304 milioni di migranti nel mondo | Li stiamo accogliendo?

Foto di Tim Mossholder su Unsplash
Secondo il Rapporto del Centro Studi e Ricerche IDOS, presentato a Roma, nel 2024 i migranti internazionali nel mondo ammontavano a 304 milioni, pari al 3,7% della popolazione mondiale: quasi il doppio rispetto a trent’anni fa
In particolare, l’Europa conta oltre 100 milioni di persone che si sono mosse – o si trovano in movimento – mentre l’Asia ne ospita circa 85 milioni e il Nord America circa 79 milioni.
In Italia, gli stranieri regolarmente residenti sono circa 5,422 milioni (+169mila in un anno), pari al 9,2% della popolazione totale.
Questi numeri fotografano un fenomeno strutturale: migrazioni motivate non solo da lavoro e condizioni economiche, ma anche da catastrofi climatiche (si stima che alla fine del 2024 ci fossero quasi 10 milioni di sfollati climatici) e da diseguaglianze globali del reddito.
L’Europa “chiusa in sé stessa”
Il Rapporto osserva che l’Europa vive un vero paradosso: pur avendo bisogno di giovani e manodopera (tre quarti delle imprese faticano a trovare lavoratori), adotta politiche che privilegiano i respingimenti, la detenzione alle frontiere, l’esternalizzazione della gestione migratoria.
Il risultato: nel 2024 l’Unione Europea ha ricevuto 997.815 richieste di protezione internazionale, ma solo 437.910 protezioni sono state concesse, con forti squilibri tra Paesi.
L’immagine che emerge è quella di un’Europa che “si chiude in sé stessa”, come sottolinea il presidente dell’IDOS, Luca Di Sciullo, che invita a superare le narrazioni stereotipate e discriminatorie sui migranti.
Accogliere il pellegrino: un invito che assume concretezza
In questo quadro globale, l’opera di misericordia “accogliere lo straniero/pellegrino” assume un’urgenza rivisitata. Il Vangelo rammenta che “ero straniero e mi avete ospitato” (Mt 25,35) e invita a vedere ogni persona in cammino — per motivi economici, climatici, familiari — come un fratello o una sorella da accogliere con dignità.
Nel contesto italiano ed europeo, questo si traduce in alcune implicazioni concrete:
• Accoglienza materiale: mettere a disposizione strutture adeguate — alloggi, dormitori, spazio d’incontro — per coloro che si trovano in transito o in attesa di una risposta di protezione.
• Accoglienza relazionale: andare oltre la mera gestione burocratica, riconoscendo ogni persona nella sua storia, offrendo ascolto e sostegno.
• Accoglienza integrata: favorire percorsi di inclusione, formazione e lavoro, perché accogliere significa anche offrire opportunità di vita dignitosa, non solo un tetto temporaneo.
• Accoglienza consapevole: contrastare narrazioni riduttive e stereotipate sui migranti, che li dipingono come “problema” anziché come risorsa, come esseri umani vulnerabili con diritti da rispettare.
Sfide e responsabilità nel nostro tempo
La sfida è doppia. Da un lato, bisogna rispondere positivamente all’appello della solidarietà universale; dall’altro, occorre saper progettare politiche d’accoglienza che non siano emergenziali o episodiche, ma strutturate e sostenibili.
In Italia, dove il 9,2% della popolazione è straniera, è evidente che la presenza migrante è parte integrante della comunità nazionale. L’accoglienza non è un fatto “aggiuntivo”, ma un gesto di civiltà e di Chiesa che concretizza l’opera di misericordia.
Le comunità cristiane — parrocchie, associazioni, ordini religiosi — possono essere luoghi privilegiati di accoglienza. Esse offrono non solo alloggi temporanei, ma spazi di incontro, prossimità, orientamento, integrazione. In questo senso, accogliere il pellegrino significa anche costruire comunità in cui l’altro, appena giunto, non sia solo ospite, ma diventi partecipante della vita comune.
La quarta opera di misericordia corporale, quindi, è più attuale che mai. Non è solo un impegno individuale, ma una sfida comunitaria, ecclesiale e sociale, che il movimento spazio + spadoni continua a sostenere.
Fonte
Secondo il Rapporto del Centro Studi e Ricerche IDOS, presentato a Roma, nel 2024 i migranti internazionali nel mondo ammontavano a 304 milioni, pari al 3,7% della popolazione mondiale: quasi il doppio rispetto a trent’anni fa
In particolare, l’Europa conta oltre 100 milioni di persone che si sono mosse – o si trovano in movimento – mentre l’Asia ne ospita circa 85 milioni e il Nord America circa 79 milioni.
In Italia, gli stranieri regolarmente residenti sono circa 5,422 milioni (+169mila in un anno), pari al 9,2% della popolazione totale.
Questi numeri fotografano un fenomeno strutturale: migrazioni motivate non solo da lavoro e condizioni economiche, ma anche da catastrofi climatiche (si stima che alla fine del 2024 ci fossero quasi 10 milioni di sfollati climatici) e da diseguaglianze globali del reddito.
L’Europa “chiusa in sé stessa”
Il Rapporto osserva che l’Europa vive un vero paradosso: pur avendo bisogno di giovani e manodopera (tre quarti delle imprese faticano a trovare lavoratori), adotta politiche che privilegiano i respingimenti, la detenzione alle frontiere, l’esternalizzazione della gestione migratoria.
Il risultato: nel 2024 l’Unione Europea ha ricevuto 997.815 richieste di protezione internazionale, ma solo 437.910 protezioni sono state concesse, con forti squilibri tra Paesi.
L’immagine che emerge è quella di un’Europa che “si chiude in sé stessa”, come sottolinea il presidente dell’IDOS, Luca Di Sciullo, che invita a superare le narrazioni stereotipate e discriminatorie sui migranti.
Accogliere il pellegrino: un invito che assume concretezza
In questo quadro globale, l’opera di misericordia “accogliere lo straniero/pellegrino” assume un’urgenza rivisitata. Il Vangelo rammenta che “ero straniero e mi avete ospitato” (Mt 25,35) e invita a vedere ogni persona in cammino — per motivi economici, climatici, familiari — come un fratello o una sorella da accogliere con dignità.
Nel contesto italiano ed europeo, questo si traduce in alcune implicazioni concrete:
• Accoglienza materiale: mettere a disposizione strutture adeguate — alloggi, dormitori, spazio d’incontro — per coloro che si trovano in transito o in attesa di una risposta di protezione.
• Accoglienza relazionale: andare oltre la mera gestione burocratica, riconoscendo ogni persona nella sua storia, offrendo ascolto e sostegno.
• Accoglienza integrata: favorire percorsi di inclusione, formazione e lavoro, perché accogliere significa anche offrire opportunità di vita dignitosa, non solo un tetto temporaneo.
• Accoglienza consapevole: contrastare narrazioni riduttive e stereotipate sui migranti, che li dipingono come “problema” anziché come risorsa, come esseri umani vulnerabili con diritti da rispettare.
Sfide e responsabilità nel nostro tempo
La sfida è doppia. Da un lato, bisogna rispondere positivamente all’appello della solidarietà universale; dall’altro, occorre saper progettare politiche d’accoglienza che non siano emergenziali o episodiche, ma strutturate e sostenibili.
In Italia, dove il 9,2% della popolazione è straniera, è evidente che la presenza migrante è parte integrante della comunità nazionale. L’accoglienza non è un fatto “aggiuntivo”, ma un gesto di civiltà e di Chiesa che concretizza l’opera di misericordia.
Le comunità cristiane — parrocchie, associazioni, ordini religiosi — possono essere luoghi privilegiati di accoglienza. Esse offrono non solo alloggi temporanei, ma spazi di incontro, prossimità, orientamento, integrazione. In questo senso, accogliere il pellegrino significa anche costruire comunità in cui l’altro, appena giunto, non sia solo ospite, ma diventi partecipante della vita comune.
La quarta opera di misericordia corporale, quindi, è più attuale che mai. Non è solo un impegno individuale, ma una sfida comunitaria, ecclesiale e sociale, che il movimento spazio + spadoni continua a sostenere.
Fonte

Foto di Tim Mossholder su Unsplash


