I nodi dell’ascolto

il: 

3 Gennaio 2026

di: 

ascolto-dialogo.comunicazione
ascolto-dialogo.comunicazione

Foto di enrico bet su Unsplash

Quando la povertà invisibile e dolorosa di tanti fratelli che incrociamo ostacola il dialogo e la speranza

Lavorare con le persone straniere mi mette quotidianamente in contatto con individui provenienti da culture e visioni del mondo differenti. Molto spesso riesco a costruire con loro un livello di comunicazione efficace, che consente un confronto autentico e permette di comprendere sia i bisogni sia le risorse di cui sono portatori.

Accade così che persone percepite come “povere” si rivelino, in realtà, profondamente ricche: di relazioni, di volontà di aiutare, di competenze e capacità. Le persone straniere custodiscono una ricchezza incommensurabile: la lingua madre.

Chi impara a parlare italiano acquisisce uno strumento potentissimo, capace di aprire una porta tra due mondi che, per molteplici ragioni, sono distanti.

Talvolta, in contesti segnati dalla povertà materiale, in famiglie con risorse limitate, la vera povertà non è l’assenza di mezzi, ma il rifiuto dell’aiuto e la chiusura al dialogo.

Questo rifiuto è spesso il risultato di delusioni profonde, di traumi dolorosi, di viaggi nei quali, pur essendo sopravvissuti, può essere morta ogni forma di speranza. È una povertà invisibile e dolorosa, che spinge chi ne è colpito a chiudersi, a rifiutare e talvolta a sviluppare sentimenti di rabbia verso una comunità percepita come incapace di accogliere.

Questa chiusura non riguarda esclusivamente le persone straniere, ma attraversa anche la vita di molti cittadini italiani.

Tuttavia, per chi ha vissuto l’esperienza della migrazione, la ferita è spesso più profonda: il passato è più doloroso, le relazioni più fragili, la cultura e il cibo diversi, la lingua altra. Il sentiero che si è chiamati a percorrere è estremamente scivoloso e la paura di cadere rende il cammino ancora più difficile.

Immagine

Quando la povertà invisibile e dolorosa di tanti fratelli che incrociamo ostacola il dialogo e la speranza

Lavorare con le persone straniere mi mette quotidianamente in contatto con individui provenienti da culture e visioni del mondo differenti. Molto spesso riesco a costruire con loro un livello di comunicazione efficace, che consente un confronto autentico e permette di comprendere sia i bisogni sia le risorse di cui sono portatori.

Accade così che persone percepite come “povere” si rivelino, in realtà, profondamente ricche: di relazioni, di volontà di aiutare, di competenze e capacità. Le persone straniere custodiscono una ricchezza incommensurabile: la lingua madre.

Chi impara a parlare italiano acquisisce uno strumento potentissimo, capace di aprire una porta tra due mondi che, per molteplici ragioni, sono distanti.

Talvolta, in contesti segnati dalla povertà materiale, in famiglie con risorse limitate, la vera povertà non è l’assenza di mezzi, ma il rifiuto dell’aiuto e la chiusura al dialogo.

Questo rifiuto è spesso il risultato di delusioni profonde, di traumi dolorosi, di viaggi nei quali, pur essendo sopravvissuti, può essere morta ogni forma di speranza. È una povertà invisibile e dolorosa, che spinge chi ne è colpito a chiudersi, a rifiutare e talvolta a sviluppare sentimenti di rabbia verso una comunità percepita come incapace di accogliere.

Questa chiusura non riguarda esclusivamente le persone straniere, ma attraversa anche la vita di molti cittadini italiani.

Tuttavia, per chi ha vissuto l’esperienza della migrazione, la ferita è spesso più profonda: il passato è più doloroso, le relazioni più fragili, la cultura e il cibo diversi, la lingua altra. Il sentiero che si è chiamati a percorrere è estremamente scivoloso e la paura di cadere rende il cammino ancora più difficile.

Immagine

ascolto-dialogo.comunicazione
ascolto-dialogo.comunicazione

Foto di enrico bet su Unsplash

CONDIVIDI