Nigeria, un Paese messo a dura prova dai rapimenti

La "St. Mary’s School"
Dal rapimento delle 276 ragazze di Chibok nel 2014 a quello nella scuola cattolica “St. Mary’s School” di novembre
Sono scesi dai pullman bianchi come se tornassero da un altro mondo. Volti segnati, sguardi vuoti, qualche timido sorriso strappato alla paura: i centotrenta studenti rapiti in Nigeria.
Un Paese che si abitua all’insopportabile
C’è qualcosa di terribile, quasi indecente, nella progressiva normalizzazione di questi rapimenti in Nigeria. Il Paese convive da anni con questo flagello, come con un male incurabile che si cerca di gestire invece di estirpare. Solo nel mese di novembre, oltre 400 persone sono state rapite: scolari, agricoltori, sacerdoti, fedeli in preghiera…
Ci si sorprende di non sorprendersi più. Ed è proprio qui che il pericolo diventa una vergogna collettiva.
Il presidente Tinubu ha decretato lo stato di emergenza per la sicurezza nazionale, ordinando il rafforzamento immediato delle forze militari e di polizia. La Nigeria, Paese di 230 milioni di abitanti, affronta contemporaneamente un’insurrezione jihadista nel nord-est e una criminalità armata in crescita nel centro e nel nord-ovest.
Preghiere che salgono e speranza che resta in piedi
La Chiesa, in questo dramma, non ha smesso neppure un giorno di pregare, implorare, digiunare. Un’opera di misericordia divenuta forza collettiva in questo tempo di prova. Nelle cappelle, nelle case, sui social network, ovunque i fedeli hanno invocato la liberazione e il ritorno sani e salvi degli studenti rapiti. Le famiglie hanno vegliato come si veglia per gli assenti, per i morti; le chiese hanno supplicato Dio; molti hanno mantenuto la speranza, restando in piedi.
Il governo ha pagato un riscatto?
Come spesso accade in situazioni simili in Nigeria, il governo non ha fornito alcun dettaglio sulle condizioni che hanno permesso la liberazione degli studenti. Le autorità hanno evitato ogni domanda su un’eventuale richiesta o pagamento di riscatto. Anche il presidente Tinubu ha insistito sulla fermezza dello Stato nei confronti dei gruppi criminali: «I nostri ragazzi non devono essere prede facili per terroristi senza cuore», ha dichiarato, ricordando che non dovrebbero essere fatte concessioni importanti ai rapitori.
Tuttavia, numerosi analisti sottolineano che in un Paese in cui i “banditi” operano come organizzazioni strutturate, la linea ufficiale del non pagamento dei riscatti contrasta spesso con una realtà più complessa. Il settore dei rapimenti a scopo di lucro avrebbe generato circa 1,66 milioni di dollari tra luglio 2024 e giugno 2025, secondo un rapporto di SBM Intelligence. Ma per questo rapimento specifico non è stata confermata alcuna prova di pagamento.
Dal rapimento delle 276 ragazze di Chibok nel 2014, che sconvolse il Paese per mano di Boko Haram, almeno 1.799 studenti sono stati rapiti in Nigeria. Una situazione che continua a incutere paura soprattutto negli ambienti scolastici più poveri e privi di sicurezza, perché sempre più spesso i bambini rapiti non vengono ritrovati.
Immagine
- Foto di Rodrigue Bidubula
Dal rapimento delle 276 ragazze di Chibok nel 2014 a quello nella scuola cattolica “St. Mary’s School” di novembre
Sono scesi dai pullman bianchi come se tornassero da un altro mondo. Volti segnati, sguardi vuoti, qualche timido sorriso strappato alla paura: i centotrenta studenti rapiti in Nigeria.
Un Paese che si abitua all’insopportabile
C’è qualcosa di terribile, quasi indecente, nella progressiva normalizzazione di questi rapimenti in Nigeria. Il Paese convive da anni con questo flagello, come con un male incurabile che si cerca di gestire invece di estirpare. Solo nel mese di novembre, oltre 400 persone sono state rapite: scolari, agricoltori, sacerdoti, fedeli in preghiera…
Ci si sorprende di non sorprendersi più. Ed è proprio qui che il pericolo diventa una vergogna collettiva.
Il presidente Tinubu ha decretato lo stato di emergenza per la sicurezza nazionale, ordinando il rafforzamento immediato delle forze militari e di polizia. La Nigeria, Paese di 230 milioni di abitanti, affronta contemporaneamente un’insurrezione jihadista nel nord-est e una criminalità armata in crescita nel centro e nel nord-ovest.
Preghiere che salgono e speranza che resta in piedi
La Chiesa, in questo dramma, non ha smesso neppure un giorno di pregare, implorare, digiunare. Un’opera di misericordia divenuta forza collettiva in questo tempo di prova. Nelle cappelle, nelle case, sui social network, ovunque i fedeli hanno invocato la liberazione e il ritorno sani e salvi degli studenti rapiti. Le famiglie hanno vegliato come si veglia per gli assenti, per i morti; le chiese hanno supplicato Dio; molti hanno mantenuto la speranza, restando in piedi.
Il governo ha pagato un riscatto?
Come spesso accade in situazioni simili in Nigeria, il governo non ha fornito alcun dettaglio sulle condizioni che hanno permesso la liberazione degli studenti. Le autorità hanno evitato ogni domanda su un’eventuale richiesta o pagamento di riscatto. Anche il presidente Tinubu ha insistito sulla fermezza dello Stato nei confronti dei gruppi criminali: «I nostri ragazzi non devono essere prede facili per terroristi senza cuore», ha dichiarato, ricordando che non dovrebbero essere fatte concessioni importanti ai rapitori.
Tuttavia, numerosi analisti sottolineano che in un Paese in cui i “banditi” operano come organizzazioni strutturate, la linea ufficiale del non pagamento dei riscatti contrasta spesso con una realtà più complessa. Il settore dei rapimenti a scopo di lucro avrebbe generato circa 1,66 milioni di dollari tra luglio 2024 e giugno 2025, secondo un rapporto di SBM Intelligence. Ma per questo rapimento specifico non è stata confermata alcuna prova di pagamento.
Dal rapimento delle 276 ragazze di Chibok nel 2014, che sconvolse il Paese per mano di Boko Haram, almeno 1.799 studenti sono stati rapiti in Nigeria. Una situazione che continua a incutere paura soprattutto negli ambienti scolastici più poveri e privi di sicurezza, perché sempre più spesso i bambini rapiti non vengono ritrovati.
Immagine
- Foto di Rodrigue Bidubula

La "St. Mary’s School"


