Chi dimentica le lucine di Natale fuori?

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28 Dicembre 2025

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Foto di Andy Holmes su Unsplash

“Resta la luce che abbiamo dentro e intorno a noi”, scrive dal Salento Antonella Attanasio*, ricordandoci la speranza oltre le feste

Premessa

Questo testo nasce durante i miei viaggi in macchina o in treno, osservando fuori dal finestrino le case che scorrono una dopo l’altra, alcune delle quali hanno ancora le luci di Natale accese, anche quando le feste sono ormai finite. È da lì che è nata una domanda che mi accompagna da quando ero piccola: chi sono le persone che vivono in quelle case e che, finito il periodo di Natale, non tolgono le luci?

Le storie raccontate prendono forma da questa curiosità e sono ispirate a fatti reali, a vite che ho incrociato e a persone che ho incontrato lungo il mio cammino. I nomi, invece, sono di fantasia, perché ciò che conta è l’emozione che si nasconde dietro quelle luci rimaste accese un po’ più a lungo.

Chi dimentica le lucine di Natale fuori?

Le ha dimenticate Chiara. Il Natale le è sempre piaciuto, fin da quando era bambina. Il primo dicembre convinceva i suoi a tirare fuori tutte le decorazioni, dalle più vecchie alle più nuove: i pastori sbiaditi dal tempo e le nuove palline lucide.

All’inizio l’albero era come quelli delle vetrine, con due colori abbinati: rosso e oro oppure blu e argento; poi arrivò la moda del verde e, successivamente, del rosa. Negli ultimi anni aveva deciso di mixare tutti i colori per trasformare l’albero in un arcobaleno, soprattutto da quando sua madre si era ammalata.

Era il mese di novembre quando aveva scoperto di avere un cancro, “il mese dei morti”, diceva lei. Da allora Chiara aveva deciso che il Natale cominciasse il primo novembre, un mese prima. Ma l’ultimo Natale è stato diverso: sua mamma si è aggravata proprio nel periodo più felice della sua vita, quello più luminoso e scintillante. È morta alla fine dell’anno.

Chiara ha lanciato per aria ogni cosa rossa presente in casa, compresi il presepe e l’albero. Suo papà l’ha aiutata a pulire, credendo che alleviare la fatica fisica potesse alleviare anche il dolore della sua anima. Solo una cosa aveva dimenticato di togliere: le luci fuori dal balcone. È settembre e sono ancora lì, o forse… sono già lì.

Le ha dimenticate Alessia. Era settembre quando hanno arrestato il marito, quando il caldo comincia a lasciare il posto alla dolce frescura autunnale. Dopo ogni incontro con lui c’era un appuntamento con l’avvocato per aggiornarsi. Sempre le stesse risposte: il giudice non ha ancora deciso, ma vedrai, Alessia, che presto gli concederanno i domiciliari; ci sei tu incinta e c’è un altro bambino piccolo. Vedrai che li concederanno.

Intanto passavano i giorni e si avvicinava il Natale, la festa della famiglia, dei canti e degli abbracci sotto l’albero, dei volti sorpresi dei bambini che scoprono che Babbo Natale ha realizzato i loro sogni. Passavano i giorni e continuavano le bugie raccontate al suo bambino: papà è dovuto andare in viaggio per lavoro. Tornerà presto, te lo prometto.

Lo ha fatto per lui l’albero, da sola, con pochissima voglia, senza canzoni di sottofondo, senza baci, senza parole sussurrate. Ha messo anche le lucine fuori, anche se era una cosa difficile, che ha sempre fatto papà, con quella scala grigia che lo faceva diventare un gigante.

Ma il Natale è passato senza Marco. Sta arrivando Carnevale. L’albero è di nuovo in soffitta, ma le lucine sono rimaste fuori. La forza di volontà che l’aveva spinta a sistemarle non esiste più per rimuoverle. Oppure quelle lucine sono un faro che indica la strada, per paura che il suo amore si perda nel tempo della lontananza.

Le ha dimenticate Imran. La sua è una famiglia musulmana, ma da quando sua figlia ha cominciato la scuola in Italia, il Natale, con tutti i suoi suoni, colori e profumi, è diventato un esplosione di gioia.

Fatima lo ha convinto persino a comprare un albero e a decorarlo con i biscotti a forma di omino che prepara insieme a sua mamma Sana.

In quel periodo, anche se lavora di più, Imran sente di avere più energia, perché si nutre della vitalità di sua figlia, di quella gioia infinita di indossare sempre maglioni rossi con renne e fiocchi di neve, dai suoi occhi che brillano come quelle lucine a forma di stelle che ha appeso fuori dalla porta di casa.

Ecco perché quest’anno, dopo l’Epifania, ha deciso di non togliere le luci fuori dalla porta, affinché Fatima, tornando a casa, potesse sorridere e sentirsi sempre gioiosa come in quei giorni di festa. Quando le ha parlato di questa decisione, lei non ha risposto: lo ha abbracciato in silenzio, con le lacrime di felicità negli occhi. Ora le stelline che brillano non ricordano solo il Natale, ma quell’abbraccio tra un padre e una figlia, uniti dal desiderio di essere felici.

Conclusione

Le luci rimaste accese fuori dalle case non sono solo decorazioni: sono segni di affetto, memoria e speranza. Raccontano di chi non smette di prendersi cura, di chi resiste alle difficoltà, di chi conserva la gioia anche nei momenti più duri.

Ci ricordano che i legami veri, le attenzioni gentili e i piccoli gesti hanno il potere di illuminare il cuore più di qualsiasi festa.

Quando la vita cambia, quando le persone se ne vanno o le stagioni scorrono via, resta la luce che abbiamo acceso dentro e attorno a noi. Quei piccoli fari, fragili e testardi, ci insegnano a vivere con cura, a conservare la memoria dei giorni felici e a scorgere la bellezza nascosta nei dettagli più semplici.

In fondo, forse chi dimentica le luci fuori dal balcone ci sta mostrando qualcosa di importante: che anche oltre il tempo delle feste, l’amore e la speranza possono continuare a brillare.

*Pedagogista e vicepresidente della Coop “IPad Mediterranean” (braccio operativo della Caritas della diocesi di Ugento)

Immagine

“Resta la luce che abbiamo dentro e intorno a noi”, scrive dal Salento Antonella Attanasio*, ricordandoci la speranza oltre le feste

Premessa

Questo testo nasce durante i miei viaggi in macchina o in treno, osservando fuori dal finestrino le case che scorrono una dopo l’altra, alcune delle quali hanno ancora le luci di Natale accese, anche quando le feste sono ormai finite. È da lì che è nata una domanda che mi accompagna da quando ero piccola: chi sono le persone che vivono in quelle case e che, finito il periodo di Natale, non tolgono le luci?

Le storie raccontate prendono forma da questa curiosità e sono ispirate a fatti reali, a vite che ho incrociato e a persone che ho incontrato lungo il mio cammino. I nomi, invece, sono di fantasia, perché ciò che conta è l’emozione che si nasconde dietro quelle luci rimaste accese un po’ più a lungo.

Chi dimentica le lucine di Natale fuori?

Le ha dimenticate Chiara. Il Natale le è sempre piaciuto, fin da quando era bambina. Il primo dicembre convinceva i suoi a tirare fuori tutte le decorazioni, dalle più vecchie alle più nuove: i pastori sbiaditi dal tempo e le nuove palline lucide.

All’inizio l’albero era come quelli delle vetrine, con due colori abbinati: rosso e oro oppure blu e argento; poi arrivò la moda del verde e, successivamente, del rosa. Negli ultimi anni aveva deciso di mixare tutti i colori per trasformare l’albero in un arcobaleno, soprattutto da quando sua madre si era ammalata.

Era il mese di novembre quando aveva scoperto di avere un cancro, “il mese dei morti”, diceva lei. Da allora Chiara aveva deciso che il Natale cominciasse il primo novembre, un mese prima. Ma l’ultimo Natale è stato diverso: sua mamma si è aggravata proprio nel periodo più felice della sua vita, quello più luminoso e scintillante. È morta alla fine dell’anno.

Chiara ha lanciato per aria ogni cosa rossa presente in casa, compresi il presepe e l’albero. Suo papà l’ha aiutata a pulire, credendo che alleviare la fatica fisica potesse alleviare anche il dolore della sua anima. Solo una cosa aveva dimenticato di togliere: le luci fuori dal balcone. È settembre e sono ancora lì, o forse… sono già lì.

Le ha dimenticate Alessia. Era settembre quando hanno arrestato il marito, quando il caldo comincia a lasciare il posto alla dolce frescura autunnale. Dopo ogni incontro con lui c’era un appuntamento con l’avvocato per aggiornarsi. Sempre le stesse risposte: il giudice non ha ancora deciso, ma vedrai, Alessia, che presto gli concederanno i domiciliari; ci sei tu incinta e c’è un altro bambino piccolo. Vedrai che li concederanno.

Intanto passavano i giorni e si avvicinava il Natale, la festa della famiglia, dei canti e degli abbracci sotto l’albero, dei volti sorpresi dei bambini che scoprono che Babbo Natale ha realizzato i loro sogni. Passavano i giorni e continuavano le bugie raccontate al suo bambino: papà è dovuto andare in viaggio per lavoro. Tornerà presto, te lo prometto.

Lo ha fatto per lui l’albero, da sola, con pochissima voglia, senza canzoni di sottofondo, senza baci, senza parole sussurrate. Ha messo anche le lucine fuori, anche se era una cosa difficile, che ha sempre fatto papà, con quella scala grigia che lo faceva diventare un gigante.

Ma il Natale è passato senza Marco. Sta arrivando Carnevale. L’albero è di nuovo in soffitta, ma le lucine sono rimaste fuori. La forza di volontà che l’aveva spinta a sistemarle non esiste più per rimuoverle. Oppure quelle lucine sono un faro che indica la strada, per paura che il suo amore si perda nel tempo della lontananza.

Le ha dimenticate Imran. La sua è una famiglia musulmana, ma da quando sua figlia ha cominciato la scuola in Italia, il Natale, con tutti i suoi suoni, colori e profumi, è diventato un esplosione di gioia.

Fatima lo ha convinto persino a comprare un albero e a decorarlo con i biscotti a forma di omino che prepara insieme a sua mamma Sana.

In quel periodo, anche se lavora di più, Imran sente di avere più energia, perché si nutre della vitalità di sua figlia, di quella gioia infinita di indossare sempre maglioni rossi con renne e fiocchi di neve, dai suoi occhi che brillano come quelle lucine a forma di stelle che ha appeso fuori dalla porta di casa.

Ecco perché quest’anno, dopo l’Epifania, ha deciso di non togliere le luci fuori dalla porta, affinché Fatima, tornando a casa, potesse sorridere e sentirsi sempre gioiosa come in quei giorni di festa. Quando le ha parlato di questa decisione, lei non ha risposto: lo ha abbracciato in silenzio, con le lacrime di felicità negli occhi. Ora le stelline che brillano non ricordano solo il Natale, ma quell’abbraccio tra un padre e una figlia, uniti dal desiderio di essere felici.

Conclusione

Le luci rimaste accese fuori dalle case non sono solo decorazioni: sono segni di affetto, memoria e speranza. Raccontano di chi non smette di prendersi cura, di chi resiste alle difficoltà, di chi conserva la gioia anche nei momenti più duri.

Ci ricordano che i legami veri, le attenzioni gentili e i piccoli gesti hanno il potere di illuminare il cuore più di qualsiasi festa.

Quando la vita cambia, quando le persone se ne vanno o le stagioni scorrono via, resta la luce che abbiamo acceso dentro e attorno a noi. Quei piccoli fari, fragili e testardi, ci insegnano a vivere con cura, a conservare la memoria dei giorni felici e a scorgere la bellezza nascosta nei dettagli più semplici.

In fondo, forse chi dimentica le luci fuori dal balcone ci sta mostrando qualcosa di importante: che anche oltre il tempo delle feste, l’amore e la speranza possono continuare a brillare.

*Pedagogista e vicepresidente della Coop “IPad Mediterranean” (braccio operativo della Caritas della diocesi di Ugento)

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Foto di Andy Holmes su Unsplash

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