Gaza | Manca tutto, a partire dalle prime opere di misericordia

il: 

24 Luglio 2025

di: 

fame-Gaza
fame-Gaza

Fonte: Vatican News

Il Vicario della Custodia di Terra Santa Ibrahim Faltas, su Vatican News, denuncia la situazione a Gaza: ingiusto morire di fame e di sete

“Morire di fame e di sete è ingiusto e ingiustificabile”, è quanto ha denunciato Ibrahim Faltas, Vicario della Custodia di Terra Santa, al giornale della Chiesa Cattolica.

Da mesi, nella Striscia di Gaza, non entrano cibo e farmaci, mentre manca l’elettricità e continuano i bombardamenti. Ai numerosi morti, si aggiungono le urla di dolore di chi sta soffrendo la fame e la sete.

“È questo lo scandalo più grande, l’incancellabile vergogna di un mondo che ha messo, nella scala dei valori, al primo posto gli interessi economici e l’avidità di potere e all’ultimo posto il rispetto della vita e la negazione dei diritti umani”.

La situazione è ormai definita «insostenibile»: la Caritas di Gerusalemme parla di un crollo umanitario senza precedenti, con 1,3 milioni di persone prive di ripari adeguati e affamate a causa del blocco dei rifornimenti fondamentali. Domenica scorsa, infatti, la gente, seppur molto provata, è scesa in strada per una grande manifestazione di protesta.

Anche il Papa continua a lanciare appelli alla pace, perché finisca questa barbarie e si recuperi l’umanità che sembra perduta. La sua attenzione è sempre stata alta, sin dalla sua prima prima udienza generale del mercoledì in Piazza San Pietro, il 21 maggio scorso:

“È sempre più preoccupante e dolorosa la situazione nella Striscia di Gaza.
Rinnovo il mio appello accorato a consentire l’ingresso di dignitosi aiuti umanitari e porre fine alle ostilità, il cui prezzo straziante è pagato dai bambini, dagli anziani e dalle persone malate”.

Questa crisi non è solo una questione politica, ma una chiamata alla coscienza di ognuno: il cibo è un diritto, non un privilegio – e aprire un varco alla speranza significa anche mettere un piatto caldo sulle tavole di chi soffre.

L’appello di spazio + spadoni alle opere di misericordia

Gaza muore di fame. Non si tratta solo di penuria alimentare: è fame di giustizia, fame di dignità, fame di vita. Più di un milione di persone sono oggi prigioniere di un assedio che le priva del necessario: acqua, cure, casa, cibo. Tra loro, migliaia di bambini.

Noi di spazio + spadoni, impegnati nella promozione delle opere di misericordia, non possiamo restare in silenzio.

Tutti gli uomini e le donne di buona volontà, compresa la comunità cristiana, hanno un dovere preciso: dare da mangiare agli affamati. Non si tratta solo di un gesto caritatevole, ma di una risposta radicale al Vangelo. Un’opera di misericordia che diventa atto politico, sociale e profetico. Non possiamo permettere che il cibo diventi arma di guerra. Non possiamo accettare che le logiche del potere riducano l’essere umano a danno collaterale. Nessuna causa giustifica la fame imposta. Nessuna guerra può autorizzare la distruzione dei più vulnerabili.

Come ci ricorda il Vangelo: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare” (Mt 25,35). Oggi, quel Cristo affamato ha il volto dei bambini di Gaza, delle madri senza latte, dei padri che rovistano sotto le macerie in cerca di un tozzo di pane.

Non possiamo guardare altrove.

Fonte e immagine

Il Vicario della Custodia di Terra Santa Ibrahim Faltas, su Vatican News, denuncia la situazione a Gaza: ingiusto morire di fame e di sete

“Morire di fame e di sete è ingiusto e ingiustificabile”, è quanto ha denunciato Ibrahim Faltas, Vicario della Custodia di Terra Santa, al giornale della Chiesa Cattolica.

Da mesi, nella Striscia di Gaza, non entrano cibo e farmaci, mentre manca l’elettricità e continuano i bombardamenti. Ai numerosi morti, si aggiungono le urla di dolore di chi sta soffrendo la fame e la sete.

“È questo lo scandalo più grande, l’incancellabile vergogna di un mondo che ha messo, nella scala dei valori, al primo posto gli interessi economici e l’avidità di potere e all’ultimo posto il rispetto della vita e la negazione dei diritti umani”.

La situazione è ormai definita «insostenibile»: la Caritas di Gerusalemme parla di un crollo umanitario senza precedenti, con 1,3 milioni di persone prive di ripari adeguati e affamate a causa del blocco dei rifornimenti fondamentali. Domenica scorsa, infatti, la gente, seppur molto provata, è scesa in strada per una grande manifestazione di protesta.

Anche il Papa continua a lanciare appelli alla pace, perché finisca questa barbarie e si recuperi l’umanità che sembra perduta. La sua attenzione è sempre stata alta, sin dalla sua prima prima udienza generale del mercoledì in Piazza San Pietro, il 21 maggio scorso:

“È sempre più preoccupante e dolorosa la situazione nella Striscia di Gaza.
Rinnovo il mio appello accorato a consentire l’ingresso di dignitosi aiuti umanitari e porre fine alle ostilità, il cui prezzo straziante è pagato dai bambini, dagli anziani e dalle persone malate”.

Questa crisi non è solo una questione politica, ma una chiamata alla coscienza di ognuno: il cibo è un diritto, non un privilegio – e aprire un varco alla speranza significa anche mettere un piatto caldo sulle tavole di chi soffre.

L’appello di spazio + spadoni alle opere di misericordia

Gaza muore di fame. Non si tratta solo di penuria alimentare: è fame di giustizia, fame di dignità, fame di vita. Più di un milione di persone sono oggi prigioniere di un assedio che le priva del necessario: acqua, cure, casa, cibo. Tra loro, migliaia di bambini.

Noi di spazio + spadoni, impegnati nella promozione delle opere di misericordia, non possiamo restare in silenzio.

Tutti gli uomini e le donne di buona volontà, compresa la comunità cristiana, hanno un dovere preciso: dare da mangiare agli affamati. Non si tratta solo di un gesto caritatevole, ma di una risposta radicale al Vangelo. Un’opera di misericordia che diventa atto politico, sociale e profetico. Non possiamo permettere che il cibo diventi arma di guerra. Non possiamo accettare che le logiche del potere riducano l’essere umano a danno collaterale. Nessuna causa giustifica la fame imposta. Nessuna guerra può autorizzare la distruzione dei più vulnerabili.

Come ci ricorda il Vangelo: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare” (Mt 25,35). Oggi, quel Cristo affamato ha il volto dei bambini di Gaza, delle madri senza latte, dei padri che rovistano sotto le macerie in cerca di un tozzo di pane.

Non possiamo guardare altrove.

Fonte e immagine

fame-Gaza
fame-Gaza

Fonte: Vatican News

CONDIVIDI