La guerra non si combatte con la guerra

Foto di Gia Mckinley su Unsplash
Le considerazioni di don Vito Vacca, che è stato fidei donum in Palestina, oltre che in Giordania e in Qatar
La guerra non si combatte con la guerra né l’odio con l’odio! Questo principio non è condiviso da tutti e nella pratica viene disatteso. Infatti la guerra “giusta” sembra portare a una soluzione, ma spesso essa è solo un deterrente fragile e passeggero.
Sembra un paradosso: L’uomo vuole la pace e fa la guerra! E la pace è solo un intervallo nella normalità delle guerre!
Pace … riconciliazione … misericordia … Nel mentre noi cerchiamo di venire incontro con le opere di misericordia alle catastrofiche conseguenze del peccato e all’indifferenza dell’uomo, nel mondo si moltiplicano stragi disumane che accrescono incomprensioni ed odio universali.
Purtroppo molte persone non si accorgono di non sapere ascoltare l’altro e quindi è impossibile ogni tentativo di dialogo.
Ascolto e dialogo spassionato dovrebbero prendere il posto della violenza!
In questo nostro tragico tempo fomentato, tra le altre, dalla guerra disumana di Gaza, sta dilagando non solo l’antisionismo, ma anche l’antisemitismo.
Questo scritto nasce da una riflessione antecedente ai fatti contingenti odierni. Non si propone di affrontare la guerra in corso né di esprimere valutazioni sul dramma umano che ne deriva.
So bene che, in tempi così carichi di sofferenza, ogni analisi rischia di urtare sensibilità provate da sofferenze profonde, ma cercherò di esporre il problema possibilmente in modo obiettivo.
Senza entrare nel merito degli schieramenti politici odierni, nella storia di Israele percepisco un disegno singolare, intriso di un mistero dalle molteplici sfaccettature, ma non intendo in alcun modo che tale percezione possa essere invocata per spiegare o attenuare la tragedia che colpisce la popolazione civile di Gaza.
Personalmente, rifiuto ogni forma di violenza e di guerra, anche a costo di subire l’ingiustizia. Credo che la vera pace non si costruisca con la vendetta o con la forza, ma con il dialogo e il coraggio di comprendere e amare chi ci fa del male.
Non rispondere al male con altro male è una scelta difficile, controcorrente, rivoluzionaria.
Questo, però, è un argomento a parte. Qui mi propongo, dunque, di ampliare lo sguardo, di uscire dalla cronaca e provare a sondare quel mistero che oggi molti, con audacia o con ingenuità, tentano di collegare a un disegno divino.
FINE PRIMA PARTE
Immagine
- Foto di Gia Mckinley su Unsplash
Le considerazioni di don Vito Vacca, che è stato fidei donum in Palestina, oltre che in Giordania e in Qatar
La guerra non si combatte con la guerra né l’odio con l’odio! Questo principio non è condiviso da tutti e nella pratica viene disatteso. Infatti la guerra “giusta” sembra portare a una soluzione, ma spesso essa è solo un deterrente fragile e passeggero.
Sembra un paradosso: L’uomo vuole la pace e fa la guerra! E la pace è solo un intervallo nella normalità delle guerre!
Pace … riconciliazione … misericordia … Nel mentre noi cerchiamo di venire incontro con le opere di misericordia alle catastrofiche conseguenze del peccato e all’indifferenza dell’uomo, nel mondo si moltiplicano stragi disumane che accrescono incomprensioni ed odio universali.
Purtroppo molte persone non si accorgono di non sapere ascoltare l’altro e quindi è impossibile ogni tentativo di dialogo.
Ascolto e dialogo spassionato dovrebbero prendere il posto della violenza!
In questo nostro tragico tempo fomentato, tra le altre, dalla guerra disumana di Gaza, sta dilagando non solo l’antisionismo, ma anche l’antisemitismo.
Questo scritto nasce da una riflessione antecedente ai fatti contingenti odierni. Non si propone di affrontare la guerra in corso né di esprimere valutazioni sul dramma umano che ne deriva.
So bene che, in tempi così carichi di sofferenza, ogni analisi rischia di urtare sensibilità provate da sofferenze profonde, ma cercherò di esporre il problema possibilmente in modo obiettivo.
Senza entrare nel merito degli schieramenti politici odierni, nella storia di Israele percepisco un disegno singolare, intriso di un mistero dalle molteplici sfaccettature, ma non intendo in alcun modo che tale percezione possa essere invocata per spiegare o attenuare la tragedia che colpisce la popolazione civile di Gaza.
Personalmente, rifiuto ogni forma di violenza e di guerra, anche a costo di subire l’ingiustizia. Credo che la vera pace non si costruisca con la vendetta o con la forza, ma con il dialogo e il coraggio di comprendere e amare chi ci fa del male.
Non rispondere al male con altro male è una scelta difficile, controcorrente, rivoluzionaria.
Questo, però, è un argomento a parte. Qui mi propongo, dunque, di ampliare lo sguardo, di uscire dalla cronaca e provare a sondare quel mistero che oggi molti, con audacia o con ingenuità, tentano di collegare a un disegno divino.
FINE PRIMA PARTE
Immagine
- Foto di Gia Mckinley su Unsplash

Foto di Gia Mckinley su Unsplash


