Quando basta uno sguardo per ridare dignità ai poveri

Foto di Hush Naidoo Jade Photography su Unsplash
“Con lo sguardo di Simeone”: una testimonianza dal Brasile di Pina Rabbiosi, missionaria laica della diocesi di Como
(di Pina Rabbiosi)
Giorno dopo giorno siamo sommersi dalle immagini delle immani tragedie che stanno seminando morte distruzione in tutti i continenti.
Ogni sofferenza, ogni violenza, ogni morte coinvolge persone che hanno un nome, una storia, una famiglia e il dolore che tutto questo genera si espande senza limiti.
Ogni volta ci sembra impossibile che l’essere umano possa provocare tutto questo, con tanta determinazione è sempre maggiore accanimento e, purtroppo, dopo l’iniziale indignazione rimaniamo storditi e paralizzati, quasi assuefatti, e ci rintaniamo nel nostro piccolo mondo impauriti, delusi e pessimisti.
Col cuore e lo sguardo indurito diventiamo come dei droni che accompagnano il farsi della storia dall’alto. […]
Mentre rifletto su questo, penso a DonaMaria Josè, nonna di 68 anni, che vive in un appartamento di 37 m², di un progetto abitativo del governo, con la figlia Joana, che dalla nascita ha grande difficoltà nel camminare, sua figlia Cleonice e due altre bambine rimaste senza mamma e da loro accolte.
Ho conosciuto questa famiglia quando l’assistente sociale ed io visitavamo chi chiedeva di poter inserire i propri figli in Casa do Sol. Maria José a fatica ci disse che lei era la responsabile della rendita familiare facendo il lavoro di riciclaggio. Da allora ci salutavamo quando ci incontravamo nelle strade del quartiere, ma lei sempre a testa bassa, quasi sfuggiva di fronte a noi.
Un mattino uscendo molto presto di casa, la incontriamo mentre frugano i mucchi spazzatura per raccogliere lattine e plastica, prima che il camion porti via tutto, protetta da un cappellaccio, un panno sulla bocca, un vestito di alcune misure più grandi della sua.
Al nostro saluto si raddrizza piena di vergogna e con fatica, timorosa, toglie la mano destra dal guantaccio per stringere le mani che avevamo allungato verso di lei.
Alle 17 la vediamo sul portone di Casa do Sol ad aspettare la nipotina, con un vestito pulito e, quando si avvicina per porgerci la mano, ha la testa alta, è pettinata e un profumo ci invade.
Da quel giorno Dona Maria José, dopo il suo lavoro mattutino, si lava, si cambia, si profuma e cammina per le strade eretta porgendo la mano a chi incontra. Sembra ringiovanita e il sorriso non la lascia più. È bastato uno sguardo che ha voluto andare oltre la sua apparenza, divenuta “di scarto” per aver vissuto quotidianamente con gli scarti, per far emergere la gloria di Dio che era in lei e che ora a sua volta emana in ogni suo incontro giornaliero.
Fonte
- “Guarderanno verso Colui che hanno trafitto” (Sussidio Cmd Como 2024), pp. 56-57
Immagine
- Foto di Hush Naidoo Jade Photography su Unsplash
“Con lo sguardo di Simeone”: una testimonianza dal Brasile di Pina Rabbiosi, missionaria laica della diocesi di Como
(di Pina Rabbiosi)
Giorno dopo giorno siamo sommersi dalle immagini delle immani tragedie che stanno seminando morte distruzione in tutti i continenti.
Ogni sofferenza, ogni violenza, ogni morte coinvolge persone che hanno un nome, una storia, una famiglia e il dolore che tutto questo genera si espande senza limiti.
Ogni volta ci sembra impossibile che l’essere umano possa provocare tutto questo, con tanta determinazione è sempre maggiore accanimento e, purtroppo, dopo l’iniziale indignazione rimaniamo storditi e paralizzati, quasi assuefatti, e ci rintaniamo nel nostro piccolo mondo impauriti, delusi e pessimisti.
Col cuore e lo sguardo indurito diventiamo come dei droni che accompagnano il farsi della storia dall’alto. […]
Mentre rifletto su questo, penso a DonaMaria Josè, nonna di 68 anni, che vive in un appartamento di 37 m², di un progetto abitativo del governo, con la figlia Joana, che dalla nascita ha grande difficoltà nel camminare, sua figlia Cleonice e due altre bambine rimaste senza mamma e da loro accolte.
Ho conosciuto questa famiglia quando l’assistente sociale ed io visitavamo chi chiedeva di poter inserire i propri figli in Casa do Sol. Maria José a fatica ci disse che lei era la responsabile della rendita familiare facendo il lavoro di riciclaggio. Da allora ci salutavamo quando ci incontravamo nelle strade del quartiere, ma lei sempre a testa bassa, quasi sfuggiva di fronte a noi.
Un mattino uscendo molto presto di casa, la incontriamo mentre frugano i mucchi spazzatura per raccogliere lattine e plastica, prima che il camion porti via tutto, protetta da un cappellaccio, un panno sulla bocca, un vestito di alcune misure più grandi della sua.
Al nostro saluto si raddrizza piena di vergogna e con fatica, timorosa, toglie la mano destra dal guantaccio per stringere le mani che avevamo allungato verso di lei.
Alle 17 la vediamo sul portone di Casa do Sol ad aspettare la nipotina, con un vestito pulito e, quando si avvicina per porgerci la mano, ha la testa alta, è pettinata e un profumo ci invade.
Da quel giorno Dona Maria José, dopo il suo lavoro mattutino, si lava, si cambia, si profuma e cammina per le strade eretta porgendo la mano a chi incontra. Sembra ringiovanita e il sorriso non la lascia più. È bastato uno sguardo che ha voluto andare oltre la sua apparenza, divenuta “di scarto” per aver vissuto quotidianamente con gli scarti, per far emergere la gloria di Dio che era in lei e che ora a sua volta emana in ogni suo incontro giornaliero.
Fonte
- “Guarderanno verso Colui che hanno trafitto” (Sussidio Cmd Como 2024), pp. 56-57
Immagine
- Foto di Hush Naidoo Jade Photography su Unsplash

Foto di Hush Naidoo Jade Photography su Unsplash


