Repubblica democratica del Congo | Una pace che oscilla

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Dal nostro corrispondente per l’Africa Rodrigue Bidubula: la ripresa delle violenze nella RdC e gli appelli per la pace
Est della RDC: la guerra persiste nonostante l’accordo di Washington; Chiesa e ONU lanciano l’allarme; il Rwanda, sotto la pressione degli Stati Uniti, ordina ai ribelli di lasciare la città di Uvira
Sotto la pressione degli Stati Uniti, il 15 dicembre, il Rwanda ha ordinato ai ribelli del movimento AFC/M23 di ritirarsi dalla città di Uvira, occupata dai ribelli pochi giorni dopo la firma dell’accordo di pace a Washington.
Infatti, a meno di una settimana dalla sottoscrizione dell’accordo di pace di Washington tra la Repubblica Democratica del Congo e il Rwanda, sotto la mediazione del presidente americano Donald Trump, la realtà sul terreno nell’Est del Congo resta tragicamente invariata. Le armi continuano a parlare, le popolazioni fuggono e le città cadono una dopo l’altra, gettando un’ombra profonda sulle promesse di pace proclamate nella capitale americana.
La ripresa dei combattimenti nelle province del Nord e del Sud Kivu, in particolare nella città strategica di Uvira finita nelle mani dei ribelli dell’AFC/M23, ha messo crudelmente in luce il divario tra gli impegni diplomatici e la reale situazione della sicurezza. Questa avanzata ribelle, che potrebbe aprire un corridoio verso altre province come il Katanga, ha suscitato forti preoccupazioni anche oltre i confini congolesi. Il Burundi, alleato militare di Kinshasa, aveva già avvertito di essere pronto a difendere il proprio territorio di fronte a qualsiasi minaccia rwandese.
Nel fine settimana scorso, diverse voci si sono levate per denunciare il sabotaggio dell’accordo di pace, invitando le parti al cessate il fuoco e alla fine di ogni violenza: dall’ONU al Vaticano, passando per l’Associazione delle Conferenze Episcopali dell’Africa Centrale.
Di fronte a questa escalation, papa Leone XIV ha espresso domenica, durante la preghiera dell’Angelus, «la sua viva preoccupazione» per la ripresa delle violenze nell’Est della RDC.
Nel suo messaggio, intriso di compassione, il Papa ha assicurato la sua vicinanza alle popolazioni provate ed ha esortato tutte le parti in conflitto a cessare le violenze e a privilegiare il rispetto dei processi di pace in corso. Un intervento forte, che richiama il ruolo morale e profetico della Chiesa di fronte ai drammi umani dei conflitti armati.
Nello stesso spirito, l’arcivescovo di Kinshasa, cardinale Fridolin Ambongo, ha rinnovato l’appello pressante della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO) e della Chiesa di Cristo in Congo (ECC) a favore di un dialogo nazionale inclusivo. Intervenendo alla chiusura della XV Assemblea plenaria dell’Associazione delle Conferenze Episcopali dell’Africa Centrale (ACEC), il cardinale ha denunciato i limiti degli accordi e delle iniziative che escludono gli stessi congolesi dalle discussioni e che, a suo avviso, banalizzano il saccheggio delle risorse naturali del Paese.
«Come si può comprendere che, a meno di una settimana dalla ratifica degli accordi di Washington, la città di Uvira cada sotto occupazione?», si è chiesto, mettendo in dubbio l’efficacia e la credibilità dell’accordo. Per il cardinale Ambongo, l’elaborazione di un patto sociale per la pace e la convivenza, promosso dalle Chiese, appare ormai una via imprescindibile verso una pace autentica e duratura nella regione dei Grandi Laghi.
Nel cuore stesso della tempesta, la Chiesa locale cerca di mantenere viva la fiamma della speranza. A Uvira, la celebrazione della Messa della Gaudete (terza domenica di Avvento) nella cattedrale di San Paolo, presieduta dal vescovo Sébastien Muyengo Mulombe, ha rappresentato un momento forte di fede e resilienza. Nonostante i traumi e l’insicurezza, questa Eucaristia, dedicata in particolare ai giovani, ha voluto testimoniare che la gioia cristiana e la fiducia in Dio restano possibili anche nelle prove più oscure.
Sul piano internazionale, anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) lancia l’allarme. Davanti al Consiglio di Sicurezza, il capo delle operazioni di mantenimento della pace, Jean-Pierre Lacroix, ha messo in guardia dal rischio reale di un’escalation regionale. La nuova offensiva del M23 nel Sud Kivu, ha avvertito, riaccende lo spettro di una destabilizzazione generalizzata della regione dei Grandi Laghi, con conseguenze potenzialmente incalcolabili, inclusa una possibile frammentazione della RDC.
Così, tra i discorsi ottimistici di Washington e la dura realtà dei combattimenti sul terreno, la pace sembra oscillare tra un miracolo annunciato e un miraggio temuto. Tra gli analisti emerge una critica rilevante: l’accordo appare più orientato all’integrazione economica e all’accesso statunitense ai minerali strategici che a una stabilizzazione immediata della sicurezza.
Per le popolazioni dell’Est, che aspirano prima di tutto alla sicurezza e alla dignità, l’urgenza resta la fine effettiva delle violenze, al di là degli accordi e delle dichiarazioni.
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Dal nostro corrispondente per l’Africa Rodrigue Bidubula: la ripresa delle violenze nella RdC e gli appelli per la pace
Est della RDC: la guerra persiste nonostante l’accordo di Washington; Chiesa e ONU lanciano l’allarme; il Rwanda, sotto la pressione degli Stati Uniti, ordina ai ribelli di lasciare la città di Uvira
Sotto la pressione degli Stati Uniti, il 15 dicembre, il Rwanda ha ordinato ai ribelli del movimento AFC/M23 di ritirarsi dalla città di Uvira, occupata dai ribelli pochi giorni dopo la firma dell’accordo di pace a Washington.
Infatti, a meno di una settimana dalla sottoscrizione dell’accordo di pace di Washington tra la Repubblica Democratica del Congo e il Rwanda, sotto la mediazione del presidente americano Donald Trump, la realtà sul terreno nell’Est del Congo resta tragicamente invariata. Le armi continuano a parlare, le popolazioni fuggono e le città cadono una dopo l’altra, gettando un’ombra profonda sulle promesse di pace proclamate nella capitale americana.
La ripresa dei combattimenti nelle province del Nord e del Sud Kivu, in particolare nella città strategica di Uvira finita nelle mani dei ribelli dell’AFC/M23, ha messo crudelmente in luce il divario tra gli impegni diplomatici e la reale situazione della sicurezza. Questa avanzata ribelle, che potrebbe aprire un corridoio verso altre province come il Katanga, ha suscitato forti preoccupazioni anche oltre i confini congolesi. Il Burundi, alleato militare di Kinshasa, aveva già avvertito di essere pronto a difendere il proprio territorio di fronte a qualsiasi minaccia rwandese.
Nel fine settimana scorso, diverse voci si sono levate per denunciare il sabotaggio dell’accordo di pace, invitando le parti al cessate il fuoco e alla fine di ogni violenza: dall’ONU al Vaticano, passando per l’Associazione delle Conferenze Episcopali dell’Africa Centrale.
Di fronte a questa escalation, papa Leone XIV ha espresso domenica, durante la preghiera dell’Angelus, «la sua viva preoccupazione» per la ripresa delle violenze nell’Est della RDC.
Nel suo messaggio, intriso di compassione, il Papa ha assicurato la sua vicinanza alle popolazioni provate ed ha esortato tutte le parti in conflitto a cessare le violenze e a privilegiare il rispetto dei processi di pace in corso. Un intervento forte, che richiama il ruolo morale e profetico della Chiesa di fronte ai drammi umani dei conflitti armati.
Nello stesso spirito, l’arcivescovo di Kinshasa, cardinale Fridolin Ambongo, ha rinnovato l’appello pressante della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO) e della Chiesa di Cristo in Congo (ECC) a favore di un dialogo nazionale inclusivo. Intervenendo alla chiusura della XV Assemblea plenaria dell’Associazione delle Conferenze Episcopali dell’Africa Centrale (ACEC), il cardinale ha denunciato i limiti degli accordi e delle iniziative che escludono gli stessi congolesi dalle discussioni e che, a suo avviso, banalizzano il saccheggio delle risorse naturali del Paese.
«Come si può comprendere che, a meno di una settimana dalla ratifica degli accordi di Washington, la città di Uvira cada sotto occupazione?», si è chiesto, mettendo in dubbio l’efficacia e la credibilità dell’accordo. Per il cardinale Ambongo, l’elaborazione di un patto sociale per la pace e la convivenza, promosso dalle Chiese, appare ormai una via imprescindibile verso una pace autentica e duratura nella regione dei Grandi Laghi.
Nel cuore stesso della tempesta, la Chiesa locale cerca di mantenere viva la fiamma della speranza. A Uvira, la celebrazione della Messa della Gaudete (terza domenica di Avvento) nella cattedrale di San Paolo, presieduta dal vescovo Sébastien Muyengo Mulombe, ha rappresentato un momento forte di fede e resilienza. Nonostante i traumi e l’insicurezza, questa Eucaristia, dedicata in particolare ai giovani, ha voluto testimoniare che la gioia cristiana e la fiducia in Dio restano possibili anche nelle prove più oscure.
Sul piano internazionale, anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) lancia l’allarme. Davanti al Consiglio di Sicurezza, il capo delle operazioni di mantenimento della pace, Jean-Pierre Lacroix, ha messo in guardia dal rischio reale di un’escalation regionale. La nuova offensiva del M23 nel Sud Kivu, ha avvertito, riaccende lo spettro di una destabilizzazione generalizzata della regione dei Grandi Laghi, con conseguenze potenzialmente incalcolabili, inclusa una possibile frammentazione della RDC.
Così, tra i discorsi ottimistici di Washington e la dura realtà dei combattimenti sul terreno, la pace sembra oscillare tra un miracolo annunciato e un miraggio temuto. Tra gli analisti emerge una critica rilevante: l’accordo appare più orientato all’integrazione economica e all’accesso statunitense ai minerali strategici che a una stabilizzazione immediata della sicurezza.
Per le popolazioni dell’Est, che aspirano prima di tutto alla sicurezza e alla dignità, l’urgenza resta la fine effettiva delle violenze, al di là degli accordi e delle dichiarazioni.
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