“Gesù è risorto!” … Anche tu puoi risorgere

Foto di Tanjir Ahmed Chowdhury su Unsplash
Dal nostro corrispondente don Vito Vacca, una riflessione sul senso della Pasqua e della Resurrezione in Terra Santa e in ciascuno di noi
È bello e commovente aggirarsi nei giorni pasquali per le vie della Terra Santa o dei paesi vicini dove ci sono cristiani e ricevere quel saluto insolito ma pieno di calore. Per le strade, infatti, il saluto non è il solito “Salam” o “sabah-alkhair” (mattino di bene), ma: “Cristo è risorto!” e la risposta è un entusiastico: “È veramente risorto”.
Anche in quest’anno di guerra i messaggi che mi arrivano da quei paesi e città, sebbene sommersi dal rumore assordante di bombardamenti, sono comunque annunci di resurrezione.
Chiaramente quel grido di vittoria illumina vita e morte, perché ne annuncia la sconfitta. Nella storia lontana e recente sempre il cristiano ha annunciato la vita anche nel momento in cui viene martirizzato. Anche nel funerale i cristiani portano l’annuncio che “Cristo è risorto”.
Tuttavia molti uomini continuano a vivere come se niente fosse successo in quella domenica che segue la luna piena di primavera e appena celebrata nelle nostre chiese. Abbiamo celebrato una meravigliosa veglia piena di senso e che faceva seguito a una Quaresima e a una settimana santa emozionante, ma spesso quel “Christos anesti” coniugato in tutte le lingue del mondo rimane sulla bocca senza le conseguenze che dovrebbe comportare.
È così che sorge la domanda: a me cosa cambia se Cristo è risorto? Cristo è risuscitato da morte, ma il mio cammino continua con le stesse difficoltà e le stesse paure … e la notizia straordinaria di Cristo risorto non ha cambiato niente in me. La mia domanda dunque diviene: la Pasqua per me è solo la memoria di un evento mitico e trionfalistico?
Gesù l’aveva predetto: sarebbe stato ucciso e il terzo giorno sarebbe resuscitato. Poi, morendo Egli è disceso nel punto più basso, negli inferi! Si è fatto agnello ed è stato umiliato ed ucciso. Il suo aspetto fisico ora è sfigurato, è ridotto a un verme, il suo volto inguardabile. È il fallimento più totale di colui che parlava di amore come della luce che illumina le tenebre. Come vedere in quel “verme, non uomo” l’amore di Dio e la vittoria dell’amore sulla morte? Se tutto fosse finito con la morte e sepoltura di Gesù avremmo avuto la prova chiara che Gesù, il Cristo, era un impostore, che Dio non esiste, e che quel dio che ci siamo inventato non è altro che un mostro. La morte sarebbe la fine di tutto e quel farsi agnello e servo sarebbe una pazzia illusoria.
Che successe dunque a Gerusalemme la vigilia di Pasqua dell’anno 30 (33 secondo altri)? Quel giovedì si fece notte: Gesù entrò nella tana del drago, nel regno dei morti, quello dal quale nessuno è mai uscito perché nessun morto può darsi la vita. Ma Gesù era la resurrezione e la vita. Colui che aveva dato la vita a Lazzaro non poteva darla a se stesso? Non era vero che Dio aveva creato tutto dal nulla?
La morte è il nulla, mancanza di vita, ma Gesù era la vita. La vita è amore e Dio è amore! La prova è che Gesù si è lasciato uccidere per amore ed è risuscitato!
Ecco allora la Pasqua, Cristo risorto! è uscito da quel regno dei morti perché l’amore, che è Dio, è più forte della morte e crea la vita dal nulla. Lui è amore e vita mentre noi, la vita e l’amore ci vengono dati! Se Gesù è risorto veramente, ciò significa che “l’amore è più forte della morte”. Quello che si era fatto agnello ed era ridotto a una larva di verme non era altro che amore! La morte in realtà non esiste: è solo mancanza di vita, e la vita è amore. Gesù risorto significa che Dio c’è, ed è datore di vita. Con la sua resurrezione le tenebre sono passate perché si è accesa la luce, quella che non si spegnerà più. È la domenica senza tramonto!
“Cristo è veramente risorto” dunque significa che Egli cammina con noi nelle nostre strade portando la vita dove c’è la morte!
Gesù ora è davvero con noi! Prima Egli era uomo come noi, un uomo che sapeva amare, l’uomo realizzato, uomo e Dio! Ma era come noi delimitato da spazio e tempo. Per vederlo e incontrarlo dovevamo recarci a Nazareth o a Cafarnao. Immaginiamo che Gesù risorgendo fosse ritornato alla vita di prima o fosse rimasto in vita, per sempre visibile e tangibile, e supponiamo che Egli avesse posto la sua sede nella casa del sommo sacerdote a Gerusalemme o in una cattedrale a Roma! Noi saremmo stati soggiogati dall’evidenza del portento ed Egli avrebbe dominato sul mondo, ma per vederlo e ascoltarlo avremmo dovuto andare tremanti dov’era Lui, a Gerusalemme o a Roma. No, Gesù non ha ripreso un corpo fisico limitato com’era prima ma il suo corpo trasfigurato, “celeste”; invisibile, certo, ma presente in ogni luogo, Così che Egli non si impone a me costringendomi e soggiogandomi dal di fuori. Ora Lui è qui, presso di me, dovunque io sono, lasciandomi completamente libero. Ora Lui è vivo e mi parla, cammina con me quando gioisco e quando sono triste, quando fallisco e quando soffro, ma solo se io voglio vedere. Quelle apparizioni dicono che il suo corpo è trasfigurato, non visibile ai nostri sensi, ma che c’è, è vivo, ci ama e sta con noi.
Gli apostoli, le donne, i molti discepoli ai quali Egli si mostrò potranno testimoniare storicamente che Egli è veramente risorto. Lo hanno visto in tutti i modi: lo aveva visto Pietro, Giovanni, e tutti gli apostoli. Lo avevano visto altre persone come i discepoli di Emmaus, lo aveva visto Tommaso, l’incredulo. Lo avevano visto le donne cui era apparso per primo. Ma lo vediamo noi oggi con gli occhi della fede così che la testimonianza dei testimoni oculari si unisce alla nostra esperienza interiore.
Gli apostoli, quando Gesù venne arrestato avevano dimostrato tutta la loro viltà, tutti erano scappati nel momento più drammatico. Presso la croce non c’era altri che Giovanni, insieme ad alcune donne. Gli apostoli dovettero ammettere di essere inaffidabili e deludenti e che le donne erano più brave, più coraggiose, più fedeli di loro. Durante la vita terrena di Gesù loro erano rimaste quasi nell’ombra e senza entrare nella gerarchia rispetto agli “scelti”, ma ora esse appaiono superiori e diventano annunciatrici degli apostoli. La fede di molti uomini anche oggi deriva dalle loro mamme!
Con le apparizioni gli apostoli percepirono che Gesù li accompagnava e agiva in loro. Non avranno più sensi di colpa né vergogna, e andranno in tutto il mondo, liberi e disposti a subire persecuzioni come il loro maestro. Non importava più tanto di trovarsi incapaci e non all’altezza della missione. Ora sapevano che Dio li amava perché Gesù era morto per loro ed era risorto, e dopo la resurrezione non li aveva rifiutati ma confermato loro la missione di annunciare questo amore. Ormai non avevano più bisogno di conferme: lo sentivano presente e non come “un altro”. Gesù viveva in loro! La vita eterna non era solo una promessa, ma la vivevano già nel loro cuore, perché quello spirito di Pentecoste li aveva toccati e trasformati. Non avevano bisogno di vedere Gesù nel suo corpo fisico, quello che avevano conosciuto lungo tre anni densi di tratti umani e divini, perché si erano resi conto che adesso Gesù era in ciascuno di loro dovunque andassero. Era lo stesso Gesù, ma ora, risorto, Egli era molto più presente di prima.
Tu, caro amico, pensi a torto che avresti bisogno di vedere il Gesù storico conosciuto dai discepoli. Non conta molto il fatto che Cristo sia risorto per entrare nella sua gloria. Quel che conta per te è che ora c’è la possibilità che anche tu puoi risorgere, che anche tu possa vincere la morte e non scappare più di fronte al drago che ti vuole distruggere. Non ti verrà da dire dunque: “buon per lui che è risorto!”.
La buona notizia è che Cristo risorto non si rintana in un mondo inaccessibile, ma vive in te e che quindi la tua vita è quella di chi ha vinto la morte. Hai sperimentato ora una presenza che ti accompagna, ancora più forte di quella fisica.
È una presenza che ti porta a servire i fratelli più poveri, ad annunciare la salvezza a coloro che piangono, a perdonare chi ti fa del male, a condividere i tuoi beni. Ora puoi essere un “alter Christus”, che ami gratuitamente tua moglie e cammini tra le fiamme benedicendo il Signore. Ora puoi andare sul patibolo cantando.
Quel grido che risuona nelle vie della Palestina non si riferisce dunque solo a una storia passata, ma a un evento che ti travolge e ti cambia per sempre.
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- Foto di Tanjir Ahmed Chowdhury su Unsplash
Dal nostro corrispondente don Vito Vacca, una riflessione sul senso della Pasqua e della Resurrezione in Terra Santa e in ciascuno di noi
È bello e commovente aggirarsi nei giorni pasquali per le vie della Terra Santa o dei paesi vicini dove ci sono cristiani e ricevere quel saluto insolito ma pieno di calore. Per le strade, infatti, il saluto non è il solito “Salam” o “sabah-alkhair” (mattino di bene), ma: “Cristo è risorto!” e la risposta è un entusiastico: “È veramente risorto”.
Anche in quest’anno di guerra i messaggi che mi arrivano da quei paesi e città, sebbene sommersi dal rumore assordante di bombardamenti, sono comunque annunci di resurrezione.
Chiaramente quel grido di vittoria illumina vita e morte, perché ne annuncia la sconfitta. Nella storia lontana e recente sempre il cristiano ha annunciato la vita anche nel momento in cui viene martirizzato. Anche nel funerale i cristiani portano l’annuncio che “Cristo è risorto”.
Tuttavia molti uomini continuano a vivere come se niente fosse successo in quella domenica che segue la luna piena di primavera e appena celebrata nelle nostre chiese. Abbiamo celebrato una meravigliosa veglia piena di senso e che faceva seguito a una Quaresima e a una settimana santa emozionante, ma spesso quel “Christos anesti” coniugato in tutte le lingue del mondo rimane sulla bocca senza le conseguenze che dovrebbe comportare.
È così che sorge la domanda: a me cosa cambia se Cristo è risorto? Cristo è risuscitato da morte, ma il mio cammino continua con le stesse difficoltà e le stesse paure … e la notizia straordinaria di Cristo risorto non ha cambiato niente in me. La mia domanda dunque diviene: la Pasqua per me è solo la memoria di un evento mitico e trionfalistico?
Gesù l’aveva predetto: sarebbe stato ucciso e il terzo giorno sarebbe resuscitato. Poi, morendo Egli è disceso nel punto più basso, negli inferi! Si è fatto agnello ed è stato umiliato ed ucciso. Il suo aspetto fisico ora è sfigurato, è ridotto a un verme, il suo volto inguardabile. È il fallimento più totale di colui che parlava di amore come della luce che illumina le tenebre. Come vedere in quel “verme, non uomo” l’amore di Dio e la vittoria dell’amore sulla morte? Se tutto fosse finito con la morte e sepoltura di Gesù avremmo avuto la prova chiara che Gesù, il Cristo, era un impostore, che Dio non esiste, e che quel dio che ci siamo inventato non è altro che un mostro. La morte sarebbe la fine di tutto e quel farsi agnello e servo sarebbe una pazzia illusoria.
Che successe dunque a Gerusalemme la vigilia di Pasqua dell’anno 30 (33 secondo altri)? Quel giovedì si fece notte: Gesù entrò nella tana del drago, nel regno dei morti, quello dal quale nessuno è mai uscito perché nessun morto può darsi la vita. Ma Gesù era la resurrezione e la vita. Colui che aveva dato la vita a Lazzaro non poteva darla a se stesso? Non era vero che Dio aveva creato tutto dal nulla?
La morte è il nulla, mancanza di vita, ma Gesù era la vita. La vita è amore e Dio è amore! La prova è che Gesù si è lasciato uccidere per amore ed è risuscitato!
Ecco allora la Pasqua, Cristo risorto! è uscito da quel regno dei morti perché l’amore, che è Dio, è più forte della morte e crea la vita dal nulla. Lui è amore e vita mentre noi, la vita e l’amore ci vengono dati! Se Gesù è risorto veramente, ciò significa che “l’amore è più forte della morte”. Quello che si era fatto agnello ed era ridotto a una larva di verme non era altro che amore! La morte in realtà non esiste: è solo mancanza di vita, e la vita è amore. Gesù risorto significa che Dio c’è, ed è datore di vita. Con la sua resurrezione le tenebre sono passate perché si è accesa la luce, quella che non si spegnerà più. È la domenica senza tramonto!
“Cristo è veramente risorto” dunque significa che Egli cammina con noi nelle nostre strade portando la vita dove c’è la morte!
Gesù ora è davvero con noi! Prima Egli era uomo come noi, un uomo che sapeva amare, l’uomo realizzato, uomo e Dio! Ma era come noi delimitato da spazio e tempo. Per vederlo e incontrarlo dovevamo recarci a Nazareth o a Cafarnao. Immaginiamo che Gesù risorgendo fosse ritornato alla vita di prima o fosse rimasto in vita, per sempre visibile e tangibile, e supponiamo che Egli avesse posto la sua sede nella casa del sommo sacerdote a Gerusalemme o in una cattedrale a Roma! Noi saremmo stati soggiogati dall’evidenza del portento ed Egli avrebbe dominato sul mondo, ma per vederlo e ascoltarlo avremmo dovuto andare tremanti dov’era Lui, a Gerusalemme o a Roma. No, Gesù non ha ripreso un corpo fisico limitato com’era prima ma il suo corpo trasfigurato, “celeste”; invisibile, certo, ma presente in ogni luogo, Così che Egli non si impone a me costringendomi e soggiogandomi dal di fuori. Ora Lui è qui, presso di me, dovunque io sono, lasciandomi completamente libero. Ora Lui è vivo e mi parla, cammina con me quando gioisco e quando sono triste, quando fallisco e quando soffro, ma solo se io voglio vedere. Quelle apparizioni dicono che il suo corpo è trasfigurato, non visibile ai nostri sensi, ma che c’è, è vivo, ci ama e sta con noi.
Gli apostoli, le donne, i molti discepoli ai quali Egli si mostrò potranno testimoniare storicamente che Egli è veramente risorto. Lo hanno visto in tutti i modi: lo aveva visto Pietro, Giovanni, e tutti gli apostoli. Lo avevano visto altre persone come i discepoli di Emmaus, lo aveva visto Tommaso, l’incredulo. Lo avevano visto le donne cui era apparso per primo. Ma lo vediamo noi oggi con gli occhi della fede così che la testimonianza dei testimoni oculari si unisce alla nostra esperienza interiore.
Gli apostoli, quando Gesù venne arrestato avevano dimostrato tutta la loro viltà, tutti erano scappati nel momento più drammatico. Presso la croce non c’era altri che Giovanni, insieme ad alcune donne. Gli apostoli dovettero ammettere di essere inaffidabili e deludenti e che le donne erano più brave, più coraggiose, più fedeli di loro. Durante la vita terrena di Gesù loro erano rimaste quasi nell’ombra e senza entrare nella gerarchia rispetto agli “scelti”, ma ora esse appaiono superiori e diventano annunciatrici degli apostoli. La fede di molti uomini anche oggi deriva dalle loro mamme!
Con le apparizioni gli apostoli percepirono che Gesù li accompagnava e agiva in loro. Non avranno più sensi di colpa né vergogna, e andranno in tutto il mondo, liberi e disposti a subire persecuzioni come il loro maestro. Non importava più tanto di trovarsi incapaci e non all’altezza della missione. Ora sapevano che Dio li amava perché Gesù era morto per loro ed era risorto, e dopo la resurrezione non li aveva rifiutati ma confermato loro la missione di annunciare questo amore. Ormai non avevano più bisogno di conferme: lo sentivano presente e non come “un altro”. Gesù viveva in loro! La vita eterna non era solo una promessa, ma la vivevano già nel loro cuore, perché quello spirito di Pentecoste li aveva toccati e trasformati. Non avevano bisogno di vedere Gesù nel suo corpo fisico, quello che avevano conosciuto lungo tre anni densi di tratti umani e divini, perché si erano resi conto che adesso Gesù era in ciascuno di loro dovunque andassero. Era lo stesso Gesù, ma ora, risorto, Egli era molto più presente di prima.
Tu, caro amico, pensi a torto che avresti bisogno di vedere il Gesù storico conosciuto dai discepoli. Non conta molto il fatto che Cristo sia risorto per entrare nella sua gloria. Quel che conta per te è che ora c’è la possibilità che anche tu puoi risorgere, che anche tu possa vincere la morte e non scappare più di fronte al drago che ti vuole distruggere. Non ti verrà da dire dunque: “buon per lui che è risorto!”.
La buona notizia è che Cristo risorto non si rintana in un mondo inaccessibile, ma vive in te e che quindi la tua vita è quella di chi ha vinto la morte. Hai sperimentato ora una presenza che ti accompagna, ancora più forte di quella fisica.
È una presenza che ti porta a servire i fratelli più poveri, ad annunciare la salvezza a coloro che piangono, a perdonare chi ti fa del male, a condividere i tuoi beni. Ora puoi essere un “alter Christus”, che ami gratuitamente tua moglie e cammini tra le fiamme benedicendo il Signore. Ora puoi andare sul patibolo cantando.
Quel grido che risuona nelle vie della Palestina non si riferisce dunque solo a una storia passata, ma a un evento che ti travolge e ti cambia per sempre.
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- Foto di Tanjir Ahmed Chowdhury su Unsplash

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