Giornata della Memoria | La favola delle case a forma di favola

Immagine creata digitalmente da Massimo Buccarello
Nella Giornata della Memoria, nel ricordo dei tanti bambini che hanno perso la vita, condividiamo con voi una favola che racconta la pace e la speranza
(Testo di Massimo Buccarello, nostro corrispondente dal Salento)
C’era una volta, tanto tempo fa, un piccolo paese sul mare.
Non era un’isola, ma sembrava un’isola: il mare davanti, il vento intorno e il rumore della guerra tenuto lontano, come dietro una porta chiusa.
Nel mondo c’era la guerra.
La guerra divide, spaventa e costringe le persone a scappare per restare vive.
La guerra chiede di scegliere la morte. La pace, invece, chiede di scegliere la vita.
In quel paese, vicino al mare, c’erano case speciali.
Non erano solo bianche: erano chiare e colorate, con forme bellissime e strane.
C’erano case che sembravano castelli, altre torri, altre pagode arrivate da paesi lontani.
Avevano linee curve come onde e meridiane per ricordare che il tempo può anche andare piano.
Da tempo quelle case erano vuote. Non tristi. In attesa.
Un giorno arrivarono delle barche. Piccole e silenziose. Portavano famiglie stanche che avevano visto la crudeltà della guerra e avevano scelto la vita.
Le case a forma di favola aprirono le porte. Dentro entrò la luce. Fuori restò la guerra.
Poi arrivarono altre persone, da terre ancora più lontane.
Anche per loro ci fu posto, perché quell’isola di pace non chiedeva chi eri, chiedeva solo di entrare.
E lì accadde la cosa più forte di tutte, In quelle stanze piene di sole nacquero dei bambini.
Nascere, mentre c’è la guerra, è dire no alla morte senza usare parole.
Quando la guerra finì, molte persone ripartirono. Ma il paese sul mare non tornò come prima.
Aveva imparato che la pace non è solo quando la guerra finisce,
ma quando qualcuno apre una porta e sceglie la vita.
Da allora, quel porto è rimasto un luogo incantato, dove il mare continua a portare chi cerca la pace.
E allora, prima che il vento porti via questa storia, resta una domanda: un’isola di pace non è sempre circondata dal mare.
A volte comincia da una porta aperta.
Immagine
- Immagine creata digitalmente da Massimo Buccarello
Nella Giornata della Memoria, nel ricordo dei tanti bambini che hanno perso la vita, condividiamo con voi una favola che racconta la pace e la speranza
(Testo di Massimo Buccarello, nostro corrispondente dal Salento)
C’era una volta, tanto tempo fa, un piccolo paese sul mare.
Non era un’isola, ma sembrava un’isola: il mare davanti, il vento intorno e il rumore della guerra tenuto lontano, come dietro una porta chiusa.
Nel mondo c’era la guerra.
La guerra divide, spaventa e costringe le persone a scappare per restare vive.
La guerra chiede di scegliere la morte. La pace, invece, chiede di scegliere la vita.
In quel paese, vicino al mare, c’erano case speciali.
Non erano solo bianche: erano chiare e colorate, con forme bellissime e strane.
C’erano case che sembravano castelli, altre torri, altre pagode arrivate da paesi lontani.
Avevano linee curve come onde e meridiane per ricordare che il tempo può anche andare piano.
Da tempo quelle case erano vuote. Non tristi. In attesa.
Un giorno arrivarono delle barche. Piccole e silenziose. Portavano famiglie stanche che avevano visto la crudeltà della guerra e avevano scelto la vita.
Le case a forma di favola aprirono le porte. Dentro entrò la luce. Fuori restò la guerra.
Poi arrivarono altre persone, da terre ancora più lontane.
Anche per loro ci fu posto, perché quell’isola di pace non chiedeva chi eri, chiedeva solo di entrare.
E lì accadde la cosa più forte di tutte, In quelle stanze piene di sole nacquero dei bambini.
Nascere, mentre c’è la guerra, è dire no alla morte senza usare parole.
Quando la guerra finì, molte persone ripartirono. Ma il paese sul mare non tornò come prima.
Aveva imparato che la pace non è solo quando la guerra finisce,
ma quando qualcuno apre una porta e sceglie la vita.
Da allora, quel porto è rimasto un luogo incantato, dove il mare continua a portare chi cerca la pace.
E allora, prima che il vento porti via questa storia, resta una domanda: un’isola di pace non è sempre circondata dal mare.
A volte comincia da una porta aperta.
Immagine
- Immagine creata digitalmente da Massimo Buccarello

Immagine creata digitalmente da Massimo Buccarello


