RdC | Goma un anno dopo: una città ferita

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4 Febbraio 2026

di: 

speranza
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Foto di Nick Fewings su Unsplash

Nella Repubblica democratica del Congo, Goma è il simbolo delle ferite di chi subisce la guerra e le ingiustizie

1. Un’economia di guerra di cui è vittima la popolazione

Congo-Goma-militariUn anno dopo la caduta di Goma nelle mani del movimento ribelle M23, la capitale del Nord Kivu resta una città ferita, stretta tra un’amministrazione parallela imposta con la forza, un’economia di guerra fondata sullo sfruttamento dei minerali e una popolazione sottoposta a una repressione sistematica.

L’M23 ha instaurato una governance di fatto attraverso tasse illegali, il controllo degli assi strategici, una gestione coercitiva dei mercati e degli spostamenti della popolazione.

I minerali come coltan, oro e cassiterite alimentano questa economia di guerra, finanziando lo sforzo militare e attirando reti transnazionali dove si intrecciano interessi criminali, economici e politici.

La popolazione civile ne subisce le conseguenze.

2. La via del dialogo e il ruolo profetico delle Chiese per la pace

In questo contesto si inserisce l’iniziativa che promuove un dialogo intercongolese come possibile via d’uscita. Un’opzione sempre più credibile, poiché accanto alle dinamiche regionali esistono fragilità interne che solo i congolesi possono affrontare.

In questo cammino, la Chiesa cattolica attraverso la CENCO, insieme alla Chiesa di Cristo in Congo, svolge un ruolo profetico, cercando fin dall’inizio di favorire un confronto inclusivo. Alcuni segnali indicano che un dialogo potrebbe tenersi nei prossimi mesi a Luanda o a Lomé.

Per le Chiese non si tratta solo di politica, ma di un percorso di conversione collettiva, capace di restituire dignità alle vittime e costruire una pace fondata su giustizia e verità.

Un anno dopo, Goma continua ad attendere, ma la speranza resta viva nella fede di un popolo che crede ancora nella forza della riconciliazione.

Immagine

Nella Repubblica democratica del Congo, Goma è il simbolo delle ferite di chi subisce la guerra e le ingiustizie

1. Un’economia di guerra di cui è vittima la popolazione

Congo-Goma-militariUn anno dopo la caduta di Goma nelle mani del movimento ribelle M23, la capitale del Nord Kivu resta una città ferita, stretta tra un’amministrazione parallela imposta con la forza, un’economia di guerra fondata sullo sfruttamento dei minerali e una popolazione sottoposta a una repressione sistematica.

L’M23 ha instaurato una governance di fatto attraverso tasse illegali, il controllo degli assi strategici, una gestione coercitiva dei mercati e degli spostamenti della popolazione.

I minerali come coltan, oro e cassiterite alimentano questa economia di guerra, finanziando lo sforzo militare e attirando reti transnazionali dove si intrecciano interessi criminali, economici e politici.

La popolazione civile ne subisce le conseguenze.

2. La via del dialogo e il ruolo profetico delle Chiese per la pace

In questo contesto si inserisce l’iniziativa che promuove un dialogo intercongolese come possibile via d’uscita. Un’opzione sempre più credibile, poiché accanto alle dinamiche regionali esistono fragilità interne che solo i congolesi possono affrontare.

In questo cammino, la Chiesa cattolica attraverso la CENCO, insieme alla Chiesa di Cristo in Congo, svolge un ruolo profetico, cercando fin dall’inizio di favorire un confronto inclusivo. Alcuni segnali indicano che un dialogo potrebbe tenersi nei prossimi mesi a Luanda o a Lomé.

Per le Chiese non si tratta solo di politica, ma di un percorso di conversione collettiva, capace di restituire dignità alle vittime e costruire una pace fondata su giustizia e verità.

Un anno dopo, Goma continua ad attendere, ma la speranza resta viva nella fede di un popolo che crede ancora nella forza della riconciliazione.

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