Testimoni del Vangelo senza fine

Il dossier dell’Agenzia Fides sul martirologio: oltre i numeri, vite che si donano per amore del Vangelo tra le opere di misericordia
Quasi un terzo degli operatori pastorali uccisi nel 2025 – secondo l’ultimo dossier dell’Agenzia Fides, l’organo di informazione delle Pontificie Opere Missionarie – sono stati assassinati in Nigeria.
Su un totale di 17 – tra sacerdoti, religiosi, seminaristi e laici – sono, infatti, cinque quelli che hanno perso la vita in modo violento nel Paese africano. Si tratta di tre sacerdoti e due seminaristi, uccisi in cinque diverse circostanze: segno che la violenza è diffusa in tutta la Nigeria e che la criminalità non si ferma davanti a niente.
Don Sylvester Okechukwu, sacerdote, Andrew Peter ed Emmanuel Alabi, seminaristi, hanno perso la vita in tre distinti rapimenti; mentre don Matthew Eya, sacerdote, è stato ucciso lungo una strada nell’area di Nsukka, nello Stato di Enugu (Nigeria sud-orientale), e don Godfrey Chukwuma Oparaekwe, anch’egli sacerdote, ha perso la vita durante il tentativo di sedare una lite familiare.
Ma la Nigeria non è l’unico luogo in cui essere cristiani, testimoniare la fede, operare per il Vangelo, guidare le comunità, può mettere a rischio la vita.
Se l’Africa si rivela il continente più pericoloso, contando un totale di 10 missionari uccisi nel 2025 (sei sacerdoti, due seminaristi, due catechisti), anche in America si sono registrate le morti violente di due sacerdoti e due religiose, in Asia hanno perso la vita un sacerdote e un laico, e in Europa è stato ucciso un sacerdote.
C’è da sottolineare che, in generale, per “missionari” non si intende necessariamente evangelizzatori ad gentes, ma cristiani cattolici impegnati nell’attività pastorale, morti in modo violento, anche se non espressamente “in odio alla fede”.
Per questo – precisa il dossier Fides – si preferisce «non usare il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito alle indagini che la Chiesa potrà eventualmente condurre intorno alle circostanze che hanno portato alla loro morte, per poi riconoscere il loro martirio».
Entrando nello specifico dei continenti, c’è da osservare che in Africa il numero dei missionari uccisi nel 2025 è in aumento rispetto all’anno precedente, quando in totale erano morti sei operatori pastorali. Dopo la Nigeria, i Paesi che nel 2025 hanno contato morti violente sono il Burkina Faso con due vittime, e il Kenya, il Sudan e la Sierra Leone con una vittima per ogni Stato.
Nel continente americano i quattro missionari che lo scorso anno hanno perso la vita in modo violento operavano in Haiti (due), in Messico (uno) e negli Stati Uniti (uno). In Asia sono stati uccisi un sacerdote in Myanmar e un laico nelle Filippine.
Martiri in aumento in Africa
Mentre in Europa la violenza si è consumata la sera del 13 febbraio, a Kłobuck, cittadina polacca alle porte di Częstochowa, dove è stato ucciso don Grzegorz Dymek, sacerdote di 58 anni. All’origine di questo omicidio ci sarebbe un tentativo di rapina, finito tragicamente, compiuto da un ex poliziotto licenziato per motivi disciplinari, che in seguito ha confessato l’omicidio.
Secondo i dati in possesso dell’Agenzia Fides, nel primo quarto di secolo che ha aperto questo secondo millennio, il totale degli operatori pastorali uccisi è di 626 persone. Davvero un numero sconvolgente, se si pensa che in nessun continente si può essere sicuri di poter professare la propria fede senza il rischio di venire considerati bersagli.
Celebrare il ricordo di questi testimoni è un atto di speranza, perché il loro sacrificio continua a diffondere il Vangelo in un mondo segnato dall’odio, dalla violenza e dalla guerra.
Come ha detto papa Leone XIV il 14 settembre dello scorso anno, durante la Commemorazione dei martiri e testimoni della fede del XXI secolo, nella basilica di San Paolo Fuori le Mura a Roma, la testimonianza di coloro che donano la vita per il Vangelo è «una speranza piena d’immortalità, perché, pur essendo stati uccisi nel corpo, nessuno potrà spegnere la loro voce o cancellare l’amore che hanno donato; è una speranza piena d’immortalità, perché la loro testimonianza rimane come profezia della vittoria del bene sul male».
E ancora: «È una speranza disarmata, perché hanno testimoniato la fede senza mai usare le armi della forza e della violenza, ma abbracciando la debole e mite forza del Vangelo»
Fonte
- Popoli e Missione n. 3/2026, pp. 32-33 (Dossier “Gente di primavera”)
Immagine
- Fondazione Missio Italia
Il dossier dell’Agenzia Fides sul martirologio: oltre i numeri, vite che si donano per amore del Vangelo tra le opere di misericordia
Quasi un terzo degli operatori pastorali uccisi nel 2025 – secondo l’ultimo dossier dell’Agenzia Fides, l’organo di informazione delle Pontificie Opere Missionarie – sono stati assassinati in Nigeria.
Su un totale di 17 – tra sacerdoti, religiosi, seminaristi e laici – sono, infatti, cinque quelli che hanno perso la vita in modo violento nel Paese africano. Si tratta di tre sacerdoti e due seminaristi, uccisi in cinque diverse circostanze: segno che la violenza è diffusa in tutta la Nigeria e che la criminalità non si ferma davanti a niente.
Don Sylvester Okechukwu, sacerdote, Andrew Peter ed Emmanuel Alabi, seminaristi, hanno perso la vita in tre distinti rapimenti; mentre don Matthew Eya, sacerdote, è stato ucciso lungo una strada nell’area di Nsukka, nello Stato di Enugu (Nigeria sud-orientale), e don Godfrey Chukwuma Oparaekwe, anch’egli sacerdote, ha perso la vita durante il tentativo di sedare una lite familiare.
Ma la Nigeria non è l’unico luogo in cui essere cristiani, testimoniare la fede, operare per il Vangelo, guidare le comunità, può mettere a rischio la vita.
Se l’Africa si rivela il continente più pericoloso, contando un totale di 10 missionari uccisi nel 2025 (sei sacerdoti, due seminaristi, due catechisti), anche in America si sono registrate le morti violente di due sacerdoti e due religiose, in Asia hanno perso la vita un sacerdote e un laico, e in Europa è stato ucciso un sacerdote.
C’è da sottolineare che, in generale, per “missionari” non si intende necessariamente evangelizzatori ad gentes, ma cristiani cattolici impegnati nell’attività pastorale, morti in modo violento, anche se non espressamente “in odio alla fede”.
Per questo – precisa il dossier Fides – si preferisce «non usare il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito alle indagini che la Chiesa potrà eventualmente condurre intorno alle circostanze che hanno portato alla loro morte, per poi riconoscere il loro martirio».
Entrando nello specifico dei continenti, c’è da osservare che in Africa il numero dei missionari uccisi nel 2025 è in aumento rispetto all’anno precedente, quando in totale erano morti sei operatori pastorali. Dopo la Nigeria, i Paesi che nel 2025 hanno contato morti violente sono il Burkina Faso con due vittime, e il Kenya, il Sudan e la Sierra Leone con una vittima per ogni Stato.
Nel continente americano i quattro missionari che lo scorso anno hanno perso la vita in modo violento operavano in Haiti (due), in Messico (uno) e negli Stati Uniti (uno). In Asia sono stati uccisi un sacerdote in Myanmar e un laico nelle Filippine.
Martiri in aumento in Africa
Mentre in Europa la violenza si è consumata la sera del 13 febbraio, a Kłobuck, cittadina polacca alle porte di Częstochowa, dove è stato ucciso don Grzegorz Dymek, sacerdote di 58 anni. All’origine di questo omicidio ci sarebbe un tentativo di rapina, finito tragicamente, compiuto da un ex poliziotto licenziato per motivi disciplinari, che in seguito ha confessato l’omicidio.
Secondo i dati in possesso dell’Agenzia Fides, nel primo quarto di secolo che ha aperto questo secondo millennio, il totale degli operatori pastorali uccisi è di 626 persone. Davvero un numero sconvolgente, se si pensa che in nessun continente si può essere sicuri di poter professare la propria fede senza il rischio di venire considerati bersagli.
Celebrare il ricordo di questi testimoni è un atto di speranza, perché il loro sacrificio continua a diffondere il Vangelo in un mondo segnato dall’odio, dalla violenza e dalla guerra.
Come ha detto papa Leone XIV il 14 settembre dello scorso anno, durante la Commemorazione dei martiri e testimoni della fede del XXI secolo, nella basilica di San Paolo Fuori le Mura a Roma, la testimonianza di coloro che donano la vita per il Vangelo è «una speranza piena d’immortalità, perché, pur essendo stati uccisi nel corpo, nessuno potrà spegnere la loro voce o cancellare l’amore che hanno donato; è una speranza piena d’immortalità, perché la loro testimonianza rimane come profezia della vittoria del bene sul male».
E ancora: «È una speranza disarmata, perché hanno testimoniato la fede senza mai usare le armi della forza e della violenza, ma abbracciando la debole e mite forza del Vangelo»
Fonte
- Popoli e Missione n. 3/2026, pp. 32-33 (Dossier “Gente di primavera”)
Immagine
- Fondazione Missio Italia



