Perù | “La nostra missione è essere casa di speranza”

il: 

22 Ottobre 2025

di: 

Casa-porta-sulla-speranza_missione
Casa-porta-sulla-speranza_missione

Foto di Jan Tinneberg su Unsplash

Dal Carabayllo, in Perù, la riflessione di don Roberto Seregni inviata ai vicariati della Val d’Intelvi per la veglia missionaria della diocesi di Como

In questo 2025, la Chiesa ci invita a essere missionari di speranza tra le genti. E’ un invito che davvero sento profondamente mio e profondamente attuale. Durante tutto questo anno, abbiamo riflettuto che la speranza non è un concetto astratto, non è un’idea o semplicemente un impegno; per noi la speranza è una persona, la speranza è Gesù.

Nella mia esperienza di missionario in questi anni in terra peruviana – esattamente siamo nella periferia nord di Lima – ho sentito con forza questo cammino di speranza che si è tradotto in gesti, in tanti incontri e relazioni.

Ho sentito davvero con forza la benedizione del Signore attraverso tante persone che abbiamo incontrato.

Oggi il Perù vive sfide molto molto complesse, alcune che hanno radici lontane, la disuguaglianza sociale, le migrazioni interne, soprattutto nella capitale. Problemi legati al cambiamento climatico, alla deforestazione, all’accesso all’istruzione, alla sanità, soprattutto nelle zone rurali.

Molte comunità, come per esempio la nostra, qui nell’estrema periferia nord di Lima, vedono il futuro davvero con molto timore, con preoccupazione.

In questo contesto, la Chiesa è chiamata non solo a testimoniare la fede, i valori della fede, ma soprattutto ad essere una casa di speranza, una presenza concreta di Dio e voce di chi non ha voce, voce degli ultimi.

Essere missionari di speranza significa non chiudere gli occhi davanti alle sofferenze, ma portare la luce del Vangelo dove regna la stanchezza e la sfiducia, significa camminare con chi soffre, ascoltare, accompagnare con pazienza.

Proprio in questi ultimi giorni il Perù sta vivendo una crisi drammatica. La destituzione del Presidente per incapacità morale ha lasciato tutti noi in un clima di incertezza, di paura, e le tensioni sociali sono davvero molto molto forti.

La violenza sembra crescere continuamente e anche qui nei nostri quartieri della parrocchia davvero si vive nella paura, nell’insicurezza.

Abbiamo intuito come comunità, come parrocchia, che speranza in questo contesto è credere che la solidarietà è più forte della corruzione, è continuare a costruire comunità nonostante tutto.

La nostra missione è questa: piantare semi di luce in un tempo di oscurità, saper usare parole di pace, i gesti di pace, anche in mezzo alla paura, all’insicurezza. Poter vivere gesti di fiducia, dove tutti sembrano delusi, amareggiati, stanchi.

Che questa veglia missionaria sia davvero un’occasione per rinnovare il nostro sì al Signore. Non tutti forse siamo chiamati a partire lontano, a lasciare la casa, a lasciare il proprio Paese, però sono davvero convinto che tutti siamo chiamati a vivere in spirito missionario, nella famiglia, nel lavoro, nel quartiere, nella parrocchia, con i giovani, con i poveri.

Allora, in questa vegli missionaria, facciamo questa domanda al Signore.

Dove vuoi che io porti speranza oggi, Signore? Dove mi vuoi?
Dove vuoi che io oggi possa piantare un seme di luce, un seme di speranza?

Invochiamo insieme lo Spirito Santo perché possa accendere, riaccendere nei nostri cuori, nuovamente, il fuoco della missione.
Un abbraccio e che il Signore vi accompagni.

Fonte

  • Cmd di Como

Immagine

Dal Carabayllo, in Perù, la riflessione di don Roberto Seregni inviata ai vicariati della Val d’Intelvi per la veglia missionaria della diocesi di Como

In questo 2025, la Chiesa ci invita a essere missionari di speranza tra le genti. E’ un invito che davvero sento profondamente mio e profondamente attuale. Durante tutto questo anno, abbiamo riflettuto che la speranza non è un concetto astratto, non è un’idea o semplicemente un impegno; per noi la speranza è una persona, la speranza è Gesù.

Nella mia esperienza di missionario in questi anni in terra peruviana – esattamente siamo nella periferia nord di Lima – ho sentito con forza questo cammino di speranza che si è tradotto in gesti, in tanti incontri e relazioni.

Ho sentito davvero con forza la benedizione del Signore attraverso tante persone che abbiamo incontrato.

Oggi il Perù vive sfide molto molto complesse, alcune che hanno radici lontane, la disuguaglianza sociale, le migrazioni interne, soprattutto nella capitale. Problemi legati al cambiamento climatico, alla deforestazione, all’accesso all’istruzione, alla sanità, soprattutto nelle zone rurali.

Molte comunità, come per esempio la nostra, qui nell’estrema periferia nord di Lima, vedono il futuro davvero con molto timore, con preoccupazione.

In questo contesto, la Chiesa è chiamata non solo a testimoniare la fede, i valori della fede, ma soprattutto ad essere una casa di speranza, una presenza concreta di Dio e voce di chi non ha voce, voce degli ultimi.

Essere missionari di speranza significa non chiudere gli occhi davanti alle sofferenze, ma portare la luce del Vangelo dove regna la stanchezza e la sfiducia, significa camminare con chi soffre, ascoltare, accompagnare con pazienza.

Proprio in questi ultimi giorni il Perù sta vivendo una crisi drammatica. La destituzione del Presidente per incapacità morale ha lasciato tutti noi in un clima di incertezza, di paura, e le tensioni sociali sono davvero molto molto forti.

La violenza sembra crescere continuamente e anche qui nei nostri quartieri della parrocchia davvero si vive nella paura, nell’insicurezza.

Abbiamo intuito come comunità, come parrocchia, che speranza in questo contesto è credere che la solidarietà è più forte della corruzione, è continuare a costruire comunità nonostante tutto.

La nostra missione è questa: piantare semi di luce in un tempo di oscurità, saper usare parole di pace, i gesti di pace, anche in mezzo alla paura, all’insicurezza. Poter vivere gesti di fiducia, dove tutti sembrano delusi, amareggiati, stanchi.

Che questa veglia missionaria sia davvero un’occasione per rinnovare il nostro sì al Signore. Non tutti forse siamo chiamati a partire lontano, a lasciare la casa, a lasciare il proprio Paese, però sono davvero convinto che tutti siamo chiamati a vivere in spirito missionario, nella famiglia, nel lavoro, nel quartiere, nella parrocchia, con i giovani, con i poveri.

Allora, in questa vegli missionaria, facciamo questa domanda al Signore.

Dove vuoi che io porti speranza oggi, Signore? Dove mi vuoi?
Dove vuoi che io oggi possa piantare un seme di luce, un seme di speranza?

Invochiamo insieme lo Spirito Santo perché possa accendere, riaccendere nei nostri cuori, nuovamente, il fuoco della missione.
Un abbraccio e che il Signore vi accompagni.

Fonte

  • Cmd di Como

Immagine

Casa-porta-sulla-speranza_missione
Casa-porta-sulla-speranza_missione

Foto di Jan Tinneberg su Unsplash

CONDIVIDI