Pronti? Via!

Da sinistra, p. Carlo Salvadori e Mustapha
Il 16 dicembre, padre Carlo Salvadori, missionario saveriano, partirà per il Ciad, in Africa Centrale. Pronto per una nuova missione
Ripensando ai 7 anni vissuti in Italia, emergono gli aspetti più preziosi delle relazioni. Amore, entusiasmo, riconoscenza alcuni movimenti del cuore.
I ragazzi di Tavernerio hanno scritto e anch’io desidero farlo.
Ciò che caratterizza i Saveriani è l’umanità. In una comunità i fratelli non si scelgono, eppure l’amore donato e ricevuto è segno di appartenenza al Signore. Non è facile accogliere i confratelli nella loro unicità. Spesso, ci si scontra ma poi qualcosa nasce e la missione avviene.
Il perdono è forza creatrice, come quando Franco mi ha chiamato al suo capezzale, abbiamo parlato, ci siamo perdonati e l’indomani è morto. “Ora lascia o Signore che il tuo servo vada in pace…”.
Missione è restare umani.
Mustapha è un signore sulla cinquantina. Dormiva al parco Mercatello (Salerno) da quando a causa di un incidente sul lavoro era finito in strada. Il padrone lo aveva abbandonato. Eppure lui era un bravo operaio.
Aveva la cirrosi a causa dell’alcool, ma si è rialzato per la sua forza interiore. “Vuoi smettere?”. “Sì”.
Mani amabili si sono prese cura di lui, lo hanno rialzato, lavato e gli hanno offerto un riparo dai Saveriani di Salerno.
Poi altre mani lo hanno curato dalla cirrosi, dalle piaghe sotto i talloni ed infine gli hanno permesso di tornare dai genitori a Fez, in Marocco, che lo hanno riabbracciato con amore.
Missione è vita. È “l’opportunità offerta a chi non ne ha mai avute”. Lo abbiamo imparato a Scampia dove l’educazione è un privilegio.
Al campo Rom di via Carrafiello ci sono eroi come Vincenzo, un papà che ogni mattina prepara i suoi tre bambini per mandarli a scuola perché vuole “dare loro il futuro che non [lui non ha] mai avuto”.
Se penso alla persona più significativa che ho conosciuto in questi anni è don Roberto Malgesini, il prete comasco ucciso da un senza dimora il 15 settembre 2020.
Come disse mons. Cantoni: “Gesù imparò l’obbedienza dalle cose che patì ovvero; don Roberto ha vissuto una trasformazione interiore nell’incontro quotidiano con le miserie altrui”.
Sono convinto che la nostra missione sia di liberare l’uomo dal peso che preme sul cuore. Può essere un lutto, uno stigma o un’ingiustizia.
Non c’è altra missione sulla faccia della terra se non di liberare l’uomo. Come scrive Vittorio Arrigoni: “dobbiamo seguire la via dell’amore, la via più giusta, che ci spinge a morire per la salvezza degli altri”.
Cecilia fa un augurio con le parole della saveriana Bernardetta (martire in Burundi): “che tu possa amare tanto, sempre e tutti anzi ciascuna persona che il Signore porrà sul tuo cammino ovunque ti porterà”.
Con queste parole, con questi volti, vado nella comunità di Bongor (quarta o quinta città del Ciad) che mi aspetta. Accompagnatemi con la vostra amicizia e le vostre preghiera.
Vostro Carlo
Immagine
- Foto di p. Carlo Salvadori
Il 16 dicembre, padre Carlo Salvadori, missionario saveriano, partirà per il Ciad, in Africa Centrale. Pronto per una nuova missione
Ripensando ai 7 anni vissuti in Italia, emergono gli aspetti più preziosi delle relazioni. Amore, entusiasmo, riconoscenza alcuni movimenti del cuore.
I ragazzi di Tavernerio hanno scritto e anch’io desidero farlo.
Ciò che caratterizza i Saveriani è l’umanità. In una comunità i fratelli non si scelgono, eppure l’amore donato e ricevuto è segno di appartenenza al Signore. Non è facile accogliere i confratelli nella loro unicità. Spesso, ci si scontra ma poi qualcosa nasce e la missione avviene.
Il perdono è forza creatrice, come quando Franco mi ha chiamato al suo capezzale, abbiamo parlato, ci siamo perdonati e l’indomani è morto. “Ora lascia o Signore che il tuo servo vada in pace…”.
Missione è restare umani.
Mustapha è un signore sulla cinquantina. Dormiva al parco Mercatello (Salerno) da quando a causa di un incidente sul lavoro era finito in strada. Il padrone lo aveva abbandonato. Eppure lui era un bravo operaio.
Aveva la cirrosi a causa dell’alcool, ma si è rialzato per la sua forza interiore. “Vuoi smettere?”. “Sì”.
Mani amabili si sono prese cura di lui, lo hanno rialzato, lavato e gli hanno offerto un riparo dai Saveriani di Salerno.
Poi altre mani lo hanno curato dalla cirrosi, dalle piaghe sotto i talloni ed infine gli hanno permesso di tornare dai genitori a Fez, in Marocco, che lo hanno riabbracciato con amore.
Missione è vita. È “l’opportunità offerta a chi non ne ha mai avute”. Lo abbiamo imparato a Scampia dove l’educazione è un privilegio.
Al campo Rom di via Carrafiello ci sono eroi come Vincenzo, un papà che ogni mattina prepara i suoi tre bambini per mandarli a scuola perché vuole “dare loro il futuro che non [lui non ha] mai avuto”.
Se penso alla persona più significativa che ho conosciuto in questi anni è don Roberto Malgesini, il prete comasco ucciso da un senza dimora il 15 settembre 2020.
Come disse mons. Cantoni: “Gesù imparò l’obbedienza dalle cose che patì ovvero; don Roberto ha vissuto una trasformazione interiore nell’incontro quotidiano con le miserie altrui”.
Sono convinto che la nostra missione sia di liberare l’uomo dal peso che preme sul cuore. Può essere un lutto, uno stigma o un’ingiustizia.
Non c’è altra missione sulla faccia della terra se non di liberare l’uomo. Come scrive Vittorio Arrigoni: “dobbiamo seguire la via dell’amore, la via più giusta, che ci spinge a morire per la salvezza degli altri”.
Cecilia fa un augurio con le parole della saveriana Bernardetta (martire in Burundi): “che tu possa amare tanto, sempre e tutti anzi ciascuna persona che il Signore porrà sul tuo cammino ovunque ti porterà”.
Con queste parole, con questi volti, vado nella comunità di Bongor (quarta o quinta città del Ciad) che mi aspetta. Accompagnatemi con la vostra amicizia e le vostre preghiera.
Vostro Carlo
Immagine
- Foto di p. Carlo Salvadori

Da sinistra, p. Carlo Salvadori e Mustapha


