Ucraina, il coraggio di educare | La scuola che resiste

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22 Marzo 2026

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La scuola salesiana "Giovanni Paolo II", a Kyiv

A Kyiv, una scuola cattolica diventa rifugio, comunità e segno concreto di speranza per bambini e famiglie

  1. Una scuola che cresce sotto le bombe
  2. L’infanzia segnata dalla guerra
  3. La Chiesa come punto di riferimento
  4. Educare alla speranza, oltre la paura

1. Una scuola che cresce sotto le bombe

A Kyiv, mentre la guerra continua a segnare la vita quotidiana, esiste un luogo in cui si prova a custodire normalità e futuro: la scuola primaria salesiana Giovanni Paolo II.

Nata poco prima del conflitto, questa realtà educativa ha visto paradossalmente aumentare gli iscritti proprio con l’intensificarsi della guerra. La ragione è semplice e drammatica: qui i bambini possono sentirsi più al sicuro.

La struttura, infatti, è riuscita ad organizzarsi rapidamente, predisponendo anche un rifugio, diventando così un punto di riferimento per molte famiglie in cerca di protezione oltre che di istruzione.

2. L’infanzia segnata dalla guerra

I numeri raccontano una realtà che lascia senza parole: un bambino su cinque ha perso un familiare o un amico, oltre la metà ha vissuto direttamente situazioni di combattimento, e molti hanno visto feriti o morti.

Crescere in Ucraina oggi significa fare esperienza della guerra non come evento distante, ma come presenza quotidiana. In questo contesto, la scuola non è soltanto un luogo di apprendimento, ma uno spazio di cura e di ricostruzione umana.

3. La Chiesa come punto di riferimento

In un Paese profondamente ferito, la fiducia nella Chiesa resta sorprendentemente alta: più del 60% della popolazione la considera un punto di riferimento, subito dopo esercito e servizi di emergenza.

Questo dato rivela quanto la dimensione spirituale e comunitaria sia fondamentale in tempi di crisi. Le scuole cattoliche, come quella di Kyiv, incarnano concretamente questa fiducia, offrendo non solo sicurezza materiale ma anche accompagnamento umano e spirituale.

4. Educare alla speranza, oltre la paura

La testimonianza delle religiose che guidano la scuola è chiara: nonostante la guerra e l’incertezza, i bambini devono poter sentire che non sono soli. La relazione, l’accoglienza e la presenza costante diventano strumenti educativi fondamentali.

Anche nei momenti più difficili, quando suonano gli allarmi, la scuola resta aperta, segno di una scelta precisa: non chiudersi nella paura, ma continuare a generare fiducia. In questo gesto quotidiano si intravede una forma concreta di resistenza, che passa dall’educazione e dalla cura delle nuove generazioni.

Fonte e immagine

A Kyiv, una scuola cattolica diventa rifugio, comunità e segno concreto di speranza per bambini e famiglie

  1. Una scuola che cresce sotto le bombe
  2. L’infanzia segnata dalla guerra
  3. La Chiesa come punto di riferimento
  4. Educare alla speranza, oltre la paura

1. Una scuola che cresce sotto le bombe

A Kyiv, mentre la guerra continua a segnare la vita quotidiana, esiste un luogo in cui si prova a custodire normalità e futuro: la scuola primaria salesiana Giovanni Paolo II.

Nata poco prima del conflitto, questa realtà educativa ha visto paradossalmente aumentare gli iscritti proprio con l’intensificarsi della guerra. La ragione è semplice e drammatica: qui i bambini possono sentirsi più al sicuro.

La struttura, infatti, è riuscita ad organizzarsi rapidamente, predisponendo anche un rifugio, diventando così un punto di riferimento per molte famiglie in cerca di protezione oltre che di istruzione.

2. L’infanzia segnata dalla guerra

I numeri raccontano una realtà che lascia senza parole: un bambino su cinque ha perso un familiare o un amico, oltre la metà ha vissuto direttamente situazioni di combattimento, e molti hanno visto feriti o morti.

Crescere in Ucraina oggi significa fare esperienza della guerra non come evento distante, ma come presenza quotidiana. In questo contesto, la scuola non è soltanto un luogo di apprendimento, ma uno spazio di cura e di ricostruzione umana.

3. La Chiesa come punto di riferimento

In un Paese profondamente ferito, la fiducia nella Chiesa resta sorprendentemente alta: più del 60% della popolazione la considera un punto di riferimento, subito dopo esercito e servizi di emergenza.

Questo dato rivela quanto la dimensione spirituale e comunitaria sia fondamentale in tempi di crisi. Le scuole cattoliche, come quella di Kyiv, incarnano concretamente questa fiducia, offrendo non solo sicurezza materiale ma anche accompagnamento umano e spirituale.

4. Educare alla speranza, oltre la paura

La testimonianza delle religiose che guidano la scuola è chiara: nonostante la guerra e l’incertezza, i bambini devono poter sentire che non sono soli. La relazione, l’accoglienza e la presenza costante diventano strumenti educativi fondamentali.

Anche nei momenti più difficili, quando suonano gli allarmi, la scuola resta aperta, segno di una scelta precisa: non chiudersi nella paura, ma continuare a generare fiducia. In questo gesto quotidiano si intravede una forma concreta di resistenza, che passa dall’educazione e dalla cura delle nuove generazioni.

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La scuola salesiana "Giovanni Paolo II", a Kyiv

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