Nigeria | La fede che diventa atto di coraggio

Foto di Gracious Adebayo su Unsplash
Sono trascorsi 10 giorni dal rapimento di oltre 160 persone rapite durante la messa domenicale a Nord del Paese
Una nuova tragedia ha profondamente scosso le comunità cristiane in Nigeria domenica 18 gennaio 2026. Bande armate hanno attaccato diverse chiese, durante il culto domenicale, nel villaggio isolato di Kurmin Wali, nello Stato di Kaduna, nel nord del Paese.
Almeno 160 fedeli cristiani sono stati rapiti nel corso di questi attacchi, mentre altri parrocchiani sono riusciti a fuggire o sono stati rilasciati dai loro rapitori.
I fedeli si erano riuniti come ogni settimana per celebrare l’Eucaristia e partecipare ai culti domenicali nei loro luoghi di preghiera. Tra questi vi erano una parrocchia cattolica, una chiesa evangelica ECWA (Evangelical Church Winning All) e una comunità del movimento Cherubini e Serafini. Mentre iniziavano le prime preghiere, uomini pesantemente armati hanno circondato e invaso le chiese, bloccando le uscite e costringendo i fedeli a lasciare gli edifici sotto la minaccia delle armi.
Secondo le testimonianze raccolte dalle autorità religiose e da fonti locali, gli assalitori hanno chiuso gli ingressi, ordinato ai fedeli di uscire e poi li hanno costretti a camminare verso le zone boschive vicine. Alcuni sono riusciti a fuggire o a tornare dopo poco tempo, ma la maggior parte rimane nelle mani dei rapitori, in condizioni ancora sconosciute.
Le cifre variano leggermente a seconda delle fonti: alcune parlano di 172 persone inizialmente portate via, nove delle quali sarebbero riuscite a scappare, lasciando circa 163 ostaggi ancora detenuti. Altre menzionano fino a 168 persone scomparse dopo la sparatoria e i rapimenti.
Le autorità dello Stato di Kaduna hanno inizialmente contestato l’entità dei fatti, con alcuni responsabili della sicurezza che affermavano di non aver trovato prove sufficienti degli attacchi contro tutte le chiese citate. Questo scarto tra i racconti degli abitanti e le dichiarazioni ufficiali mette in luce la profonda crisi della sicurezza che colpisce le regioni rurali della Nigeria.
Questo nuovo episodio si inserisce in una tragica serie di attacchi contro le comunità cristiane nel Paese più popoloso dell’Africa. Da diversi anni, gruppi armati – talvolta legati a milizie locali o a movimenti islamisti estremisti – moltiplicano i rapimenti di massa, la distruzione delle chiese e le aggressioni ai fedeli, sia nei luoghi di culto sia nelle scuole o nelle abitazioni dei cristiani.
Per i missionari presenti sul territorio, questa situazione richiede un appello alla solidarietà internazionale e a una preghiera incessante per la pace e la libertà religiosa. Il fenomeno ha attirato anche l’attenzione delle organizzazioni internazionali, che sottolineano l’urgenza di garantire la sicurezza delle popolazioni civili, in particolare dei credenti che, con la sola partecipazione alla messa domenicale, diventano bersagli.
Mentre le famiglie dei rapiti vivono nell’angoscia e le comunità cristiane moltiplicano le veglie di preghiera, la Chiesa cattolica e le altre confessioni cristiane – nel contesto della Settimana per l’unità dei cristiani – lanciano un appello alla pace, alla giustizia e al rispetto della dignità umana.
Questo massacro silenzioso nel cuore delle celebrazioni domenicali ricorda tragicamente che, per molti cristiani in Nigeria, praticare la fede resta un atto di coraggio e un impegno missionario per far trionfare la luce in mezzo alle tenebre.
Immagine
- Foto di Gracious Adebayo su Unsplash
Sono trascorsi 10 giorni dal rapimento di oltre 160 persone rapite durante la messa domenicale a Nord del Paese
Una nuova tragedia ha profondamente scosso le comunità cristiane in Nigeria domenica 18 gennaio 2026. Bande armate hanno attaccato diverse chiese, durante il culto domenicale, nel villaggio isolato di Kurmin Wali, nello Stato di Kaduna, nel nord del Paese.
Almeno 160 fedeli cristiani sono stati rapiti nel corso di questi attacchi, mentre altri parrocchiani sono riusciti a fuggire o sono stati rilasciati dai loro rapitori.
I fedeli si erano riuniti come ogni settimana per celebrare l’Eucaristia e partecipare ai culti domenicali nei loro luoghi di preghiera. Tra questi vi erano una parrocchia cattolica, una chiesa evangelica ECWA (Evangelical Church Winning All) e una comunità del movimento Cherubini e Serafini. Mentre iniziavano le prime preghiere, uomini pesantemente armati hanno circondato e invaso le chiese, bloccando le uscite e costringendo i fedeli a lasciare gli edifici sotto la minaccia delle armi.
Secondo le testimonianze raccolte dalle autorità religiose e da fonti locali, gli assalitori hanno chiuso gli ingressi, ordinato ai fedeli di uscire e poi li hanno costretti a camminare verso le zone boschive vicine. Alcuni sono riusciti a fuggire o a tornare dopo poco tempo, ma la maggior parte rimane nelle mani dei rapitori, in condizioni ancora sconosciute.
Le cifre variano leggermente a seconda delle fonti: alcune parlano di 172 persone inizialmente portate via, nove delle quali sarebbero riuscite a scappare, lasciando circa 163 ostaggi ancora detenuti. Altre menzionano fino a 168 persone scomparse dopo la sparatoria e i rapimenti.
Le autorità dello Stato di Kaduna hanno inizialmente contestato l’entità dei fatti, con alcuni responsabili della sicurezza che affermavano di non aver trovato prove sufficienti degli attacchi contro tutte le chiese citate. Questo scarto tra i racconti degli abitanti e le dichiarazioni ufficiali mette in luce la profonda crisi della sicurezza che colpisce le regioni rurali della Nigeria.
Questo nuovo episodio si inserisce in una tragica serie di attacchi contro le comunità cristiane nel Paese più popoloso dell’Africa. Da diversi anni, gruppi armati – talvolta legati a milizie locali o a movimenti islamisti estremisti – moltiplicano i rapimenti di massa, la distruzione delle chiese e le aggressioni ai fedeli, sia nei luoghi di culto sia nelle scuole o nelle abitazioni dei cristiani.
Per i missionari presenti sul territorio, questa situazione richiede un appello alla solidarietà internazionale e a una preghiera incessante per la pace e la libertà religiosa. Il fenomeno ha attirato anche l’attenzione delle organizzazioni internazionali, che sottolineano l’urgenza di garantire la sicurezza delle popolazioni civili, in particolare dei credenti che, con la sola partecipazione alla messa domenicale, diventano bersagli.
Mentre le famiglie dei rapiti vivono nell’angoscia e le comunità cristiane moltiplicano le veglie di preghiera, la Chiesa cattolica e le altre confessioni cristiane – nel contesto della Settimana per l’unità dei cristiani – lanciano un appello alla pace, alla giustizia e al rispetto della dignità umana.
Questo massacro silenzioso nel cuore delle celebrazioni domenicali ricorda tragicamente che, per molti cristiani in Nigeria, praticare la fede resta un atto di coraggio e un impegno missionario per far trionfare la luce in mezzo alle tenebre.
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- Foto di Gracious Adebayo su Unsplash

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