Essere testimoni di misericordia – NARRARE

N. Savarino, Testimoni di misericordia
La rubrica “Testimoni di misericordia” con il libro (sfogliabile) di Nino Savarino. Questo lunedì, il verbo “narrare” e l’opera “istruire gli ignoranti”
Un capitolo per volta del libro di Nino Savarino, Governatore della Misericordia di Rosolini, amico di spazio + spadoni e collaboratore di diversi progetti e del blog
Dal Salmo 118 (117)
Non morirò, resterò in vita e annunzierò le opere del Signore.
Narriamo sempre le opere del Signore
Diceva Papa Francesco: “L’uomo è un essere narrante. Fin da piccoli abbiamo fame di storie come abbiamo fame di cibo. Che siano in forma di fiabe, di romanzi, di film, di canzoni, di notizie…, le storie influenzano la nostra vita, anche se non ne siamo consapevoli.
L’uomo è un essere narrante perché è un essere in divenire, che si scopre e si arricchisce nelle trame dei suoi giorni.
La Sacra Scrittura è una Storia di storie. Quante vicende, popoli, persone ci presenta! Essa ci mostra fin dall’inizio un Dio che è creatore e nello stesso tempo narratore. Egli infatti pronuncia la sua Parola e le cose esistono (cfr. Gen 1).
Attraverso il suo narrare Dio chiama alla vita le cose e, al culmine, crea l’uomo e la donna come suoi liberi interlocutori, generatori di storia insieme a Lui.
In questo senso la Bibbia è la grande storia d’amore tra Dio e l’umanità. Al centro c’è Gesù: la sua storia porta a compimento l’amore di Dio per l’uomo e al tempo stesso la storia d’amore dell’uomo per Dio.
L’uomo sarà così chiamato, di generazione in generazione, a raccontare e fissare nella memoria gli episodi più significativi di questa Storia di storie, quelli capaci di comunicare il senso di ciò che è accaduto”.
Parlare di Gesù, di Dio, della Chiesa non ci viene sempre facile.
Spesso abbiamo paura del giudizio degli altri. Parlarne in Chiesa, con il gruppo del catechismo, in alcuni momenti particolari, va bene, ma quando siamo in altri contesti proprio no.
Eppure la nostra fede è fatta di racconti, di storie, di avvenimenti.
Gesù stesso raccontava parabole, insegnava nelle sinagoghe e ovunque si trovava, parlava del Regno del Padre e ci ha insegnato a pregare.
Non possiamo rimanere in silenzio né avere timore del giudizio. Narrare, raccontare è la nostra stessa testimonianza.
C’è però il rischio dei parolai, del dire senza convinzione, del predicare bene e razzolare male, del ricercare l’applauso. Il racconto è testimonianza se è racconto vissuto e incarnato. Siamo Testimoni di Misericordia.
Ricordiamo quello che diceva Papa Francesco: “Come, dunque, possiamo essere testimoni di misericordia? Non pensiamo che si tratti di compiere grandi sforzi o gesti sovraumani. No, non è così.
Il Signore ci indica una strada molto più semplice, fatta di piccoli gesti che hanno però ai suoi occhi un grande valore, a tal punto che ci ha detto che su questi saremo giudicati. Infatti, una pagina tra le più belle del Vangelo di Matteo ci riporta l’insegnamento che potremmo ritenere in qualche modo come il “testamento di Gesù” da parte dell’evangelista, che sperimentò direttamente su di sé l’azione della Misericordia”
Il nostro viaggio sarà bellissimo e utile se raccontiamo la grande storia
d’amore tra Dio e l’umanità e testimoniamo la Misericordia di Dio.
Cosa possiamo fare in concreto?
ISTRUIRE GLI IGNORANTI
“Insegnare agli incerti diviene l’opera di misericordia di incoraggiare, di
confermare e di accompagnare coloro che rischiano di disperdere il grande
tesoro della rivelazione che hanno ricevuto.
Questo è il grande combattimento della vita cristiana, la quale ha bisogno di coraggiosi ed
intraprendenti testimoni della fede, per spronarci dai nostri immobilismi e
per confortarci nelle situazioni in cui abbiamo perso la speranza.
La salvezza è destinata a tutti gli uomini, i quali hanno bisogno di qualcuno
che annunzi loro il Vangelo e nello stesso tempo necessitano chi
testimonia la coerenza tra la dottrina proclamata e la vita concreta.
La prima forma di insegnamento è quello della testimonianza delle opere.
La testimonianza della carità è il vero insegnamento cristiano. Il verbo
insegnare ha nella sua radice la parola segno.
I cristiani lasciano un segno
nel cuore degli uomini non solo con le parole, ma soprattutto con i loro
gesti che diventano eloquenti, quando si trasformano in opere buone che
conducono coloro che li ricevono a dare gloria a Dio”.
Osvaldo Rinaldi, Insegnare agli ignoranti, 17 ottobre 2016 in
SPUNTI DI RIFLESSIONE
Non è infatti per me un vanto predicare il vangelo; è un dovere per me: guai a me se nn predicassi il vangelo! (1 Corinzi 9, 16).
Fonte e immagine
- Nino Savarino, Testimoni di misericordia, pp. 61-65
La rubrica “Testimoni di misericordia” con il libro (sfogliabile) di Nino Savarino. Questo lunedì, il verbo “narrare” e l’opera “istruire gli ignoranti”
Un capitolo per volta del libro di Nino Savarino, Governatore della Misericordia di Rosolini, amico di spazio + spadoni e collaboratore di diversi progetti e del blog
Dal Salmo 118 (117)
Non morirò, resterò in vita e annunzierò le opere del Signore.
Narriamo sempre le opere del Signore
Diceva Papa Francesco: “L’uomo è un essere narrante. Fin da piccoli abbiamo fame di storie come abbiamo fame di cibo. Che siano in forma di fiabe, di romanzi, di film, di canzoni, di notizie…, le storie influenzano la nostra vita, anche se non ne siamo consapevoli.
L’uomo è un essere narrante perché è un essere in divenire, che si scopre e si arricchisce nelle trame dei suoi giorni.
La Sacra Scrittura è una Storia di storie. Quante vicende, popoli, persone ci presenta! Essa ci mostra fin dall’inizio un Dio che è creatore e nello stesso tempo narratore. Egli infatti pronuncia la sua Parola e le cose esistono (cfr. Gen 1).
Attraverso il suo narrare Dio chiama alla vita le cose e, al culmine, crea l’uomo e la donna come suoi liberi interlocutori, generatori di storia insieme a Lui.
In questo senso la Bibbia è la grande storia d’amore tra Dio e l’umanità. Al centro c’è Gesù: la sua storia porta a compimento l’amore di Dio per l’uomo e al tempo stesso la storia d’amore dell’uomo per Dio.
L’uomo sarà così chiamato, di generazione in generazione, a raccontare e fissare nella memoria gli episodi più significativi di questa Storia di storie, quelli capaci di comunicare il senso di ciò che è accaduto”.
Parlare di Gesù, di Dio, della Chiesa non ci viene sempre facile.
Spesso abbiamo paura del giudizio degli altri. Parlarne in Chiesa, con il gruppo del catechismo, in alcuni momenti particolari, va bene, ma quando siamo in altri contesti proprio no.
Eppure la nostra fede è fatta di racconti, di storie, di avvenimenti.
Gesù stesso raccontava parabole, insegnava nelle sinagoghe e ovunque si trovava, parlava del Regno del Padre e ci ha insegnato a pregare.
Non possiamo rimanere in silenzio né avere timore del giudizio. Narrare, raccontare è la nostra stessa testimonianza.
C’è però il rischio dei parolai, del dire senza convinzione, del predicare bene e razzolare male, del ricercare l’applauso. Il racconto è testimonianza se è racconto vissuto e incarnato. Siamo Testimoni di Misericordia.
Ricordiamo quello che diceva Papa Francesco: “Come, dunque, possiamo essere testimoni di misericordia? Non pensiamo che si tratti di compiere grandi sforzi o gesti sovraumani. No, non è così.
Il Signore ci indica una strada molto più semplice, fatta di piccoli gesti che hanno però ai suoi occhi un grande valore, a tal punto che ci ha detto che su questi saremo giudicati. Infatti, una pagina tra le più belle del Vangelo di Matteo ci riporta l’insegnamento che potremmo ritenere in qualche modo come il “testamento di Gesù” da parte dell’evangelista, che sperimentò direttamente su di sé l’azione della Misericordia”
Il nostro viaggio sarà bellissimo e utile se raccontiamo la grande storia
d’amore tra Dio e l’umanità e testimoniamo la Misericordia di Dio.
Cosa possiamo fare in concreto?
ISTRUIRE GLI IGNORANTI
“Insegnare agli incerti diviene l’opera di misericordia di incoraggiare, di
confermare e di accompagnare coloro che rischiano di disperdere il grande
tesoro della rivelazione che hanno ricevuto.
Questo è il grande combattimento della vita cristiana, la quale ha bisogno di coraggiosi ed
intraprendenti testimoni della fede, per spronarci dai nostri immobilismi e
per confortarci nelle situazioni in cui abbiamo perso la speranza.
La salvezza è destinata a tutti gli uomini, i quali hanno bisogno di qualcuno
che annunzi loro il Vangelo e nello stesso tempo necessitano chi
testimonia la coerenza tra la dottrina proclamata e la vita concreta.
La prima forma di insegnamento è quello della testimonianza delle opere.
La testimonianza della carità è il vero insegnamento cristiano. Il verbo
insegnare ha nella sua radice la parola segno.
I cristiani lasciano un segno
nel cuore degli uomini non solo con le parole, ma soprattutto con i loro
gesti che diventano eloquenti, quando si trasformano in opere buone che
conducono coloro che li ricevono a dare gloria a Dio”.
Osvaldo Rinaldi, Insegnare agli ignoranti, 17 ottobre 2016 in
SPUNTI DI RIFLESSIONE
Non è infatti per me un vanto predicare il vangelo; è un dovere per me: guai a me se nn predicassi il vangelo! (1 Corinzi 9, 16).
Fonte e immagine
- Nino Savarino, Testimoni di misericordia, pp. 61-65

N. Savarino, Testimoni di misericordia


