Sudan, Darfur | Misericordia per un popolo martoriato

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21 Settembre 2025

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Rifugiati-Darfur_Sudan_opere-di-misericordia
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Rifugiati in Darfur (Foto di Vatican News)

Venerdì 19 settembre, un attacco devastante ha colpito il campo profughi di Abu Chok, nel Darfur settentrionale. Morte oltre 75 persone, tra cui bambini

Le Forze di Supporto Rapido (RSF), paramilitari coinvolti nel conflitto civile in Sudan, hanno lanciato un drone esplosivo su una moschea dove gli sfollati cercavano rifugio. Decine di feriti, molti in gravi condizioni, sono stati registrati.

El Fasher, ultima roccaforte dell’esercito sudanese nel Darfur, è sotto assedio delle RSF da maggio 2024, con oltre 260.000 civili intrappolati in condizioni disperate e senza aiuti. La guerra civile, iniziata nell’aprile 2023, ha causato almeno 150.000 morti e 12 milioni di sfollati, rappresentando una delle peggiori crisi umanitarie del XXI secolo.

In questo contesto di violenza e sofferenza, i bambini sono le principali vittime. Secondo Chiara Zaccone, capo missione di COOPI in Sudan, oltre 30 milioni di persone necessitano di aiuti, e la maggior parte sono bambini. Molti di loro muoiono non solo a causa della guerra, ma anche per fame e malnutrizione.

A El Fasher, la vita quotidiana è diventata un incubo: la popolazione fatica a procurarsi anche un solo pasto al giorno. Le “community kitchen” offrono un minimo di sostentamento, ma la malnutrizione acuta, soprattutto tra i minori, è un problema diffuso. Recentemente, un gruppo di circa 100 persone è fuggito da El Fasher, raccontando violenze incredibili e sofferenze estreme. Molti sono stati costretti a mangiare foglie e semi per sopravvivere.

La situazione è ulteriormente aggravata da un’epidemia di colera che dilaga nel paese. A El Fasher, si registrano ogni giorno decine di casi e diverse vittime. La carenza di acqua potabile e la precarietà dei servizi igienici nei campi sfollati sono tra le cause principali della diffusione del colera. La sanità è collassata e solo il 25% delle strutture sanitarie del paese è ancora operativo.

In questo scenario di disperazione, è urgente un appello alla misericordia. Il popolo sudanese, e in particolare i bambini, meritano la nostra solidarietà e il nostro aiuto. È fondamentale che la comunità internazionale intervenga con azioni concrete per fermare la violenza, garantire l’accesso umanitario e fornire assistenza a chi ne ha bisogno. Solo attraverso l’impegno collettivo possiamo sperare di portare pace e speranza a un paese martoriato.

In un mondo che spesso sembra indifferente alla sofferenza altrui, è nostro dovere rispondere con compassione e azioni concrete. La misericordia non è solo un sentimento, ma un impegno che deve tradursi in atti di solidarietà e giustizia. Il Sudan ha bisogno della nostra voce, della nostra preghiera e del nostro aiuto. Non possiamo voltare lo sguardo di fronte a tanta sofferenza.

Fonte e immagine

Venerdì 19 settembre, un attacco devastante ha colpito il campo profughi di Abu Chok, nel Darfur settentrionale. Morte oltre 75 persone, tra cui bambini

Le Forze di Supporto Rapido (RSF), paramilitari coinvolti nel conflitto civile in Sudan, hanno lanciato un drone esplosivo su una moschea dove gli sfollati cercavano rifugio. Decine di feriti, molti in gravi condizioni, sono stati registrati.

El Fasher, ultima roccaforte dell’esercito sudanese nel Darfur, è sotto assedio delle RSF da maggio 2024, con oltre 260.000 civili intrappolati in condizioni disperate e senza aiuti. La guerra civile, iniziata nell’aprile 2023, ha causato almeno 150.000 morti e 12 milioni di sfollati, rappresentando una delle peggiori crisi umanitarie del XXI secolo.

In questo contesto di violenza e sofferenza, i bambini sono le principali vittime. Secondo Chiara Zaccone, capo missione di COOPI in Sudan, oltre 30 milioni di persone necessitano di aiuti, e la maggior parte sono bambini. Molti di loro muoiono non solo a causa della guerra, ma anche per fame e malnutrizione.

A El Fasher, la vita quotidiana è diventata un incubo: la popolazione fatica a procurarsi anche un solo pasto al giorno. Le “community kitchen” offrono un minimo di sostentamento, ma la malnutrizione acuta, soprattutto tra i minori, è un problema diffuso. Recentemente, un gruppo di circa 100 persone è fuggito da El Fasher, raccontando violenze incredibili e sofferenze estreme. Molti sono stati costretti a mangiare foglie e semi per sopravvivere.

La situazione è ulteriormente aggravata da un’epidemia di colera che dilaga nel paese. A El Fasher, si registrano ogni giorno decine di casi e diverse vittime. La carenza di acqua potabile e la precarietà dei servizi igienici nei campi sfollati sono tra le cause principali della diffusione del colera. La sanità è collassata e solo il 25% delle strutture sanitarie del paese è ancora operativo.

In questo scenario di disperazione, è urgente un appello alla misericordia. Il popolo sudanese, e in particolare i bambini, meritano la nostra solidarietà e il nostro aiuto. È fondamentale che la comunità internazionale intervenga con azioni concrete per fermare la violenza, garantire l’accesso umanitario e fornire assistenza a chi ne ha bisogno. Solo attraverso l’impegno collettivo possiamo sperare di portare pace e speranza a un paese martoriato.

In un mondo che spesso sembra indifferente alla sofferenza altrui, è nostro dovere rispondere con compassione e azioni concrete. La misericordia non è solo un sentimento, ma un impegno che deve tradursi in atti di solidarietà e giustizia. Il Sudan ha bisogno della nostra voce, della nostra preghiera e del nostro aiuto. Non possiamo voltare lo sguardo di fronte a tanta sofferenza.

Fonte e immagine

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Rifugiati in Darfur (Foto di Vatican News)

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