Rd Congo, Palestina, Ucraina | Attacchi alla scuola

Foto di Pew Nguyen su Unsplash
In Palestina, Ucraina, Sudan, Rd Congo e altri Paesi in crisi, a causa della guerra, otto scuole ogni giorno subiscono attacchi
Muoiono tanti ragazzi e muore anche l’opera di misericordia legata all’istruzione. Bisogna proteggere le nuove generazioni e la scuola
(di Chiara Giovetti)
Nel 2022 e 2023, diecimila studenti ed educatori sono stati uccisi, feriti, rapiti, arrestati o in altro modo danneggiati. Le cause sono stati gli attacchi che hanno colpito istituzioni educative e gli incidenti dovuti all’uso di scuole e università per fini militari. Questi attacchi e incidenti sono stati circa seimila, cioè una media di otto al giorno, con un incremento del 20% rispetto agli anni precedenti.
Lo riporta il rapporto Education under attack 2024 elaborato dalla Global coalition to protect education from attack (Gcpea). La coalizione, formata nel 2010 da organizzazioni attive nel campo dell’istruzione, ha nel suo comitato direttivo rappresentanti di enti come Unicef, Unesco, Human rights watch e Amnesty international.
Nella sezione del Rapporto che descrive la metodologia usata, gli attacchi violenti all’istruzione sono definiti come uso della forza, minacciato o effettivo, contro studenti, insegnanti, personale di servizio, funzionari dell’istruzione, edifici, risorse educative o strutture.
Fra le categorie degli attacchi all’istruzione c’è anche l’uso militare di scuole e università. Questo avviene quando le strutture destinate all’educazione sono trasformate in caserme, rifugi temporanei, depositi di munizioni, centri per detenzione e interrogatori.
Quanto ai metodi per la raccolta dei dati, Gcpea ne indica tre:
- un’analisi di rapporti e statistiche prodotti da Nazioni Unite o Ong, think tank o gruppi di esperti
- ricerche sui media
- contatti con i membri del personale delle organizzazioni internazionali e nazionali che operano nei Paesi interessati.
La coalizione ha fra i suoi obiettivi anche quello di promuovere e monitorare l’applicazione della Safe schools declaration, un impegno politico che mira a vincolare i governi a proteggere, anche con provvedimenti legislativi, le scuole durante i conflitti armati, a raccogliere dati affidabili sugli attacchi avvenuti e a fornire assistenza alle vittime.
Un esempio di messa in atto della dichiarazione, citato nella scheda informativa 2025 sui progressi fatti, è il Codice di protezione dell’infanzia promulgato dalla Repubblica centrafricana, che rende reato gli attacchi alle scuole e la loro occupazione. Si tratta del primo atto legislativo di questo genere in Africa.
Fonte
Immagine
- Foto di Pew Nguyen su Unsplash
In Palestina, Ucraina, Sudan, Rd Congo e altri Paesi in crisi, a causa della guerra, otto scuole ogni giorno subiscono attacchi
Muoiono tanti ragazzi e muore anche l’opera di misericordia legata all’istruzione. Bisogna proteggere le nuove generazioni e la scuola
(di Chiara Giovetti)
Nel 2022 e 2023, diecimila studenti ed educatori sono stati uccisi, feriti, rapiti, arrestati o in altro modo danneggiati. Le cause sono stati gli attacchi che hanno colpito istituzioni educative e gli incidenti dovuti all’uso di scuole e università per fini militari. Questi attacchi e incidenti sono stati circa seimila, cioè una media di otto al giorno, con un incremento del 20% rispetto agli anni precedenti.
Lo riporta il rapporto Education under attack 2024 elaborato dalla Global coalition to protect education from attack (Gcpea). La coalizione, formata nel 2010 da organizzazioni attive nel campo dell’istruzione, ha nel suo comitato direttivo rappresentanti di enti come Unicef, Unesco, Human rights watch e Amnesty international.
Nella sezione del Rapporto che descrive la metodologia usata, gli attacchi violenti all’istruzione sono definiti come uso della forza, minacciato o effettivo, contro studenti, insegnanti, personale di servizio, funzionari dell’istruzione, edifici, risorse educative o strutture.
Fra le categorie degli attacchi all’istruzione c’è anche l’uso militare di scuole e università. Questo avviene quando le strutture destinate all’educazione sono trasformate in caserme, rifugi temporanei, depositi di munizioni, centri per detenzione e interrogatori.
Quanto ai metodi per la raccolta dei dati, Gcpea ne indica tre:
- un’analisi di rapporti e statistiche prodotti da Nazioni Unite o Ong, think tank o gruppi di esperti
- ricerche sui media
- contatti con i membri del personale delle organizzazioni internazionali e nazionali che operano nei Paesi interessati.
La coalizione ha fra i suoi obiettivi anche quello di promuovere e monitorare l’applicazione della Safe schools declaration, un impegno politico che mira a vincolare i governi a proteggere, anche con provvedimenti legislativi, le scuole durante i conflitti armati, a raccogliere dati affidabili sugli attacchi avvenuti e a fornire assistenza alle vittime.
Un esempio di messa in atto della dichiarazione, citato nella scheda informativa 2025 sui progressi fatti, è il Codice di protezione dell’infanzia promulgato dalla Repubblica centrafricana, che rende reato gli attacchi alle scuole e la loro occupazione. Si tratta del primo atto legislativo di questo genere in Africa.
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- Foto di Pew Nguyen su Unsplash

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