Essere testimoni di misericordia – OFFRIRE

Nino Savarino, "Testimoni di misericordia"
La rubrica “Testimoni di misericordia” con il libro (sfogliabile) di Nino Savarino. Questo lunedì, il verbo “offrire” e l’opera “dare da bere agli assetati”
Un capitolo per volta del libro di Nino Savarino, Governatore della Misericordia di Rosolini, amico di spazio + spadoni e collaboratore di diversi progetti e del blog
Dal Salmo 63 (62):
O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima
Offrire, momento di incontro e di arricchimento reciproco
Dice Papa Francesco: “Fratelli, sorelle, chiediamoci: io credo davvero, per grazia di Dio, di avere qualcosa di unico da donare ai fratelli, oppure mi sento anonimamente “uno fra i tanti”?
Sono protagonista di un bene da donare? Sono grato al Signore per i doni con cui continuamente mi manifesta il suo amore? Vivo la condivisione con gli altri come un momento di incontro e di arricchimento reciproco?”.
“Usciamo, usciamo ad offrire a tutti la vita di Gesù Cristo… preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce per essere rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce, e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo”.
L’offerta al fratello ci scomoda, ci costringere ad andare a cercarlo,
ci fa uscire dal nostro io egoista.
Offrire non è diminuire il nostro bagaglio materiale e umano:
è piuttosto un aggiungere, un arricchimento.
L’offerta è un moltiplicatore di beni.
Il nostro sarà un viaggio più ricco e bellissimo se offriamo quello che
abbiamo ai fratelli che andiamo a cercare nel percorso della vita
CONOSCETE LA STORIA DELL’EREDITÀ DEI 17 CAMMELLI?
Eccola.
Si racconta che tanto tempo fa un ricco sceicco, molto malato,
decise di fare testamento e lasciare ai suoi 3 figli, tutti i suoi beni
e, con essi, i suoi 17 cammelli.
Egli decise di spartire i cammelli in questo modo:
al figlio maggiore sarebbe andato 1/2 dei cammelli,
al secondo sarebbe andato 1/3 dei cammelli e
al più giovane sarebbe andato 1/9 dei cammelli.
Raccomandò pure che i cammelli dovevano rimanere vivi.
Lo sceicco morì.
Dopo la sepoltura, i figli cominciarono a discutere su come
dividere l’eredità secondo il volere del padre.
Il primogenito disse: “A me spetta la metà dei cammelli, cioè 8
cammelli e mezzo”.
Il secondogenito aggiunse: “A me spettano 1/3 dei 17 cammelli,
cioè 5,6”.
Il terzogenito concluse: “Secondo la volontà di nostro padre mi
spetta 1/9 dei 17, cioè 1,9.”
Come fare? Ognuno avrebbe dovuto tagliare un pezzo di un cammello.
I tre fratelli provarono e riprovarono a dividere fra loro i
cammelli senza successo e nessuno voleva cedere qualcosa.
Passò di lì un viaggiatore che, messo a conoscenza della
questione, decise di donare loro il suo unico cammello, quello con
cui stava viaggiando.
In tal modo l’eredità divenne di 18 cammelli. Iniziò così la spartizione.
Al primo dei tre figli toccò la metà dei 18 cammelli, ossia 9 cammelli.
Il secondogenito ereditò 6 cammelli, cioè un terzo del totale.
Infine, al più piccolo dei figli andarono 2 cammelli, pari a un nono di 18.
Il viandante, dopo la suddivisione, fece notare ai figli dello
sceicco che la somma dei cammelli che aveva spartito tra loro
dava 17, vale a dire 9+6+2=17.
Ora, dato che i cammelli presi in considerazione per il calcolo
erano stati 18, ne avanzava uno, che era proprio quello del
viaggiatore, che se lo riprese e poté continuare il suo cammino.
Offrire del suo non è mai uno svantaggio!
Cosa possiamo fare in concreto?
DARE DA BERE AGLI ASSETATI
L’acqua, prezioso dono di Dio per tutti i viventi. L’acqua con tutta la
sua forza evocativa: acqua che dona vita; acqua che lava; acqua,
sinonimo per eccellenza di purezza; acqua bisogno vitale per
l’essere. Oggi è l’intero mondo ad avere sete. E di tante cose.
“Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia” proclama Gesù
sulla montagna. Il mondo ha sete di ciò: di giustizia, perché tante
sono le situazioni sociali-economiche che con la giustizia non hanno
proprio nulla a che fare. L’acqua si chiama pace.
E poi, in ultimo (non per importanza): si ha sete di tenerezza e
gentilezza, soprattutto. E’ necessario “dare da bere agli assetati”
d’amore. Necessario per chi ci è accanto, a cominciare dal piccolo
nucleo familiare fino a quelli che potrebbero essere definiti “i
massimi sistemi”: società, luoghi di lavoro, scuole, all’interno della
Chiesa, luoghi di cultura e di formazione.
Antonio Tarallo, 16 marzo 2023
SPUNTI DI RIFLESSIONE
“Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, il remissione dei peccati” (Matteo 26, 27 – 28)
Fonte e immagine
- Nino Savarino, Testimoni di misericordia
La rubrica “Testimoni di misericordia” con il libro (sfogliabile) di Nino Savarino. Questo lunedì, il verbo “offrire” e l’opera “dare da bere agli assetati”
Un capitolo per volta del libro di Nino Savarino, Governatore della Misericordia di Rosolini, amico di spazio + spadoni e collaboratore di diversi progetti e del blog
Dal Salmo 63 (62):
O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima
Offrire, momento di incontro e di arricchimento reciproco
Dice Papa Francesco: “Fratelli, sorelle, chiediamoci: io credo davvero, per grazia di Dio, di avere qualcosa di unico da donare ai fratelli, oppure mi sento anonimamente “uno fra i tanti”?
Sono protagonista di un bene da donare? Sono grato al Signore per i doni con cui continuamente mi manifesta il suo amore? Vivo la condivisione con gli altri come un momento di incontro e di arricchimento reciproco?”.
“Usciamo, usciamo ad offrire a tutti la vita di Gesù Cristo… preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce per essere rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce, e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo”.
L’offerta al fratello ci scomoda, ci costringere ad andare a cercarlo,
ci fa uscire dal nostro io egoista.
Offrire non è diminuire il nostro bagaglio materiale e umano:
è piuttosto un aggiungere, un arricchimento.
L’offerta è un moltiplicatore di beni.
Il nostro sarà un viaggio più ricco e bellissimo se offriamo quello che
abbiamo ai fratelli che andiamo a cercare nel percorso della vita
CONOSCETE LA STORIA DELL’EREDITÀ DEI 17 CAMMELLI?
Eccola.
Si racconta che tanto tempo fa un ricco sceicco, molto malato,
decise di fare testamento e lasciare ai suoi 3 figli, tutti i suoi beni
e, con essi, i suoi 17 cammelli.
Egli decise di spartire i cammelli in questo modo:
al figlio maggiore sarebbe andato 1/2 dei cammelli,
al secondo sarebbe andato 1/3 dei cammelli e
al più giovane sarebbe andato 1/9 dei cammelli.
Raccomandò pure che i cammelli dovevano rimanere vivi.
Lo sceicco morì.
Dopo la sepoltura, i figli cominciarono a discutere su come
dividere l’eredità secondo il volere del padre.
Il primogenito disse: “A me spetta la metà dei cammelli, cioè 8
cammelli e mezzo”.
Il secondogenito aggiunse: “A me spettano 1/3 dei 17 cammelli,
cioè 5,6”.
Il terzogenito concluse: “Secondo la volontà di nostro padre mi
spetta 1/9 dei 17, cioè 1,9.”
Come fare? Ognuno avrebbe dovuto tagliare un pezzo di un cammello.
I tre fratelli provarono e riprovarono a dividere fra loro i
cammelli senza successo e nessuno voleva cedere qualcosa.
Passò di lì un viaggiatore che, messo a conoscenza della
questione, decise di donare loro il suo unico cammello, quello con
cui stava viaggiando.
In tal modo l’eredità divenne di 18 cammelli. Iniziò così la spartizione.
Al primo dei tre figli toccò la metà dei 18 cammelli, ossia 9 cammelli.
Il secondogenito ereditò 6 cammelli, cioè un terzo del totale.
Infine, al più piccolo dei figli andarono 2 cammelli, pari a un nono di 18.
Il viandante, dopo la suddivisione, fece notare ai figli dello
sceicco che la somma dei cammelli che aveva spartito tra loro
dava 17, vale a dire 9+6+2=17.
Ora, dato che i cammelli presi in considerazione per il calcolo
erano stati 18, ne avanzava uno, che era proprio quello del
viaggiatore, che se lo riprese e poté continuare il suo cammino.
Offrire del suo non è mai uno svantaggio!
Cosa possiamo fare in concreto?
DARE DA BERE AGLI ASSETATI
L’acqua, prezioso dono di Dio per tutti i viventi. L’acqua con tutta la
sua forza evocativa: acqua che dona vita; acqua che lava; acqua,
sinonimo per eccellenza di purezza; acqua bisogno vitale per
l’essere. Oggi è l’intero mondo ad avere sete. E di tante cose.
“Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia” proclama Gesù
sulla montagna. Il mondo ha sete di ciò: di giustizia, perché tante
sono le situazioni sociali-economiche che con la giustizia non hanno
proprio nulla a che fare. L’acqua si chiama pace.
E poi, in ultimo (non per importanza): si ha sete di tenerezza e
gentilezza, soprattutto. E’ necessario “dare da bere agli assetati”
d’amore. Necessario per chi ci è accanto, a cominciare dal piccolo
nucleo familiare fino a quelli che potrebbero essere definiti “i
massimi sistemi”: società, luoghi di lavoro, scuole, all’interno della
Chiesa, luoghi di cultura e di formazione.
Antonio Tarallo, 16 marzo 2023
SPUNTI DI RIFLESSIONE
“Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, il remissione dei peccati” (Matteo 26, 27 – 28)
Fonte e immagine
- Nino Savarino, Testimoni di misericordia

Nino Savarino, "Testimoni di misericordia"


