Opere di misericordia su due ruote

Foto di Ruslan Sikunov su Unsplash
La storia di Ettore Campana, l’avventura che porta coraggio ai bambini in ospedale
(di Eva Ricevuto – BuoneNotizie.it)
Dalle Alpi al Sud Africa, fino al Caucaso, un viaggio in solitaria può diventare molto più di un’impresa sportiva. È quello che ha fatto Ettore Campana, viaggiatore bresciano che ha trasformato le sue avventure in progetti di solidarietà e speranza. Dopo l’esperienza Cycling for Trees, che ha permesso di piantare centinaia di alberi nella Riserva delle Torbiere del Sebino, Campana ha dato vita a Scalo Sogni, un progetto che coinvolge i bambini del reparto di oncoematologia pediatrica di Brescia.
I piccoli pazienti hanno seguito ogni sua tappa attraverso disegni e bandierine colorate, che Ettore ha portato con sé sulle montagne e nei villaggi attraversati, condividendo foto e racconti per trasformare la fatica in un messaggio di forza e resilienza.
Tre i capitoli già realizzati, Alpi, Sud Africa e Caucaso, e un filo rosso che li unisce: mostrare che la vita, come il viaggio, è fatta di imprevisti e ostacoli, ma anche di conquiste e meraviglie. Un racconto che lega sport, solidarietà e speranza, e che ci invita a chiederci: come possiamo trasformare le nostre passioni in strumenti per dare energia agli altri?
L’avventura che semina speranza
Ci sono viaggi che non finiscono mai. Non perché portino lontano, ma perché hanno la forza di trasformarsi in storie condivise, capaci di attraversare confini e arrivare dritte al cuore. È questo lo spirito con cui Ettore Campana ha deciso di mettere il proprio amore per i viaggi al servizio di cause ambientali e sociali.
Dopo dieci anni di esperienze “zaino in spalla” e più di cinquanta Paesi visitati, Ettore ha sentito il bisogno di dare un senso nuovo alla sua passione per l’avventura: «Ho iniziato a viaggiare – racconta Campana a risorse.news – proprio per uscire dalla mia comfort zone e scoprirmi. Attraversavo un periodo non troppo positivo, con tanti dubbi e perplessità, e il viaggio è diventato una terapia, una cura che mi faceva stare in pace con me stesso».
La storia di Ettore Campana, l’avventura che porta coraggio ai bambini in ospedale
(di Eva Ricevuto – BuoneNotizie.it)
Dalle Alpi al Sud Africa, fino al Caucaso, un viaggio in solitaria può diventare molto più di un’impresa sportiva. È quello che ha fatto Ettore Campana, viaggiatore bresciano che ha trasformato le sue avventure in progetti di solidarietà e speranza. Dopo l’esperienza Cycling for Trees, che ha permesso di piantare centinaia di alberi nella Riserva delle Torbiere del Sebino, Campana ha dato vita a Scalo Sogni, un progetto che coinvolge i bambini del reparto di oncoematologia pediatrica di Brescia.
I piccoli pazienti hanno seguito ogni sua tappa attraverso disegni e bandierine colorate, che Ettore ha portato con sé sulle montagne e nei villaggi attraversati, condividendo foto e racconti per trasformare la fatica in un messaggio di forza e resilienza.
Tre i capitoli già realizzati, Alpi, Sud Africa e Caucaso, e un filo rosso che li unisce: mostrare che la vita, come il viaggio, è fatta di imprevisti e ostacoli, ma anche di conquiste e meraviglie. Un racconto che lega sport, solidarietà e speranza, e che ci invita a chiederci: come possiamo trasformare le nostre passioni in strumenti per dare energia agli altri?
L’avventura che semina speranza
Ci sono viaggi che non finiscono mai. Non perché portino lontano, ma perché hanno la forza di trasformarsi in storie condivise, capaci di attraversare confini e arrivare dritte al cuore. È questo lo spirito con cui Ettore Campana ha deciso di mettere il proprio amore per i viaggi al servizio di cause ambientali e sociali.
Dopo dieci anni di esperienze “zaino in spalla” e più di cinquanta Paesi visitati, Ettore ha sentito il bisogno di dare un senso nuovo alla sua passione per l’avventura: «Ho iniziato a viaggiare – racconta Campana a risorse.news – proprio per uscire dalla mia comfort zone e scoprirmi. Attraversavo un periodo non troppo positivo, con tanti dubbi e perplessità, e il viaggio è diventato una terapia, una cura che mi faceva stare in pace con me stesso».

Foto di Ruslan Sikunov su Unsplash


