Sulla scia dell’esempio dei missionari martiri

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24 Marzo 2026

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Foto di Emmanuel Phaeton su Unsplash
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In occasione della XXXIV Giornata dei Missionari Martiri, la riflessione di don Flavio, direttore di Cuore Amico

(di don Flavio Saleri

I missionari uccisi nel 2025 sono stati 17: sono sacerdoti, religiose, seminaristi, catechisti, laici. La loro morte è avvenuta in posti segnati dalla violenza, dalla miseria, dalla mancanza di giustizia.
Sono cristiani che hanno offerto la propria vita a Cristo fino alla fine, gratuitamente.

Sono promotori della pace del Cristo risorto, “una pace disarmata e disarmante” che continua ad attraversare porte e barriere con la vita dei suoi testimoni.
Per questo i missionari continuano a essere presenti nei luoghi più rischiosi.

Papa Francesco commentava: «Ci saranno sempre martiri tra di noi. È il segno che siamo sulla strada giusta, quella percorsa da Cristo».

Il loro esempio ci incoraggia a rinnovare l’impegno nell’aiuto ai più bisognosi, nella lotta alle ingiustizie e nel prendere posizione davanti ad atti di prepotenza.
Ricordiamoci sempre che anche nelle situazioni umane più drammatiche può accendersi una luce di Speranza.

Ogni anno, durante la Quaresima, siamo invitati ad una celebrazione che si qualifica come preludio tanto del Venerdì Santo, quanto della Pasqua. Il 24 marzo è la Giornata dei Missionari Martiri, giorno di preghiera e di digiuno in cui viviamo e metabolizziamo la morte, il sacrificio, la crudeltà e la sofferenza che attanagliano questo mondo e la sua gente.
Ma anche giorno di festa, di resurrezione, nella consapevolezza che l’epilogo della vita umana non è che una fase transitoria.

La voce dei martiri, che è Voce del Verbo, del Dio fattosi uomo per manifestare la sua vicinanza alla fragilità della vita, diventa da sempre seme, germoglio per le comunità cristiane.

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In occasione della XXXIV Giornata dei Missionari Martiri, la riflessione di don Flavio, direttore di Cuore Amico

(di don Flavio Saleri

I missionari uccisi nel 2025 sono stati 17: sono sacerdoti, religiose, seminaristi, catechisti, laici. La loro morte è avvenuta in posti segnati dalla violenza, dalla miseria, dalla mancanza di giustizia.
Sono cristiani che hanno offerto la propria vita a Cristo fino alla fine, gratuitamente.

Sono promotori della pace del Cristo risorto, “una pace disarmata e disarmante” che continua ad attraversare porte e barriere con la vita dei suoi testimoni.
Per questo i missionari continuano a essere presenti nei luoghi più rischiosi.

Papa Francesco commentava: «Ci saranno sempre martiri tra di noi. È il segno che siamo sulla strada giusta, quella percorsa da Cristo».

Il loro esempio ci incoraggia a rinnovare l’impegno nell’aiuto ai più bisognosi, nella lotta alle ingiustizie e nel prendere posizione davanti ad atti di prepotenza.
Ricordiamoci sempre che anche nelle situazioni umane più drammatiche può accendersi una luce di Speranza.

Ogni anno, durante la Quaresima, siamo invitati ad una celebrazione che si qualifica come preludio tanto del Venerdì Santo, quanto della Pasqua. Il 24 marzo è la Giornata dei Missionari Martiri, giorno di preghiera e di digiuno in cui viviamo e metabolizziamo la morte, il sacrificio, la crudeltà e la sofferenza che attanagliano questo mondo e la sua gente.
Ma anche giorno di festa, di resurrezione, nella consapevolezza che l’epilogo della vita umana non è che una fase transitoria.

La voce dei martiri, che è Voce del Verbo, del Dio fattosi uomo per manifestare la sua vicinanza alla fragilità della vita, diventa da sempre seme, germoglio per le comunità cristiane.

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