Opere di misericordia ai nostri giorni: evitare gli sprechi

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5 Marzo 2026

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Foto di Jas Min su Unsplash

Da don Vito Vacca, fidei donum rientrato dopo diversi anni in missione, una riflessione su consumismo e sull’evitare gli sprechi

Lo spreco è un’altra forma di inquinamento: sperperare cibo (quanto spreco nei nostri innumerevoli ristoranti!), acqua, elettricità o gas non è solo perdita, ma diviene un attentato contro le risorse naturali e un affronto alla povertà di milioni di persone spesso sfruttate e private di queste risorse. Scartare vestiti ancora dignitosi o oggetti utili per la mania del nuovo o del marchio è consumismo deleterio.

A volte alcuni amici mi invitano a vedere l’ennesima ristrutturazione del loro appartamento. E, quando mi chiedono un parere, mi ritrovo (col mio moralismo) quasi a smorzare l’entusiasmo per non deluderli: “A dire il vero lo preferivo com’era prima… era davvero necessario spendere 50 mila euro solo per il gusto di cambiare qualcosa?

Al Cairo, milioni di “zabbalin” vivono di rifiuti urbani, riciclando di notte ciò che trovano nelle discariche pubbliche. A Roma, vedo spesso dei poveri recuperare dai cassonetti oggetti da riutilizzare. Dovrebbero essere chiamati i benefattori di una società consumista!

Ricordo quando – non ridete, erano altri tempi – dovevamo stare attenti a non sprecare un tovagliolo di carta che si poteva usare per più pasti, o mezzo foglio di quaderno su cui era ancora possibile scrivere, e in collegio il sabato era l’unico giorno per fare la doccia e fare il cambio dei vestiti! Sto parlando degli anni sessanta e seguenti: tempi passati! Eppure alcuni anziani che visito alla Garbatella mi ricordano che da piccoli andavano a fare la doccia, solo il sabato, ai bagni pubblici! Ci sta ancora lo stabilimento anche se convertito ad altri usi.

Potresti dire che queste sono sciocchezze. Forse hai ragione: di fronte alle guerre e alle distruzioni che avvengono ad opera dell’uomo, queste sono briciole. Quante distruzioni! Le armi presenti nei nostri paesi basterebbero a trasformare i deserti del mondo in un meraviglioso giardino.

Il fatto è che l’inquinamento vero inizia nel cuore dell’uomo. L’inquinamento del cuore si manifesta nella mancanza di amore, di rispetto e sensibilità, nei comportamenti irriverenti, nella mercificazione del corpo, nella violenza delle immagini pubblicitarie.

L’odio inquina più del materiale radioattivo! Da queste “bazzecole” si passa facilmente ad offese ben più gravi che nascono dal cuore inquinato. L’egoismo infetta, l’avarizia spoglia, l’odio distrugge, l’incuria demolisce. Anche la parola può inquinare: lo sparlare semina zizzania, la bestemmia è un insulto a chi crede, le parolacce rivendicate come segno di libertà generano facilmente violenza. Che dire dei tanti italiani che bestemmiano senza vergogna (non “come turchi”, che non bestemmiano affatto!). Che dire dei social che si riempiono di insulti, parolacce e volgarità?

È dal cuore contaminato che si consuma l’inquinamento del mondo! “Ascoltatemi tutti e intendete bene: non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo” (Mc 7, 14).

La natura è un bene comune, come il condominio. Dio ha creato tutto con sovrabbondanza, con una bellezza che dobbiamo accogliere e coltivare. Così dovrebbero fare le istituzioni pubbliche: le città non dovrebbero essere costruite solo con la logica del profitto, ma con attenzione al verde e agli spazi comuni. Il mondo creato ha la logica del bello e del pulito: è un giardino dove Dio scende a passeggiare con Adamo.

Le bellezze naturali aprono le labbra alla lode; persino il deserto ha la sua bellezza, e diviene luogo di preghiera e comunione con Dio: i monaci lo hanno abitato come spazio di contemplazione oltre che di lotta contro il demonio inquinatore, come affermano i padri del deserto di Wadi Natrun o del deserto di Giuda. San Benedetto ha trasformato luoghi impervi in splendidi rifugi immersi nel verde (gli ignoranti oggi sparlano dicendo che i monaci si sono accaparrati i posti migliori!). San Francesco d’Assisi era il fratello gioioso e il cantore del creato.

Il rispetto della natura è soprattutto rispetto per l’altro: andare contro natura è disprezzo che produce frutti velenosi anche per noi stessi.

Benedetto XVI proprio nel Cenacolo a Gerusalemme affermò:

“Come esiste un inquinamento atmosferico, che avvelena l’ambiente e gli esseri viventi, così esiste un inquinamento del cuore e dello spirito, che mortifica ed avvelena l’esistenza spirituale. Allo stesso modo in cui non bisogna assuefarsi ai veleni dell’aria – e per questo l’impegno ecologico rappresenta oggi una priorità – altrettanto si dovrebbe fare per ciò che corrompe lo spirito. Sembra invece che a tanti prodotti inquinanti la mente e il cuore che circolano nelle nostre società – ad esempio immagini che spettacolarizzano il piacere, la violenza o il disprezzo per l’uomo e la donna – a questo sembra che ci si abitui senza difficoltà. Anche questo è libertà, si dice, senza riconoscere che tutto ciò inquina, intossica l’animo soprattutto delle nuove generazioni, e finisce poi per condizionarne la stessa libertà.
La metafora del vento impetuoso di Pentecoste fa pensare a quanto invece sia prezioso respirare aria pulita, sia con i polmoni, quella fisica, sia con il cuore, quella spirituale, l’aria salubre dello spirito che è l’amore!”.

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Da don Vito Vacca, fidei donum rientrato dopo diversi anni in missione, una riflessione su consumismo e sull’evitare gli sprechi

Lo spreco è un’altra forma di inquinamento: sperperare cibo (quanto spreco nei nostri innumerevoli ristoranti!), acqua, elettricità o gas non è solo perdita, ma diviene un attentato contro le risorse naturali e un affronto alla povertà di milioni di persone spesso sfruttate e private di queste risorse. Scartare vestiti ancora dignitosi o oggetti utili per la mania del nuovo o del marchio è consumismo deleterio.

A volte alcuni amici mi invitano a vedere l’ennesima ristrutturazione del loro appartamento. E, quando mi chiedono un parere, mi ritrovo (col mio moralismo) quasi a smorzare l’entusiasmo per non deluderli: “A dire il vero lo preferivo com’era prima… era davvero necessario spendere 50 mila euro solo per il gusto di cambiare qualcosa?

Al Cairo, milioni di “zabbalin” vivono di rifiuti urbani, riciclando di notte ciò che trovano nelle discariche pubbliche. A Roma, vedo spesso dei poveri recuperare dai cassonetti oggetti da riutilizzare. Dovrebbero essere chiamati i benefattori di una società consumista!

Ricordo quando – non ridete, erano altri tempi – dovevamo stare attenti a non sprecare un tovagliolo di carta che si poteva usare per più pasti, o mezzo foglio di quaderno su cui era ancora possibile scrivere, e in collegio il sabato era l’unico giorno per fare la doccia e fare il cambio dei vestiti! Sto parlando degli anni sessanta e seguenti: tempi passati! Eppure alcuni anziani che visito alla Garbatella mi ricordano che da piccoli andavano a fare la doccia, solo il sabato, ai bagni pubblici! Ci sta ancora lo stabilimento anche se convertito ad altri usi.

Potresti dire che queste sono sciocchezze. Forse hai ragione: di fronte alle guerre e alle distruzioni che avvengono ad opera dell’uomo, queste sono briciole. Quante distruzioni! Le armi presenti nei nostri paesi basterebbero a trasformare i deserti del mondo in un meraviglioso giardino.

Il fatto è che l’inquinamento vero inizia nel cuore dell’uomo. L’inquinamento del cuore si manifesta nella mancanza di amore, di rispetto e sensibilità, nei comportamenti irriverenti, nella mercificazione del corpo, nella violenza delle immagini pubblicitarie.

L’odio inquina più del materiale radioattivo! Da queste “bazzecole” si passa facilmente ad offese ben più gravi che nascono dal cuore inquinato. L’egoismo infetta, l’avarizia spoglia, l’odio distrugge, l’incuria demolisce. Anche la parola può inquinare: lo sparlare semina zizzania, la bestemmia è un insulto a chi crede, le parolacce rivendicate come segno di libertà generano facilmente violenza. Che dire dei tanti italiani che bestemmiano senza vergogna (non “come turchi”, che non bestemmiano affatto!). Che dire dei social che si riempiono di insulti, parolacce e volgarità?

È dal cuore contaminato che si consuma l’inquinamento del mondo! “Ascoltatemi tutti e intendete bene: non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo” (Mc 7, 14).

La natura è un bene comune, come il condominio. Dio ha creato tutto con sovrabbondanza, con una bellezza che dobbiamo accogliere e coltivare. Così dovrebbero fare le istituzioni pubbliche: le città non dovrebbero essere costruite solo con la logica del profitto, ma con attenzione al verde e agli spazi comuni. Il mondo creato ha la logica del bello e del pulito: è un giardino dove Dio scende a passeggiare con Adamo.

Le bellezze naturali aprono le labbra alla lode; persino il deserto ha la sua bellezza, e diviene luogo di preghiera e comunione con Dio: i monaci lo hanno abitato come spazio di contemplazione oltre che di lotta contro il demonio inquinatore, come affermano i padri del deserto di Wadi Natrun o del deserto di Giuda. San Benedetto ha trasformato luoghi impervi in splendidi rifugi immersi nel verde (gli ignoranti oggi sparlano dicendo che i monaci si sono accaparrati i posti migliori!). San Francesco d’Assisi era il fratello gioioso e il cantore del creato.

Il rispetto della natura è soprattutto rispetto per l’altro: andare contro natura è disprezzo che produce frutti velenosi anche per noi stessi.

Benedetto XVI proprio nel Cenacolo a Gerusalemme affermò:

“Come esiste un inquinamento atmosferico, che avvelena l’ambiente e gli esseri viventi, così esiste un inquinamento del cuore e dello spirito, che mortifica ed avvelena l’esistenza spirituale. Allo stesso modo in cui non bisogna assuefarsi ai veleni dell’aria – e per questo l’impegno ecologico rappresenta oggi una priorità – altrettanto si dovrebbe fare per ciò che corrompe lo spirito. Sembra invece che a tanti prodotti inquinanti la mente e il cuore che circolano nelle nostre società – ad esempio immagini che spettacolarizzano il piacere, la violenza o il disprezzo per l’uomo e la donna – a questo sembra che ci si abitui senza difficoltà. Anche questo è libertà, si dice, senza riconoscere che tutto ciò inquina, intossica l’animo soprattutto delle nuove generazioni, e finisce poi per condizionarne la stessa libertà.
La metafora del vento impetuoso di Pentecoste fa pensare a quanto invece sia prezioso respirare aria pulita, sia con i polmoni, quella fisica, sia con il cuore, quella spirituale, l’aria salubre dello spirito che è l’amore!”.

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