Suor Rosita Milesi: una vita di misericordia accanto ai rifugiati

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23 Febbraio 2026

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Foto di Julie Ricard su Unsplash

La religiosa scalabriniana brasiliana, che ha ricevuto il  Premio Nansen per i Rifugiati 2024, si impegna nell’accoglienza e nella protezione dei migranti

1. Una vocazione nata in giovane età

Rosita Milesi, nata nel 1945 nello stato di Rio Grande do Sul, Brasile, proveniva da una famiglia di origine italiana. Già a 9 anni decise di entrare in contatto con la vita religiosa, trasferendosi in una scuola gestita dalle Suore Missionarie Scalabriniane, dove manifestò la sua vocazione: diventare una suora dedicata agli altri, specialmente ai più vulnerabili. Questo primo passo segnò l’inizio di una lunga vita dedicata alla misericordia concreta.

“Sono tante le storie di vita che hanno segnato il mio percorso missionario… Ricordo un rifugiato che è fuggito dalla persecuzione e dall’estremismo nel suo paese, dove la popolazione viveva sotto la minaccia di uomini armati agli angoli delle strade e nei punti strategici di controllo… Gli chiesi come si sentisse in Brasile, pur non conoscendo ancora la lingua, senza lavoro, in una situazione di grande vulnerabilità… E lui mi rispose prontamente: “Sono felice, perché solo il fatto di non essere sotto la minaccia di armi che in qualsiasi momento potrebbero togliermi la vita, è motivo sufficiente per ringraziare Dio di essere qui. Il Brasile per me è la speranza di vivere in pace”.

2. Quasi 40 anni al servizio dei rifugiati

Per quasi quattro decenni, Suor Rosita ha lavorato accanto a persone sfollate, rifugiate e apolidi in Brasile, offrendo loro sostegno quotidiano: documenti, alloggi temporanei, cibo, istruzione e orientamento legale. Il suo impegno è stato riconosciuto con il Premio Nansen dell’UNHCR 2024, prestigioso riconoscimento internazionale che celebra la dedizione verso chi fugge da conflitti e povertà.

Oltre all’assistenza diretta, Suor Rosita ha partecipato attivamente alla formulazione di leggi migratorie e rifugiate in Brasile, tra cui la legge sui rifugiati del 1997 e la legge sulla migrazione del 2017. La sua azione mostra che la misericordia non si limita all’aiuto immediato, ma include anche la difesa dei diritti umani e la costruzione di politiche giuste che proteggano i più deboli.

3. Una testimonianza di misericordia condivisa

Durante la cerimonia del premio, Suor Rosita sottolineò che il riconoscimento non riguardava solo la sua persona, ma tutti i volontari e le istituzioni che avevano camminato al suo fianco. “Ogni sorriso di un bambino rifugiato è l’energia per continuare a lottare”, ha affermato, incarnando il vero spirito delle opere di misericordia: accogliere, sostenere e proteggere chi è nel bisogno, in modo concreto e quotidiano.

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La religiosa scalabriniana brasiliana, che ha ricevuto il  Premio Nansen per i Rifugiati 2024, si impegna nell’accoglienza e nella protezione dei migranti

1. Una vocazione nata in giovane età

Rosita Milesi, nata nel 1945 nello stato di Rio Grande do Sul, Brasile, proveniva da una famiglia di origine italiana. Già a 9 anni decise di entrare in contatto con la vita religiosa, trasferendosi in una scuola gestita dalle Suore Missionarie Scalabriniane, dove manifestò la sua vocazione: diventare una suora dedicata agli altri, specialmente ai più vulnerabili. Questo primo passo segnò l’inizio di una lunga vita dedicata alla misericordia concreta.

“Sono tante le storie di vita che hanno segnato il mio percorso missionario… Ricordo un rifugiato che è fuggito dalla persecuzione e dall’estremismo nel suo paese, dove la popolazione viveva sotto la minaccia di uomini armati agli angoli delle strade e nei punti strategici di controllo… Gli chiesi come si sentisse in Brasile, pur non conoscendo ancora la lingua, senza lavoro, in una situazione di grande vulnerabilità… E lui mi rispose prontamente: “Sono felice, perché solo il fatto di non essere sotto la minaccia di armi che in qualsiasi momento potrebbero togliermi la vita, è motivo sufficiente per ringraziare Dio di essere qui. Il Brasile per me è la speranza di vivere in pace”.

2. Quasi 40 anni al servizio dei rifugiati

Per quasi quattro decenni, Suor Rosita ha lavorato accanto a persone sfollate, rifugiate e apolidi in Brasile, offrendo loro sostegno quotidiano: documenti, alloggi temporanei, cibo, istruzione e orientamento legale. Il suo impegno è stato riconosciuto con il Premio Nansen dell’UNHCR 2024, prestigioso riconoscimento internazionale che celebra la dedizione verso chi fugge da conflitti e povertà.

Oltre all’assistenza diretta, Suor Rosita ha partecipato attivamente alla formulazione di leggi migratorie e rifugiate in Brasile, tra cui la legge sui rifugiati del 1997 e la legge sulla migrazione del 2017. La sua azione mostra che la misericordia non si limita all’aiuto immediato, ma include anche la difesa dei diritti umani e la costruzione di politiche giuste che proteggano i più deboli.

3. Una testimonianza di misericordia condivisa

Durante la cerimonia del premio, Suor Rosita sottolineò che il riconoscimento non riguardava solo la sua persona, ma tutti i volontari e le istituzioni che avevano camminato al suo fianco. “Ogni sorriso di un bambino rifugiato è l’energia per continuare a lottare”, ha affermato, incarnando il vero spirito delle opere di misericordia: accogliere, sostenere e proteggere chi è nel bisogno, in modo concreto e quotidiano.

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Foto di Julie Ricard su Unsplash

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