Raoul Follereau: una vita consacrata alle opere di misericordia

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25 Gennaio 2026

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Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

L’uomo che ha trasformato le opere di misericordia in impegno concreto contro la lebbra e l’emarginazione

Raoul Follereau, nato il 17 agosto 1903 a Nevers in Francia, è stato uno dei protagonisti più luminosi del XX secolo nel campo della carità e dell’impegno per i più emarginati. Giornalista, scrittore, poeta e filantropo, ha fatto della sua esistenza una testimonianza concreta di amore verso il prossimo, lottando contro la miseria, l’ingiustizia sociale e ogni forma di esclusione.

Il suo incontro con la sofferenza umana avvenne negli anni ’30 durante un viaggio in Africa, quando venne a contatto con la tragica realtà dei malati di lebbra e dell’emarginazione che li circondava. Quell’esperienza lo segnò profondamente e lo spinse a dedicare la sua vita ai “sepolti vivi”, come egli definiva coloro che, oltre alla malattia, subivano il rifiuto e la discriminazione della società.

Tra le iniziative più significative di Follereau vi è “L’Ora dei Poveri”, lanciata nel 1942 con l’idea di invitare ciascuno a devolvere almeno un’ora del proprio stipendio per alleviare le sofferenze degli indigenti, in un gesto semplice ma portatore di grande umanità.

Ma la sua opera più nota è senza dubbio la lotta contro la lebbra: in oltre tre decenni percorse il mondo visitando quasi cento Paesi, per portare visibilità e dignità a chi era stigmatizzato da questa malattia.

Nel 1954 la sua azione portò all’approvazione, da parte dell’Assemblea Nazionale francese, di un documento che chiedeva all’ONU di tutelare i diritti dei malati di lebbra, dando loro pari dignità e accesso alle cure. In quello stesso anno Follereau istituì la Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra, oggi celebrata in oltre 150 Paesi come occasione di solidarietà e amore verso gli ultimi.

La sua visione dell’impegno umano era attraversata da un profondo senso di fraternità: “Nessuno ha il diritto di essere felice da solo” e “La civiltà è amarsi” sono tra le frasi che meglio riassumono il suo messaggio di condivisione e responsabilità verso gli altri.

La sua eredità vive ancora oggi attraverso l’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau (AIFO), che opera dal 1961 in decine di Paesi per favorire la prevenzione, cura e riabilitazione dei malati di lebbra e per promuovere inclusione sociale e diritti umani, ispirandosi ai principi di giustizia e amore.

La sua testimonianza rimane un appello attuale: guardare alla sofferenza del mondo con occhi di compassione, impegnarsi per chi è più debole e lottare contro ogni forma di esclusione. Una sfida di misericordia che continua a interpellare le coscienze, invitando tutti a trasformare gesti quotidiani in azioni di solidarietà e speranza.

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L’uomo che ha trasformato le opere di misericordia in impegno concreto contro la lebbra e l’emarginazione

Raoul Follereau, nato il 17 agosto 1903 a Nevers in Francia, è stato uno dei protagonisti più luminosi del XX secolo nel campo della carità e dell’impegno per i più emarginati. Giornalista, scrittore, poeta e filantropo, ha fatto della sua esistenza una testimonianza concreta di amore verso il prossimo, lottando contro la miseria, l’ingiustizia sociale e ogni forma di esclusione.

Il suo incontro con la sofferenza umana avvenne negli anni ’30 durante un viaggio in Africa, quando venne a contatto con la tragica realtà dei malati di lebbra e dell’emarginazione che li circondava. Quell’esperienza lo segnò profondamente e lo spinse a dedicare la sua vita ai “sepolti vivi”, come egli definiva coloro che, oltre alla malattia, subivano il rifiuto e la discriminazione della società.

Tra le iniziative più significative di Follereau vi è “L’Ora dei Poveri”, lanciata nel 1942 con l’idea di invitare ciascuno a devolvere almeno un’ora del proprio stipendio per alleviare le sofferenze degli indigenti, in un gesto semplice ma portatore di grande umanità.

Ma la sua opera più nota è senza dubbio la lotta contro la lebbra: in oltre tre decenni percorse il mondo visitando quasi cento Paesi, per portare visibilità e dignità a chi era stigmatizzato da questa malattia.

Nel 1954 la sua azione portò all’approvazione, da parte dell’Assemblea Nazionale francese, di un documento che chiedeva all’ONU di tutelare i diritti dei malati di lebbra, dando loro pari dignità e accesso alle cure. In quello stesso anno Follereau istituì la Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra, oggi celebrata in oltre 150 Paesi come occasione di solidarietà e amore verso gli ultimi.

La sua visione dell’impegno umano era attraversata da un profondo senso di fraternità: “Nessuno ha il diritto di essere felice da solo” e “La civiltà è amarsi” sono tra le frasi che meglio riassumono il suo messaggio di condivisione e responsabilità verso gli altri.

La sua eredità vive ancora oggi attraverso l’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau (AIFO), che opera dal 1961 in decine di Paesi per favorire la prevenzione, cura e riabilitazione dei malati di lebbra e per promuovere inclusione sociale e diritti umani, ispirandosi ai principi di giustizia e amore.

La sua testimonianza rimane un appello attuale: guardare alla sofferenza del mondo con occhi di compassione, impegnarsi per chi è più debole e lottare contro ogni forma di esclusione. Una sfida di misericordia che continua a interpellare le coscienze, invitando tutti a trasformare gesti quotidiani in azioni di solidarietà e speranza.

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