Ucraina | La fedeltà è una carezza di misericordia

Fonte: Vatican News
Su Vatican News, la storia di Olena, giovane medico ucraino in prima linea tra feriti e speranza, accanto al suo popolo
Olena è un medico ucraino di circa quarant’anni che dall’inizio della guerra russo‑ucraina ha scelto di stare accanto a chi lotta per la vita dove più cruenta è la sofferenza: il fronte. Dopo anni trascorsi a vivere in Italia, all’indomani dell’invasione ha sentito con forza che il suo posto era a casa, tra il proprio popolo colpito dal conflitto.
Nonostante le difficoltà logistiche e il caos dei primi giorni, ha raggiunto Leopoli e, il 23 marzo 2022, si è presentata all’ufficio di leva militare, venendo assegnata a una brigata di nuova formazione come medico militare e caposala del reparto di evacuazione.
La realtà del fronte, ammette Olena, si è rivelata molto più dura di quanto potesse immaginare. Ogni giorno incontra feriti gravemente mutilati o privi di arti. La vista di tali tragedie – specie quando ripetuta più volte – mette a dura prova anche chi è preparato professionalmente.
Tuttavia, Olena riconosce nella fede la fonte principale della sua forza: “È solo Dio che mi dà così tanta forza”, afferma, sottolineando come la preghiera e il sostegno spirituale la aiutino a superare la fatica morale e la sensazione di impotenza.
Nel corso del servizio, ha vissuto momenti estremamente difficili, in cui la morte irrompe nel lavoro quotidiano e lascia un segno profondo nei cuori dei medici e dei soldati. Non nasconde le lacrime pensando alle famiglie dei caduti: padri, figli, amici che non torneranno più. Ma allo stesso tempo racconta di esperienze che definisce quasi “miracolose”: quando un ferito senza segni vitali torna a vivere grazie alla rianimazione, “è come se spuntassero le ali” e si ritrova nuova energia per continuare a donare cura e speranza.
L’esperienza della guerra non ha cancellato in lei il desiderio di umanità e di relazioni profonde. Molti soldati feriti che ha aiutato l’hanno poi incontrata casualmente nella vita civile, ricordandole con un semplice “grazie” il valore del suo sacrificio e del suo lavoro. Queste parole, per Olena, rappresentano uno dei momenti più nobili e significativi del suo impegno.
In un contesto dove non esiste alcun luogo davvero sicuro – come dimostrano attacchi missilistici anche alle strutture mediche – Olena affida la propria vita alla provvidenza, consapevole del pericolo ma confortata da una profonda fede.
Durante le festività natalizie, nonostante la lontananza dalla famiglia, trova momenti di speranza e spiritualità insieme ai suoi compagni al fronte, preparando la kutia, piatto tradizionale ucraino di Natale, e cantando canti di Natale, segno di un legame umano e spirituale che supera persino le difficoltà di una guerra senza fine
Fonte e immagine
Su Vatican News, la storia di Olena, giovane medico ucraino in prima linea tra feriti e speranza, accanto al suo popolo
Olena è un medico ucraino di circa quarant’anni che dall’inizio della guerra russo‑ucraina ha scelto di stare accanto a chi lotta per la vita dove più cruenta è la sofferenza: il fronte. Dopo anni trascorsi a vivere in Italia, all’indomani dell’invasione ha sentito con forza che il suo posto era a casa, tra il proprio popolo colpito dal conflitto.
Nonostante le difficoltà logistiche e il caos dei primi giorni, ha raggiunto Leopoli e, il 23 marzo 2022, si è presentata all’ufficio di leva militare, venendo assegnata a una brigata di nuova formazione come medico militare e caposala del reparto di evacuazione.
La realtà del fronte, ammette Olena, si è rivelata molto più dura di quanto potesse immaginare. Ogni giorno incontra feriti gravemente mutilati o privi di arti. La vista di tali tragedie – specie quando ripetuta più volte – mette a dura prova anche chi è preparato professionalmente.
Tuttavia, Olena riconosce nella fede la fonte principale della sua forza: “È solo Dio che mi dà così tanta forza”, afferma, sottolineando come la preghiera e il sostegno spirituale la aiutino a superare la fatica morale e la sensazione di impotenza.
Nel corso del servizio, ha vissuto momenti estremamente difficili, in cui la morte irrompe nel lavoro quotidiano e lascia un segno profondo nei cuori dei medici e dei soldati. Non nasconde le lacrime pensando alle famiglie dei caduti: padri, figli, amici che non torneranno più. Ma allo stesso tempo racconta di esperienze che definisce quasi “miracolose”: quando un ferito senza segni vitali torna a vivere grazie alla rianimazione, “è come se spuntassero le ali” e si ritrova nuova energia per continuare a donare cura e speranza.
L’esperienza della guerra non ha cancellato in lei il desiderio di umanità e di relazioni profonde. Molti soldati feriti che ha aiutato l’hanno poi incontrata casualmente nella vita civile, ricordandole con un semplice “grazie” il valore del suo sacrificio e del suo lavoro. Queste parole, per Olena, rappresentano uno dei momenti più nobili e significativi del suo impegno.
In un contesto dove non esiste alcun luogo davvero sicuro – come dimostrano attacchi missilistici anche alle strutture mediche – Olena affida la propria vita alla provvidenza, consapevole del pericolo ma confortata da una profonda fede.
Durante le festività natalizie, nonostante la lontananza dalla famiglia, trova momenti di speranza e spiritualità insieme ai suoi compagni al fronte, preparando la kutia, piatto tradizionale ucraino di Natale, e cantando canti di Natale, segno di un legame umano e spirituale che supera persino le difficoltà di una guerra senza fine
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Fonte: Vatican News


