Libano | Il tempo fragile della speranza

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10 Aprile 2026

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Fonte: Vatican News

Le due settimane di tregua tra Usa e Iran non risparmiano il Libano, colpito violentemente da Israele. Preghiamo per i vivi e per i morti

  1. Una nuova giornata di guerra
  2. Beirut ferita e il dramma dei civili
  3. La spirale della violenza senza tregua
  4. Pregare e agire per la pace

1. Una nuova giornata di guerra

Il 9 aprile, il Libano si è risvegliato ancora sotto il rumore delle esplosioni. Dopo i massicci bombardamenti iniziati l’8 aprile, gli attacchi aerei israeliani sono proseguiti colpendo diverse aree del Paese, dalla capitale Beirut al sud e alla valle della Beqaa. L’offensiva è stata descritta come una delle più intense dall’inizio del conflitto, con raid coordinati contro decine di obiettivi ritenuti legati a Hezbollah.

Secondo il Ministero della Sanità libanese, il bilancio è salito rapidamente oltre i 200 morti e più di mille feriti, mentre i soccorritori continuavano a scavare tra le macerie alla ricerca di superstiti.

2. Beirut ferita e il dramma dei civili

Le immagini provenienti dalla capitale raccontano una città stremata: edifici residenziali distrutti, ospedali sovraccarichi, famiglie costrette a fuggire senza sapere dove rifugiarsi. Interi quartieri sono stati colpiti e molte vittime risultano civili, tra cui donne e bambini.

Testimoni parlano di panico nelle strade e di una popolazione ormai abituata alla paura ma non alla rassegnazione. La Croce Rossa libanese ha segnalato numerose persone intrappolate sotto le macerie e un sistema sanitario vicino al collasso.

3. La spirale della violenza senza tregua

Gli attacchi arrivano in un momento già delicatissimo per la regione. Poche ore dopo un fragile cessate il fuoco legato alla crisi con l’Iran, il Libano è tornato ad essere campo di battaglia. Israele ha dichiarato di voler continuare a colpire le infrastrutture militari di Hezbollah, mentre il movimento sciita ha risposto con lanci di missili verso il nord di Israele, alimentando una nuova escalation.

La comunità internazionale ha espresso forte preoccupazione: ONU ed Unione Europea hanno chiesto un immediato cessate il fuoco, temendo che la guerra possa estendersi ulteriormente e far crollare ogni tentativo diplomatico.

4. Pregare e agire per la pace

Davanti a città distrutte e vite spezzate, il Libano diventa ancora una volta simbolo della sofferenza dei popoli intrappolati nei conflitti. Le bombe non colpiscono solo obiettivi militari: feriscono famiglie, futuro e speranza.

In giornate come questa emerge con forza il bisogno di gesti concreti di misericordia: soccorrere i feriti, accogliere gli sfollati, pregare per i vivi e per i morti, costruire spazi di dialogo dove la guerra pretende silenzio.

Come ha dichiarato a Vatican News il nunzio apostolico in Libano, mons. Paolo Borgia, “c’è tanta sofferenza nella zona di Beirut con tutti gli sfollati, soprattutto gli sciiti che vivono una situazione molto difficile. Anche molti cristiani sono sfollati nella zona di Beirut o comunque verso il nord del Paese. Certamente è difficile perché lasciano tutto e c’è un grosso problema anche economico, perché le attività vengono meno se si abbandonano tutti i villaggi della zona sud. La gente che io incontro nei villaggi del sud che ha potuto rimanere, ha un attaccamento molto forte alla terra, alla propria regione che la spinge comunque a resistere e restare. Però c’è tanto disagio e tanta incertezza per il futuro e pure una forma di solitudine per l’isolamento che vivono. Non si possono spostare! Si sentono quindi di portare un fardello e di portarlo da soli. Per questo noi andiamo e li visitiamo perché devono sentire la presenza della Chiesa universale e libanese”

Senza riconciliazione e senza coraggio spirituale, quindi, la pace resta fragile.

Per questo, oggi più che mai, il mondo è chiamato a scegliere la via della preghiera, dell’ascolto e della solidarietà, perché anche tra le macerie possa rinascere la speranza.

Fonte e immagine

Le due settimane di tregua tra Usa e Iran non risparmiano il Libano, colpito violentemente da Israele. Preghiamo per i vivi e per i morti

  1. Una nuova giornata di guerra
  2. Beirut ferita e il dramma dei civili
  3. La spirale della violenza senza tregua
  4. Pregare e agire per la pace

1. Una nuova giornata di guerra

Il 9 aprile, il Libano si è risvegliato ancora sotto il rumore delle esplosioni. Dopo i massicci bombardamenti iniziati l’8 aprile, gli attacchi aerei israeliani sono proseguiti colpendo diverse aree del Paese, dalla capitale Beirut al sud e alla valle della Beqaa. L’offensiva è stata descritta come una delle più intense dall’inizio del conflitto, con raid coordinati contro decine di obiettivi ritenuti legati a Hezbollah.

Secondo il Ministero della Sanità libanese, il bilancio è salito rapidamente oltre i 200 morti e più di mille feriti, mentre i soccorritori continuavano a scavare tra le macerie alla ricerca di superstiti.

2. Beirut ferita e il dramma dei civili

Le immagini provenienti dalla capitale raccontano una città stremata: edifici residenziali distrutti, ospedali sovraccarichi, famiglie costrette a fuggire senza sapere dove rifugiarsi. Interi quartieri sono stati colpiti e molte vittime risultano civili, tra cui donne e bambini.

Testimoni parlano di panico nelle strade e di una popolazione ormai abituata alla paura ma non alla rassegnazione. La Croce Rossa libanese ha segnalato numerose persone intrappolate sotto le macerie e un sistema sanitario vicino al collasso.

3. La spirale della violenza senza tregua

Gli attacchi arrivano in un momento già delicatissimo per la regione. Poche ore dopo un fragile cessate il fuoco legato alla crisi con l’Iran, il Libano è tornato ad essere campo di battaglia. Israele ha dichiarato di voler continuare a colpire le infrastrutture militari di Hezbollah, mentre il movimento sciita ha risposto con lanci di missili verso il nord di Israele, alimentando una nuova escalation.

La comunità internazionale ha espresso forte preoccupazione: ONU ed Unione Europea hanno chiesto un immediato cessate il fuoco, temendo che la guerra possa estendersi ulteriormente e far crollare ogni tentativo diplomatico.

4. Pregare e agire per la pace

Davanti a città distrutte e vite spezzate, il Libano diventa ancora una volta simbolo della sofferenza dei popoli intrappolati nei conflitti. Le bombe non colpiscono solo obiettivi militari: feriscono famiglie, futuro e speranza.

In giornate come questa emerge con forza il bisogno di gesti concreti di misericordia: soccorrere i feriti, accogliere gli sfollati, pregare per i vivi e per i morti, costruire spazi di dialogo dove la guerra pretende silenzio.

Come ha dichiarato a Vatican News il nunzio apostolico in Libano, mons. Paolo Borgia, “c’è tanta sofferenza nella zona di Beirut con tutti gli sfollati, soprattutto gli sciiti che vivono una situazione molto difficile. Anche molti cristiani sono sfollati nella zona di Beirut o comunque verso il nord del Paese. Certamente è difficile perché lasciano tutto e c’è un grosso problema anche economico, perché le attività vengono meno se si abbandonano tutti i villaggi della zona sud. La gente che io incontro nei villaggi del sud che ha potuto rimanere, ha un attaccamento molto forte alla terra, alla propria regione che la spinge comunque a resistere e restare. Però c’è tanto disagio e tanta incertezza per il futuro e pure una forma di solitudine per l’isolamento che vivono. Non si possono spostare! Si sentono quindi di portare un fardello e di portarlo da soli. Per questo noi andiamo e li visitiamo perché devono sentire la presenza della Chiesa universale e libanese”

Senza riconciliazione e senza coraggio spirituale, quindi, la pace resta fragile.

Per questo, oggi più che mai, il mondo è chiamato a scegliere la via della preghiera, dell’ascolto e della solidarietà, perché anche tra le macerie possa rinascere la speranza.

Fonte e immagine

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Fonte: Vatican News

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