà che l’attendono.
Il papà del piccolo che porta nel grembo è Zacharie: un ragazzo buono, segnato da una paresi a una gamba, proveniente anche lui da una famiglia fragile – una mamma anziana, una sorella spesso lontana per lavoro. Due giovani vulnerabili, due storie che si intrecciano, due forze che si sostengono come possono.

Qualcuno aveva suggerito a Stephanie di fermarsi, di interrompere quella gravidanza che “le avrebbe solo complicato la vita”. Un figlio è già difficile, due sembrano impossibili – così si diceva.

Ma Stephanie, nel silenzio di un cuore che vede più degli occhi, ha scelto un’altra via. Ha scelto l’amore: per il figlio che cresce in lei, e per il ragazzo che, pur con le sue fragilità, è il padre dei suoi bambini. Ha detto sì alla vita, senza sapere come farà né dove troverà le forze. Ha detto sì all’amore, con la sola certezza che l’Amore – quello vero – non tradisce mai.

E forse questo è il Natale: non un sentimento dolce o un presepe perfetto, ma una giovane donna che, in mezzo a un mondo povero e complicato, sceglie la vita. Sceglie di credere che anche un cammino difficile può diventare benedizione. Sceglie di fidarsi che Dio sta nei margini, nelle periferie dell’esistenza, nelle storie che non fanno rumore.

È lì, nelle vite ferite e coraggiose, che Dio continua a farsi trovare: non nei luoghi perfetti, ma dove la vita sembra più fragile e più vera.

Il Natale arriva così: come un bambino che nasce in una grotta. Come un sì fragile e coraggioso insieme, pronunciato da chi non ha garanzie. Come Stephanie che, senza vedere, indica agli altri la direzione della speranza.

Auguro a ciascuno un Natale così: un Natale che ci renda capaci di un amore che non osserva da lontano, ma che si avvicina, che accompagna, che sostiene. Un amore che apre strade dove sembravano esserci solo muri. Che la luce che nasce nelle periferie illumini anche il nostro cuore.

Immagine

  • Foto di don Marco Giudici
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