Rapporto 2025 ACS: due terzi dell’umanità senza piena libertà religiosa

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12 Novembre 2025

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Foto in bianco e in nero di due croci di legno
Foto in bianco e in nero di due croci di legno

Foto di Samantha Beaty su Unsplash

Autoritarismi, jihadismo e nazionalismi religiosi guidano persecuzione e discriminazione in 62 Paesi; oltre 5,4 miliardi di persone ne sono colpite

Il nuovo Rapporto 2025 “ Libertà religiosa nel mondo” della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre fotografa un quadro globale allarmante: su 196 Paesi analizzati, 62 presentano gravi violazioni: 24 classificati come Paesi di persecuzione, 38 come Paesi di discriminazione.

In termini di popolazione, circa due terzi dell’umanità — oltre 5,4 miliardi di persone — vivono in contesti dove la libertà religiosa è negata o seriamente compromessa, un dato che colloca questo diritto fondamentale tra quelli maggiormente sotto pressione a livello mondiale.

Secondo il Rapporto, tre dinamiche concorrono in modo decisivo al deterioramento: l’autoritarismo politico (presente tra gli altri in Cina, Iran, Eritrea e Nicaragua),  i movimenti jihadisti (presenza costante nella regione del Sahel, in Mozambico, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo)  e i nazionalismi religiosi (per esempio in Palestina, Israele, Sri Lanka e Nepal) che insieme alimentano sistemi di controllo, repressione e intolleranza verso minoranze e dissidenti religiosi. L’uso di strumenti digitali e intelligenza artificiale da parte di regimi per sorvegliare, schedare e limitare la vita religiosa è indicato come strategia sempre più diffusa in molti dei Paesi classificati nelle categorie più gravi. Questa deriva colpisce comunità di diverse fedi, con i cristiani spesso tra i gruppi più esposti, ma con ricadute trasversali su tutte le minoranze e sulla società civile nel suo complesso.

Il documento, pubblicato con cadenza biennale e giunto alla sua XVII edizione,  è unico nel suo genere tra i report prodotti da ONG per copertura e sistematicità: nel nuovo rapporto esamina,  per l’intero periodo 2023-2024, la situazione paese per paese, offrendo analisi per ciascun Paese e tendenze regionali utili a comprendere cause, attori e meccanismi delle violazioni.

La presentazione ufficiale del Rapporto si è svolta a Roma il 21 ottobre 2025 e ha visto il contemporaneo lancio della petizione internazionaleLibertà religiosa: un diritto umano, non un privilegio”  in difesa dell’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani, per riaffermare che la libertà religiosa appartiene alla dignità della persona e sostiene la pace sociale.

 

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Autoritarismi, jihadismo e nazionalismi religiosi guidano persecuzione e discriminazione in 62 Paesi; oltre 5,4 miliardi di persone ne sono colpite

Il nuovo Rapporto 2025 “ Libertà religiosa nel mondo” della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre fotografa un quadro globale allarmante: su 196 Paesi analizzati, 62 presentano gravi violazioni: 24 classificati come Paesi di persecuzione, 38 come Paesi di discriminazione.

In termini di popolazione, circa due terzi dell’umanità — oltre 5,4 miliardi di persone — vivono in contesti dove la libertà religiosa è negata o seriamente compromessa, un dato che colloca questo diritto fondamentale tra quelli maggiormente sotto pressione a livello mondiale.

Secondo il Rapporto, tre dinamiche concorrono in modo decisivo al deterioramento: l’autoritarismo politico (presente tra gli altri in Cina, Iran, Eritrea e Nicaragua),  i movimenti jihadisti (presenza costante nella regione del Sahel, in Mozambico, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo)  e i nazionalismi religiosi (per esempio in Palestina, Israele, Sri Lanka e Nepal) che insieme alimentano sistemi di controllo, repressione e intolleranza verso minoranze e dissidenti religiosi. L’uso di strumenti digitali e intelligenza artificiale da parte di regimi per sorvegliare, schedare e limitare la vita religiosa è indicato come strategia sempre più diffusa in molti dei Paesi classificati nelle categorie più gravi. Questa deriva colpisce comunità di diverse fedi, con i cristiani spesso tra i gruppi più esposti, ma con ricadute trasversali su tutte le minoranze e sulla società civile nel suo complesso.

Il documento, pubblicato con cadenza biennale e giunto alla sua XVII edizione,  è unico nel suo genere tra i report prodotti da ONG per copertura e sistematicità: nel nuovo rapporto esamina,  per l’intero periodo 2023-2024, la situazione paese per paese, offrendo analisi per ciascun Paese e tendenze regionali utili a comprendere cause, attori e meccanismi delle violazioni.

La presentazione ufficiale del Rapporto si è svolta a Roma il 21 ottobre 2025 e ha visto il contemporaneo lancio della petizione internazionaleLibertà religiosa: un diritto umano, non un privilegio”  in difesa dell’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani, per riaffermare che la libertà religiosa appartiene alla dignità della persona e sostiene la pace sociale.

 

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Foto di Samantha Beaty su Unsplash

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