Essere testimoni di misericordia – PARTIRE

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29 Dicembre 2025

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N. Savarino, Testimoni di misericordia

La rubrica “Testimoni di misericordia” con il libro (sfogliabile) di Nino Savarino. Questo lunedì, il verbo “partire” e l’opera “vestire gli ignudi”

Un capitolo per volta del libro di Nino Savarino, Governatore della Misericordia di Rosolini, amico di spazio + spadoni e collaboratore di diversi progetti e del blog

Dal Salmo 121 (120) Canto delle ascensioni

Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene
dal Signore, che ha fatto cielo e terra. Il Signore ti proteggerà da ogni
male, egli proteggerà la tua vita. Il Signore veglierà su di te, quando esci e
quando entri, da ora e per sempre.

Suvvia, partiamo. Portiamo ovunque la buona notizia

Diceva Papa Francesco: “Colgo l’occasione per ringraziare i missionari e le missionarie che, rispondendo alla chiamata di Cristo, hanno lasciato tutto per andare lontano dalla loro patria e portare la Buona Notizia là dove la gente ancora non l’ha ricevuta o l’ha accolta da poco.

Carissimi, la vostra generosa dedizione è l’espressione tangibile dell’impegno della missione ad gentes che Gesù ha affidato ai suoi discepoli: «Andate e fate discepoli tutti i popoli» (Mt 28,19).
Continuiamo perciò a pregare e ringraziare Dio per le nuove e numerose vocazioni missionarie per l’opera di evangelizzazione sino ai confini della terra.
E non dimentichiamo che ogni cristiano è chiamato a prendere parte a questa missione universale con la propria testimonianza evangelica in ogni ambiente, così che tutta la Chiesa esca continuamente con il suo Signore e Maestro verso i “crocicchi delle strade” del mondo di oggi.

Che tutti noi, battezzati, ci disponiamo ad andare di nuovo, ognuno secondo la propria condizione di vita, per avviare un nuovo movimento missionario, come agli albori del cristianesimo!”.

Andare per il mondo a portare il Vangelo: è l’invito di Gesù.
Andare ai confini della terra, in posti lontani.

Ma anche andare dietro l’angolo di casa, perché anche lì il Signore è sconosciuto.

Dio è il “dimenticato” nei posti che non ti immagini: a scuola, al lavoro, tra gli amici. Finanche in famiglia.

Partire è uscire fuori, andare proprio lì dove c’è più bisogno di Gesù.

Non sempre bisogna fare migliaia di chilometri. Il viaggio è un viaggio esistenziale. Per questo non possiamo dirci esentati dal partire.

Per questo non possiamo delegare la “partenza” ai soli missionari “ufficiali.

Tutti siamo missionari, in ogni parte del mondo, per dire a tutti i fratelli che non sono soli, che non sono nudi.

Il nostro viaggio sarà bellissimo se sarà un vero andare nei crocicchi
di ogni strada per annunziare a tutti la Buona Notizia dell’amore
misericordioso di Gesù e dire a tutti “io ti sono vicino”.

Cosa possiamo fare in concreto?

VESTIRE GLI IGNUDI

“E l’altra cosa è vestire chi è nudo: che cosa vuol dire se non restituire
dignità a chi l’ha perduta?

Certamente dando dei vestiti a chi ne è privo;
ma pensiamo anche alle donne vittime della tratta
gettate sulle strade, o agli altri,
troppi modi di usare il corpo umano come merce,
persino dei
minori.

E così pure non avere un lavoro, una casa, un salario giusto è una
forma di nudità, o essere discriminati per la razza, o per la fede, sono
tutte forme di “nudità”, di fronte alle quali come cristiani siamo chiamati
ad essere attenti, vigilanti e pronti ad agire.

Cari fratelli e sorelle, non cadiamo nella trappola di rinchiuderci in noi
stessi, indifferenti alle necessità dei fratelli
e preoccupati solo dei nostri
interessi.

È proprio nella misura in cui ci apriamo agli altri che la vita
diventa feconda, le società riacquistano la pace e le persone recuperano
la loro piena dignità.

E non dimenticatevi di quella signora, non
dimenticate quel migrante che puzzava e non dimenticate l’autista al
quale il migrante aveva cambiato l’anima.

(Papa Francesco, Udienza generale 26 ottobre 2016)

SPUNTI DI RIFLESSIONE

Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne? (Isaia 58, 6-7)

Fonte e immagine

La rubrica “Testimoni di misericordia” con il libro (sfogliabile) di Nino Savarino. Questo lunedì, il verbo “partire” e l’opera “vestire gli ignudi”

Un capitolo per volta del libro di Nino Savarino, Governatore della Misericordia di Rosolini, amico di spazio + spadoni e collaboratore di diversi progetti e del blog

Dal Salmo 121 (120) Canto delle ascensioni

Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene
dal Signore, che ha fatto cielo e terra. Il Signore ti proteggerà da ogni
male, egli proteggerà la tua vita. Il Signore veglierà su di te, quando esci e
quando entri, da ora e per sempre.

Suvvia, partiamo. Portiamo ovunque la buona notizia

Diceva Papa Francesco: “Colgo l’occasione per ringraziare i missionari e le missionarie che, rispondendo alla chiamata di Cristo, hanno lasciato tutto per andare lontano dalla loro patria e portare la Buona Notizia là dove la gente ancora non l’ha ricevuta o l’ha accolta da poco.

Carissimi, la vostra generosa dedizione è l’espressione tangibile dell’impegno della missione ad gentes che Gesù ha affidato ai suoi discepoli: «Andate e fate discepoli tutti i popoli» (Mt 28,19).
Continuiamo perciò a pregare e ringraziare Dio per le nuove e numerose vocazioni missionarie per l’opera di evangelizzazione sino ai confini della terra.
E non dimentichiamo che ogni cristiano è chiamato a prendere parte a questa missione universale con la propria testimonianza evangelica in ogni ambiente, così che tutta la Chiesa esca continuamente con il suo Signore e Maestro verso i “crocicchi delle strade” del mondo di oggi.

Che tutti noi, battezzati, ci disponiamo ad andare di nuovo, ognuno secondo la propria condizione di vita, per avviare un nuovo movimento missionario, come agli albori del cristianesimo!”.

Andare per il mondo a portare il Vangelo: è l’invito di Gesù.
Andare ai confini della terra, in posti lontani.

Ma anche andare dietro l’angolo di casa, perché anche lì il Signore è sconosciuto.

Dio è il “dimenticato” nei posti che non ti immagini: a scuola, al lavoro, tra gli amici. Finanche in famiglia.

Partire è uscire fuori, andare proprio lì dove c’è più bisogno di Gesù.

Non sempre bisogna fare migliaia di chilometri. Il viaggio è un viaggio esistenziale. Per questo non possiamo dirci esentati dal partire.

Per questo non possiamo delegare la “partenza” ai soli missionari “ufficiali.

Tutti siamo missionari, in ogni parte del mondo, per dire a tutti i fratelli che non sono soli, che non sono nudi.

Il nostro viaggio sarà bellissimo se sarà un vero andare nei crocicchi
di ogni strada per annunziare a tutti la Buona Notizia dell’amore
misericordioso di Gesù e dire a tutti “io ti sono vicino”.

Cosa possiamo fare in concreto?

VESTIRE GLI IGNUDI

“E l’altra cosa è vestire chi è nudo: che cosa vuol dire se non restituire
dignità a chi l’ha perduta?

Certamente dando dei vestiti a chi ne è privo;
ma pensiamo anche alle donne vittime della tratta
gettate sulle strade, o agli altri,
troppi modi di usare il corpo umano come merce,
persino dei
minori.

E così pure non avere un lavoro, una casa, un salario giusto è una
forma di nudità, o essere discriminati per la razza, o per la fede, sono
tutte forme di “nudità”, di fronte alle quali come cristiani siamo chiamati
ad essere attenti, vigilanti e pronti ad agire.

Cari fratelli e sorelle, non cadiamo nella trappola di rinchiuderci in noi
stessi, indifferenti alle necessità dei fratelli
e preoccupati solo dei nostri
interessi.

È proprio nella misura in cui ci apriamo agli altri che la vita
diventa feconda, le società riacquistano la pace e le persone recuperano
la loro piena dignità.

E non dimenticatevi di quella signora, non
dimenticate quel migrante che puzzava e non dimenticate l’autista al
quale il migrante aveva cambiato l’anima.

(Papa Francesco, Udienza generale 26 ottobre 2016)

SPUNTI DI RIFLESSIONE

Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne? (Isaia 58, 6-7)

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N. Savarino, Testimoni di misericordia

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