Beato Antonio Neyrot da Rivoli

il: 

10 Aprile 2025

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Beato Antonio Neyrot da Rivoli-santo della misericordia
Beato Antonio Neyrot da Rivoli-santo della misericordia

Beato Antonio Neyrot da Rivoli-santo della misericordia

Beato Antonio Neyrot: Il Martire del Riscatto e della Fedeltà Ritrovata

Nome

Beato Antonio Neyrot da Rivoli

Titolo

Sacerdote domenicano, martire

Nascita

1423 circa, Rivoli, Torino

Morte

10 aprile 1460, Tunisi, Tunisia

Ricorrenza

10 aprile

Martirologio

edizione 2004

Beatificazione

22 febbraio 1767, Roma, papa Clemente XIII

 

Martirologio Romano

A Tunisi sulla costa dell’Africa settentrionale, beato Antonio Neyrot, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori e martire, che, condotto con la forza in Africa dai pirati, rinnegò la fede, ma, con l’aiuto della grazia divina, il Giovedì Santo riprese pubblicamente l’abito religioso, espiando la precedente colpa con la lapidazione.

Il Santo e la missione

La missione di Antonio Neyrot è una delle più singolari nella storia domenicana: è la missione della testimonianza riparatrice. Nato a Rivoli, entrò nell’Ordine dei Predicatori a San Marco (Firenze), sotto la guida di Sant’Antonino. Tuttavia, la sua missione subì un tragico deragliamento quando, inviato in missione in Sicilia, fu catturato dai pirati saraceni e portato a Tunisi. Lì, sotto pressione e stanchezza, rinnegò la fede cristiana, si convertì all’Islam e prese persino moglie. Ma la vera missione di Antonio iniziò nel momento del suo “risveglio”. Scosso dalla notizia della morte del suo maestro Sant’Antonino, comprese che la sua missione non era finita nel tradimento, ma doveva compiersi nella verità. Con un atto di audacia sovrumana, indossò nuovamente l’abito domenicano e si presentò pubblicamente davanti al Re di Tunisi per proclamare la sua fede in Cristo. La sua missione divenne allora quella di dimostrare che non è mai troppo tardi per tornare a Dio; il suo martirio per lapidazione divenne il pulpito più alto da cui predicò la forza della grazia che rialza chi è caduto.

Il Santo e le opere di misericordia

In Antonio Neyrot, la misericordia brilla non come un concetto astratto, ma come l’abbraccio di Dio che recupera il perduto. Egli è il santo della “seconda possibilità”. La misericordia divina lo raggiunse nel profondo della sua apostasia, non per condannarlo, ma per ricordargli la sua dignità filiale. La sua risposta a questa misericordia fu un’umiltà radicale: non cercò scuse per il suo errore, ma si offrì totalmente come vittima di espiazione, confidando che l’amore di Dio fosse più grande del suo rinnegamento. Egli visse la misericordia come riconciliazione con se stessi e con la Chiesa. Il suo ritorno alla fede non fu un atto privato, ma un sacrificio pubblico che intendeva riparare lo scandalo dato. Antonio ci insegna che la misericordia di Dio non ci lascia dove siamo, ma ci trasforma e ci dona un coraggio che prima non avevamo. Ha vissuto i suoi ultimi istanti sotto una pioggia di pietre invocando il nome di Gesù, testimoniando che la misericordia è l’ultima parola di Dio sulla miseria umana, capace di trasformare un traditore in un martire glorioso.

Agiografia

Antonio Neyrot nacque a Rivoli (Torino), ed entrò nel convento I domenicano di S. Marco a Firenze, all’epoca sotto la direzione di S. Antonino (2 mag.); dopo alcuni anni fu inviato in una delle case dell’ordine in Sicilia. Le notizie che lo riguardano come frate non sono totalmente positive…

CONTINUA

Fonte dell’articolo e immagini

SantoDelGiorno.it

Beato Antonio Neyrot: Il Martire del Riscatto e della Fedeltà Ritrovata

Nome

Beato Antonio Neyrot da Rivoli

Titolo

Sacerdote domenicano, martire

Nascita

1423 circa, Rivoli, Torino

Morte

10 aprile 1460, Tunisi, Tunisia

Ricorrenza

10 aprile

Martirologio

edizione 2004

Beatificazione

22 febbraio 1767, Roma, papa Clemente XIII

 

Martirologio Romano

A Tunisi sulla costa dell’Africa settentrionale, beato Antonio Neyrot, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori e martire, che, condotto con la forza in Africa dai pirati, rinnegò la fede, ma, con l’aiuto della grazia divina, il Giovedì Santo riprese pubblicamente l’abito religioso, espiando la precedente colpa con la lapidazione.

Il Santo e la missione

La missione di Antonio Neyrot è una delle più singolari nella storia domenicana: è la missione della testimonianza riparatrice. Nato a Rivoli, entrò nell’Ordine dei Predicatori a San Marco (Firenze), sotto la guida di Sant’Antonino. Tuttavia, la sua missione subì un tragico deragliamento quando, inviato in missione in Sicilia, fu catturato dai pirati saraceni e portato a Tunisi. Lì, sotto pressione e stanchezza, rinnegò la fede cristiana, si convertì all’Islam e prese persino moglie. Ma la vera missione di Antonio iniziò nel momento del suo “risveglio”. Scosso dalla notizia della morte del suo maestro Sant’Antonino, comprese che la sua missione non era finita nel tradimento, ma doveva compiersi nella verità. Con un atto di audacia sovrumana, indossò nuovamente l’abito domenicano e si presentò pubblicamente davanti al Re di Tunisi per proclamare la sua fede in Cristo. La sua missione divenne allora quella di dimostrare che non è mai troppo tardi per tornare a Dio; il suo martirio per lapidazione divenne il pulpito più alto da cui predicò la forza della grazia che rialza chi è caduto.

Il Santo e le opere di misericordia

In Antonio Neyrot, la misericordia brilla non come un concetto astratto, ma come l’abbraccio di Dio che recupera il perduto. Egli è il santo della “seconda possibilità”. La misericordia divina lo raggiunse nel profondo della sua apostasia, non per condannarlo, ma per ricordargli la sua dignità filiale. La sua risposta a questa misericordia fu un’umiltà radicale: non cercò scuse per il suo errore, ma si offrì totalmente come vittima di espiazione, confidando che l’amore di Dio fosse più grande del suo rinnegamento. Egli visse la misericordia come riconciliazione con se stessi e con la Chiesa. Il suo ritorno alla fede non fu un atto privato, ma un sacrificio pubblico che intendeva riparare lo scandalo dato. Antonio ci insegna che la misericordia di Dio non ci lascia dove siamo, ma ci trasforma e ci dona un coraggio che prima non avevamo. Ha vissuto i suoi ultimi istanti sotto una pioggia di pietre invocando il nome di Gesù, testimoniando che la misericordia è l’ultima parola di Dio sulla miseria umana, capace di trasformare un traditore in un martire glorioso.

Agiografia

Antonio Neyrot nacque a Rivoli (Torino), ed entrò nel convento I domenicano di S. Marco a Firenze, all’epoca sotto la direzione di S. Antonino (2 mag.); dopo alcuni anni fu inviato in una delle case dell’ordine in Sicilia. Le notizie che lo riguardano come frate non sono totalmente positive…

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Fonte dell’articolo e immagini

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