Vecchie e nuove forme di schiavitù

Foto di SAKO Sarah Koenig su Unsplash
Il 2 dicembre scorso, la celebrazione della Giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù (che esiste ancora)
Si è celebrata il 2 dicembre la Giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù: la data ricorda il giorno in cui, nel 1949, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Convenzione per la soppressione del traffico di persone e dello sfruttamento della prostituzione altrui. Questa ricorrenza nasce per riaffermare quanto già sancito nell’articolo 4 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 dove si affermava: “Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma”.
Per questa ricorrenza, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha lanciato un chiaro messaggio a tutte le nazioni, sottolineando come la schiavitù sia ancora presente nel mondo e di come, a quasi cent’anni dalla Convenzione di Ginevra sulla Schiavitù (ratificata nel settembre 1926), i suoi obblighi siano ancora disattesi.
Infatti, milioni di persone in tutto il mondo vivono ancora condizioni di sfruttamento estremo, vittime delle cosiddette moderne forme di schiavitù che comprendono la tratta di esseri umani per lavoro forzato, lo sfruttamento sessuale, le forme illecite di lavoro minorile, i matrimoni forzati e il reclutamento di minori nei conflitti armati.
Secondo il Rapporto dell’Agenzia ONU ILO del 2022 (“Stime globali della schiavitù moderna: Lavoro forzato e matrimonio forzato”), nel 2021 erano 50 milioni le persone che vivevano in condizioni di schiavitù moderna. Di queste persone, 28 milioni erano costrette al lavoro forzato e 22 milioni erano costrette in matrimonio forzato, 10 milioni in più rispetto ai dati del 2016.
La schiavitù moderna, come definita nel Rapporto, si caratterizza per due componenti principali: il lavoro forzato e il matrimonio forzato. Entrambe si riferiscono a situazioni di sfruttamento in cui una persona è privata della propria libertà a causa di minacce, violenza, coercizione, inganno o abuso di potere.
Come riporta il Rapporto, “la maggior parte dei casi di lavoro forzato (86 per cento) si registra nel settore privato. Il lavoro forzato in settori diversi dallo sfruttamento sessuale commerciale rappresenta il 63 per cento di tutto il lavoro forzato, mentre lo sfruttamento sessuale ai fini commerciali rappresenta il 23 per cento di tutto il lavoro forzato. Quasi quattro su cinque delle persone vittime di sfruttamento sessuale ai fini commerciali sono donne o ragazze”.
Si stima che, in qualsiasi giorno del 2021, circa 22 milioni di persone si trovino in una situazione di matrimonio forzato, un aumento di 6,6 milioni rispetto alle stime globali del 2016.
Particolarmente critica la questione dei lavoratori migranti che hanno una probabilità più che tripla di essere sottoposti a lavoro forzato rispetto ai lavoratori adulti non migranti e che sono, quindi, soggetti particolarmente vulnerabili, sia a causa di una migrazione irregolare o mal governata, sia a causa di pratiche di reclutamento illecite e non etiche.
Risorse
- Global Estimates of Modern Slavery Forced Labour and Forced Marriage rapporto 2022 ILO (international Labour Organization)
Immagine
- Foto di SAKO Sarah Koenig su Unsplash
Fonti
Il 2 dicembre scorso, la celebrazione della Giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù (che esiste ancora)
Si è celebrata il 2 dicembre la Giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù: la data ricorda il giorno in cui, nel 1949, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Convenzione per la soppressione del traffico di persone e dello sfruttamento della prostituzione altrui. Questa ricorrenza nasce per riaffermare quanto già sancito nell’articolo 4 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 dove si affermava: “Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma”.
Per questa ricorrenza, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha lanciato un chiaro messaggio a tutte le nazioni, sottolineando come la schiavitù sia ancora presente nel mondo e di come, a quasi cent’anni dalla Convenzione di Ginevra sulla Schiavitù (ratificata nel settembre 1926), i suoi obblighi siano ancora disattesi.
Infatti, milioni di persone in tutto il mondo vivono ancora condizioni di sfruttamento estremo, vittime delle cosiddette moderne forme di schiavitù che comprendono la tratta di esseri umani per lavoro forzato, lo sfruttamento sessuale, le forme illecite di lavoro minorile, i matrimoni forzati e il reclutamento di minori nei conflitti armati.
Secondo il Rapporto dell’Agenzia ONU ILO del 2022 (“Stime globali della schiavitù moderna: Lavoro forzato e matrimonio forzato”), nel 2021 erano 50 milioni le persone che vivevano in condizioni di schiavitù moderna. Di queste persone, 28 milioni erano costrette al lavoro forzato e 22 milioni erano costrette in matrimonio forzato, 10 milioni in più rispetto ai dati del 2016.
La schiavitù moderna, come definita nel Rapporto, si caratterizza per due componenti principali: il lavoro forzato e il matrimonio forzato. Entrambe si riferiscono a situazioni di sfruttamento in cui una persona è privata della propria libertà a causa di minacce, violenza, coercizione, inganno o abuso di potere.
Come riporta il Rapporto, “la maggior parte dei casi di lavoro forzato (86 per cento) si registra nel settore privato. Il lavoro forzato in settori diversi dallo sfruttamento sessuale commerciale rappresenta il 63 per cento di tutto il lavoro forzato, mentre lo sfruttamento sessuale ai fini commerciali rappresenta il 23 per cento di tutto il lavoro forzato. Quasi quattro su cinque delle persone vittime di sfruttamento sessuale ai fini commerciali sono donne o ragazze”.
Si stima che, in qualsiasi giorno del 2021, circa 22 milioni di persone si trovino in una situazione di matrimonio forzato, un aumento di 6,6 milioni rispetto alle stime globali del 2016.
Particolarmente critica la questione dei lavoratori migranti che hanno una probabilità più che tripla di essere sottoposti a lavoro forzato rispetto ai lavoratori adulti non migranti e che sono, quindi, soggetti particolarmente vulnerabili, sia a causa di una migrazione irregolare o mal governata, sia a causa di pratiche di reclutamento illecite e non etiche.
Risorse
- Global Estimates of Modern Slavery Forced Labour and Forced Marriage rapporto 2022 ILO (international Labour Organization)
Immagine
- Foto di SAKO Sarah Koenig su Unsplash
Fonti

Foto di SAKO Sarah Koenig su Unsplash


