AFRICA, Elezioni in Uganda | “La Chiesa può educare alla cittadinanza responsabile”

Foto inviata da Rodrigue Bidubula
Dal nostro corrispondente per l’Africa Rodrigue, uno sguardo sulle elezioni presidenziali in Uganda, che vede il settimo mandato consecutivo di Museveni
- Una calma apparente dopo il voto
- La rielezione di Museveni
- Elezioni complesse
- Il futuro dell’Uganda: giovani, Chiesa e desiderio di cambiamento
1. Una calma apparente dopo il voto
La calma sembra gradualmente tornare in Uganda dopo le elezioni presidenziali del 15 gennaio. Internet, a lungo interrotto, è stato ripristinato, anche se l’uso delle VPN rimane quasi indispensabile per accedere liberamente alle informazioni. Nelle strade di Kampala come nelle province, la vita riprende il suo corso, ma sotto una coltre di silenzio, stanchezza e rassegnazione.
Questa apparente normalità nasconde a fatica le profonde fratture lasciate da un voto segnato da forti restrizioni delle libertà e da una reale assenza di alternativa politica.
2. La rielezione di Museveni
Senza sorpresa, il presidente Yoweri Kaguta Museveni è stato dichiarato vincitore. Al potere da quasi quarant’anni, inizia così un nuovo mandato che lo avvicina simbolicamente al mezzo secolo alla guida dello Stato.
Il suo principale rivale, Robert Kyagulanyi, detto Bobi Wine, ha respinto i risultati denunciando frodi massicce ed è oggi in esilio, dopo il fallimento dei ricorsi.
3. Elezioni complesse
Il voto si è svolto in un sistema formalmente multipartitico, ma limitazioni agli osservatori e blocco di Internet hanno rappresentato strumenti di un controllo autoritario.
Il governo ha giustificato la sospensione della rete con ragioni di sicurezza nazionale, mentre per l’opposizione e la società civile si è trattato di un mezzo per impedire la mobilitazione popolare e nascondere eventuali irregolarità.
4. Il futuro dell’Uganda: giovani, Chiesa e desiderio di cambiamento
Dietro l’apparente stabilità si cela una questione cruciale: la successione del potere. L’opposizione, dispersa e fragile, è chiamata a maturare politicamente per costruire un’alternativa credibile.
Centrale resta il ruolo dei giovani, maggioranza della popolazione, spesso strumentalizzati e privi di prospettive. In questo contesto, la Chiesa ha una missione decisiva: educare alla cittadinanza responsabile, difendere la dignità umana e promuovere una pace fondata sulla giustizia.
L’Uganda cresce in un profondo desiderio di cambiamento, in un’attesa che chiede discernimento e responsabilità collettiva.
Immagine
- Foto di Rodrigue Bidubula
Dal nostro corrispondente per l’Africa Rodrigue, uno sguardo sulle elezioni presidenziali in Uganda, che vede il settimo mandato consecutivo di Museveni
- Una calma apparente dopo il voto
- La rielezione di Museveni
- Elezioni complesse
- Il futuro dell’Uganda: giovani, Chiesa e desiderio di cambiamento
1. Una calma apparente dopo il voto
La calma sembra gradualmente tornare in Uganda dopo le elezioni presidenziali del 15 gennaio. Internet, a lungo interrotto, è stato ripristinato, anche se l’uso delle VPN rimane quasi indispensabile per accedere liberamente alle informazioni. Nelle strade di Kampala come nelle province, la vita riprende il suo corso, ma sotto una coltre di silenzio, stanchezza e rassegnazione.
Questa apparente normalità nasconde a fatica le profonde fratture lasciate da un voto segnato da forti restrizioni delle libertà e da una reale assenza di alternativa politica.
2. La rielezione di Museveni
Senza sorpresa, il presidente Yoweri Kaguta Museveni è stato dichiarato vincitore. Al potere da quasi quarant’anni, inizia così un nuovo mandato che lo avvicina simbolicamente al mezzo secolo alla guida dello Stato.
Il suo principale rivale, Robert Kyagulanyi, detto Bobi Wine, ha respinto i risultati denunciando frodi massicce ed è oggi in esilio, dopo il fallimento dei ricorsi.
3. Elezioni complesse
Il voto si è svolto in un sistema formalmente multipartitico, ma limitazioni agli osservatori e blocco di Internet hanno rappresentato strumenti di un controllo autoritario.
Il governo ha giustificato la sospensione della rete con ragioni di sicurezza nazionale, mentre per l’opposizione e la società civile si è trattato di un mezzo per impedire la mobilitazione popolare e nascondere eventuali irregolarità.
4. Il futuro dell’Uganda: giovani, Chiesa e desiderio di cambiamento
Dietro l’apparente stabilità si cela una questione cruciale: la successione del potere. L’opposizione, dispersa e fragile, è chiamata a maturare politicamente per costruire un’alternativa credibile.
Centrale resta il ruolo dei giovani, maggioranza della popolazione, spesso strumentalizzati e privi di prospettive. In questo contesto, la Chiesa ha una missione decisiva: educare alla cittadinanza responsabile, difendere la dignità umana e promuovere una pace fondata sulla giustizia.
L’Uganda cresce in un profondo desiderio di cambiamento, in un’attesa che chiede discernimento e responsabilità collettiva.
Immagine
- Foto di Rodrigue Bidubula

Foto inviata da Rodrigue Bidubula


