Un test per misurare la fede? Le opere di misericordia!

Don Vito Vacca
Chi vede il fratello vede Dio… Le riflessioni di don Vito Vacca, fidei donum rientrato da Palestina, Giordania e Qatar
Esiste un test per misurare la tua fede?
Si, sono le opere di misericordia che scaturiscono da un amore disinteressato! Con esse si misura la tua fede: Dio ti si presenta in quelle persone che tu stai visitando.
La questione della fede non è se Dio esiste o no. La questione è “quale Dio” esiste? Un Dio ideologia o un Dio incarnato? Un’idea presente nel nostro cervello è solo un’idea, e l’idea può venire contraddetta da altre idee, perché i nostri ragionamenti sono labili, limitati e insufficienti, a volte addirittura falsati.
Le idee dipendono dagli input che riceviamo e da opzioni dettate da visioni ristrette o da fantasie: potremmo dimostrare che Dio esiste e subito dopo anche che l’esistenza di Dio presenta molte difficoltà. La mente umana è capace di costruire sistemi coerenti che affermano Dio e sistemi altrettanto coerenti che lo negano. Possiamo persino formarci un’idea bella e meravigliosa di Dio, da esibire in ambienti accademici, ma essa resta a livello astratto. Ricordiamoci che una fede senza le opere è morta (Gc. 2, 17).
Madre Teresa per molti anni non “ha visto” né “sentito” Dio. Semplicemente non vedeva Dio e non c’era preghiera che tenesse, quasi fosse diventata atea! Dio, però, continuava ad incontrarlo nei fratelli più poveri! Si era offuscata in lei quell’idea meravigliosa e sensibile che aveva sempre avuto di Dio, ma capiva che in quel momento Dio concretamente era quel suo amore verso i poveri.
La Rivelazione giudeo-cristiana ci fa capire che la dimostrazione che Dio c’è è incontrarlo perché Lui si è manifestato.
Se così è, domandiamoci: dove possiamo incontrare Dio?
Risposta: in ogni “Cristo” che incontri, Lui è là.
Lo puoi conoscere attraverso le Scritture, la predicazione o a livello esistenziale, ma non fermarti lì. Non attendere miracoli, non pretendere visioni mistiche, né prove schiaccianti. Presta invece fede a uno che di Dio se n’intende: Giovanni, il discepolo amato, dice che “Dio nessuno l’ha mai visto”. Dice che Dio nessuno lo ha mai visto ma che il Figlio unigenito ce lo ha raccontato! Gesù è la manifestazione di Dio! chi vede Gesù vede Dio. Gesù lo puoi sentire nel tuo cuore, nella preghiera e nei sacramenti, ma lo devi incontrare nei bisognosi.
Non mi sembra sufficiente una fede che si basi sui nostri ragionamenti, sui nostri sensi o sulla fede di altri. Dio, ripeto, bisogna incontrarlo. Come? Lo dice Gesù stesso: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Gv. 14,9).
Gesù si identifica con l’uomo che soffre, piuttosto che in una dottrina! L’amore è la natura di Dio rivelata.
Quando ci accostiamo alla rivelazione di Dio, ci chiediamo se essa sia convincente, se Gesù sia credibile, se Egli abbia davvero ragione.
Le sue “pretese” possono apparire scandalose, ma solo quando condividiamo il suo amore cominciamo a comprenderle: dove c’è amore c’è Dio, e dove c’è Dio c’è amore.
Ogni parola e ogni richiesta di Gesù nasce dal suo amore per l’uomo. Senza amore, non possiamo capirlo davvero. Da questo sorgono domande profonde:
- È moralmente accettabile, ed è davvero possibile, amare il nemico?
- Posso amare chi è caduto nella mafia, nella prostituzione, nell’aborto o nell’eutanasia? Sono esse persone da condannare o piuttosto da aiutare a rialzarsi?
- Non è forse l’amore la radice della promessa di Gesù: “Vado a prepararvi un posto, perché dove sono io siate anche voi”? È ragionevole pensare che la nostra persona — il nostro io, la nostra autocoscienza — possa sopravvivere alla morte del corpo e vivere eternamente presso Dio?
- È umano insistere che Dio non esiste e che nessuno ci ha voluti? Non è forse più umano credere che esista una riconciliazione possibile con il Padre, che viene dal suo amore e viene offerta proprio in Gesù dal Creatore stesso?
Questo è il Dio rivelato: un Dio che ama, che si dona, che cerca l’uomo.
L’esperienza fondamentale della fede cristiana è che Dio si è fatto uomo e può essere incontrato in persone concrete. Lo incontriamo nel povero, nel malato, nel bisognoso, nel nudo, nel sofferente. Le opere di misericordia diventano allora come occhiali che ci permettono di vedere Dio, purché nascano dall’amore e non dal desiderio di costruire la propria immagine, ottenere riconoscimenti o sentirsi benefattori.
Solo l’amore concreto conduce direttamente a Dio, perché “Dio è amore”, e l’amore si manifesta in gesti concreti. Per questo Giovanni afferma con forza nella sua prima Lettera: “Se uno dicesse: ‘Io amo Dio’ e odiasse suo fratello, è un mentitore. Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede”.
Dio non ha legato la fede alla nostra intelligenza o cultura, non alla nostra brillante carriera o stato sociale, ma all’amore che abbiamo e alla purezza di cuore. Solo deponendo le nostre pretese, il nostro orgoglio e i nostri vanti possiamo divenire “puri di cuore”, e Gesù dice: “beati i puri di cuore perché vedranno Dio”.
Il vero “credente” dunque non è chi ha aderito a un’idea di Dio, o a un’organizzazione. È credente colui che vede Dio nel prossimo, e si comporta come Gesù! “Chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato” (1 Gv.2, 6). E come si comporta Gesù? Come uno che salva (Ieshu’ significa Dio salva)! lo dice lui stesso: “non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo”.
Dio è uno che ti vuole salvare e perciò non “fa la propria vita”, ma corre in tuo aiuto. Per questo si è fatto uomo, si è immedesimato nel peccatore come agnello che porta i suoi peccati, si è fatto servo guarendo i malati, cacciando i demoni e perdonando. Ha amato l’uomo fino a morire per lui. Per questo è “geloso”, per questo si arrabbia, per questo se la prende con gli ipocriti che pongono la legge al di sopra dell’amore. Per questo ti supplica, ti corteggia, parla e urla, permette che te ne vada via da Lui, solo per permetterti di abbracciarlo nella libertà e con dignità. Per questo permette che ti rompa un braccio piuttosto che cada nell’inferno, e ti scusa se lo crocifiggi. Lui ti usa misericordia senza limiti e ti ama, non sapendo altro che amare.
Sto dicendo che l’importante non è credere in un Dio ma fare del bene? No, sto dicendo che chi pensa di credere in un Dio astratto forse sta vivendo come un ateo mentre chi pensa di essere ateo e ama il prossimo potrebbe avere una fede vera nel Dio vero.
S. Giacomo lo esprime in un modo che potrebbe scandalizzare: chi crede veramente è colui che fa! Tu pensi di avere fede? Ascolta: “Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede. Tu credi che c’è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano! Ma vuoi sapere, o insensato, come la fede senza le opere è senza valore?”.
Gesù parla del giudizio alla fine della vita non per terrorizzare, ma per dire cosa significa aver fede.
“Un pregiudizio è che i preti fanno pressione con la paura dell’inferno o del castigo di Dio, e che spingano la gente a credere o ad andare a messa incutendo la paura di un Dio che si vendica. Gesù a questo riguardo fa un’affermazione scandalosa: il giudizio alla fine della vita non verterà sulle tue convinzioni religiose o su quante volte sei andato a pregare, ma sull’amore che hai avuto verso i bisognosi… “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Viene da pensare che i veri credenti sono queste persone che credono all’amore, non coloro che dicono di credere e non muovono un dito!
Sarà così sorprendente quel giudizio che certuni presunti atei si meraviglieranno e diranno: “Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E si sentiranno dire: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Fonte
V. Vacca, “Il Dio che c’è”, Tau Editrice
Immagine
- Foto di don Vito Vacca
Chi vede il fratello vede Dio… Le riflessioni di don Vito Vacca, fidei donum rientrato da Palestina, Giordania e Qatar
Esiste un test per misurare la tua fede?
Si, sono le opere di misericordia che scaturiscono da un amore disinteressato! Con esse si misura la tua fede: Dio ti si presenta in quelle persone che tu stai visitando.
La questione della fede non è se Dio esiste o no. La questione è “quale Dio” esiste? Un Dio ideologia o un Dio incarnato? Un’idea presente nel nostro cervello è solo un’idea, e l’idea può venire contraddetta da altre idee, perché i nostri ragionamenti sono labili, limitati e insufficienti, a volte addirittura falsati.
Le idee dipendono dagli input che riceviamo e da opzioni dettate da visioni ristrette o da fantasie: potremmo dimostrare che Dio esiste e subito dopo anche che l’esistenza di Dio presenta molte difficoltà. La mente umana è capace di costruire sistemi coerenti che affermano Dio e sistemi altrettanto coerenti che lo negano. Possiamo persino formarci un’idea bella e meravigliosa di Dio, da esibire in ambienti accademici, ma essa resta a livello astratto. Ricordiamoci che una fede senza le opere è morta (Gc. 2, 17).
Madre Teresa per molti anni non “ha visto” né “sentito” Dio. Semplicemente non vedeva Dio e non c’era preghiera che tenesse, quasi fosse diventata atea! Dio, però, continuava ad incontrarlo nei fratelli più poveri! Si era offuscata in lei quell’idea meravigliosa e sensibile che aveva sempre avuto di Dio, ma capiva che in quel momento Dio concretamente era quel suo amore verso i poveri.
La Rivelazione giudeo-cristiana ci fa capire che la dimostrazione che Dio c’è è incontrarlo perché Lui si è manifestato.
Se così è, domandiamoci: dove possiamo incontrare Dio?
Risposta: in ogni “Cristo” che incontri, Lui è là.
Lo puoi conoscere attraverso le Scritture, la predicazione o a livello esistenziale, ma non fermarti lì. Non attendere miracoli, non pretendere visioni mistiche, né prove schiaccianti. Presta invece fede a uno che di Dio se n’intende: Giovanni, il discepolo amato, dice che “Dio nessuno l’ha mai visto”. Dice che Dio nessuno lo ha mai visto ma che il Figlio unigenito ce lo ha raccontato! Gesù è la manifestazione di Dio! chi vede Gesù vede Dio. Gesù lo puoi sentire nel tuo cuore, nella preghiera e nei sacramenti, ma lo devi incontrare nei bisognosi.
Non mi sembra sufficiente una fede che si basi sui nostri ragionamenti, sui nostri sensi o sulla fede di altri. Dio, ripeto, bisogna incontrarlo. Come? Lo dice Gesù stesso: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Gv. 14,9).
Gesù si identifica con l’uomo che soffre, piuttosto che in una dottrina! L’amore è la natura di Dio rivelata.
Quando ci accostiamo alla rivelazione di Dio, ci chiediamo se essa sia convincente, se Gesù sia credibile, se Egli abbia davvero ragione.
Le sue “pretese” possono apparire scandalose, ma solo quando condividiamo il suo amore cominciamo a comprenderle: dove c’è amore c’è Dio, e dove c’è Dio c’è amore.
Ogni parola e ogni richiesta di Gesù nasce dal suo amore per l’uomo. Senza amore, non possiamo capirlo davvero. Da questo sorgono domande profonde:
- È moralmente accettabile, ed è davvero possibile, amare il nemico?
- Posso amare chi è caduto nella mafia, nella prostituzione, nell’aborto o nell’eutanasia? Sono esse persone da condannare o piuttosto da aiutare a rialzarsi?
- Non è forse l’amore la radice della promessa di Gesù: “Vado a prepararvi un posto, perché dove sono io siate anche voi”? È ragionevole pensare che la nostra persona — il nostro io, la nostra autocoscienza — possa sopravvivere alla morte del corpo e vivere eternamente presso Dio?
- È umano insistere che Dio non esiste e che nessuno ci ha voluti? Non è forse più umano credere che esista una riconciliazione possibile con il Padre, che viene dal suo amore e viene offerta proprio in Gesù dal Creatore stesso?
Questo è il Dio rivelato: un Dio che ama, che si dona, che cerca l’uomo.
L’esperienza fondamentale della fede cristiana è che Dio si è fatto uomo e può essere incontrato in persone concrete. Lo incontriamo nel povero, nel malato, nel bisognoso, nel nudo, nel sofferente. Le opere di misericordia diventano allora come occhiali che ci permettono di vedere Dio, purché nascano dall’amore e non dal desiderio di costruire la propria immagine, ottenere riconoscimenti o sentirsi benefattori.
Solo l’amore concreto conduce direttamente a Dio, perché “Dio è amore”, e l’amore si manifesta in gesti concreti. Per questo Giovanni afferma con forza nella sua prima Lettera: “Se uno dicesse: ‘Io amo Dio’ e odiasse suo fratello, è un mentitore. Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede”.
Dio non ha legato la fede alla nostra intelligenza o cultura, non alla nostra brillante carriera o stato sociale, ma all’amore che abbiamo e alla purezza di cuore. Solo deponendo le nostre pretese, il nostro orgoglio e i nostri vanti possiamo divenire “puri di cuore”, e Gesù dice: “beati i puri di cuore perché vedranno Dio”.
Il vero “credente” dunque non è chi ha aderito a un’idea di Dio, o a un’organizzazione. È credente colui che vede Dio nel prossimo, e si comporta come Gesù! “Chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato” (1 Gv.2, 6). E come si comporta Gesù? Come uno che salva (Ieshu’ significa Dio salva)! lo dice lui stesso: “non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo”.
Dio è uno che ti vuole salvare e perciò non “fa la propria vita”, ma corre in tuo aiuto. Per questo si è fatto uomo, si è immedesimato nel peccatore come agnello che porta i suoi peccati, si è fatto servo guarendo i malati, cacciando i demoni e perdonando. Ha amato l’uomo fino a morire per lui. Per questo è “geloso”, per questo si arrabbia, per questo se la prende con gli ipocriti che pongono la legge al di sopra dell’amore. Per questo ti supplica, ti corteggia, parla e urla, permette che te ne vada via da Lui, solo per permetterti di abbracciarlo nella libertà e con dignità. Per questo permette che ti rompa un braccio piuttosto che cada nell’inferno, e ti scusa se lo crocifiggi. Lui ti usa misericordia senza limiti e ti ama, non sapendo altro che amare.
Sto dicendo che l’importante non è credere in un Dio ma fare del bene? No, sto dicendo che chi pensa di credere in un Dio astratto forse sta vivendo come un ateo mentre chi pensa di essere ateo e ama il prossimo potrebbe avere una fede vera nel Dio vero.
S. Giacomo lo esprime in un modo che potrebbe scandalizzare: chi crede veramente è colui che fa! Tu pensi di avere fede? Ascolta: “Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede. Tu credi che c’è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano! Ma vuoi sapere, o insensato, come la fede senza le opere è senza valore?”.
Gesù parla del giudizio alla fine della vita non per terrorizzare, ma per dire cosa significa aver fede.
“Un pregiudizio è che i preti fanno pressione con la paura dell’inferno o del castigo di Dio, e che spingano la gente a credere o ad andare a messa incutendo la paura di un Dio che si vendica. Gesù a questo riguardo fa un’affermazione scandalosa: il giudizio alla fine della vita non verterà sulle tue convinzioni religiose o su quante volte sei andato a pregare, ma sull’amore che hai avuto verso i bisognosi… “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Viene da pensare che i veri credenti sono queste persone che credono all’amore, non coloro che dicono di credere e non muovono un dito!
Sarà così sorprendente quel giudizio che certuni presunti atei si meraviglieranno e diranno: “Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E si sentiranno dire: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Fonte
V. Vacca, “Il Dio che c’è”, Tau Editrice
Immagine
- Foto di don Vito Vacca

Don Vito Vacca


