Essere testimoni di misericordia – ZAPPARE

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1 Dicembre 2025

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N. Savarino, Testimoni di misericordia

La rubrica “Testimoni di misericordia” con il libro (sfogliabile) di Nino Savarino. Questo lunedì, il verbo “zappare” e l’opera “dar da mangiare agli affamati”

Un capitolo per volta del libro di Nino Savarino, Governatore della Misericordia di Rosolini, amico di spazio + spadoni e collaboratore di diversi progetti e del blog

 

Dal Salmo 145 (144)

Gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa e tu provvedi loro il cibo a suo
tempo. Tu apri la tua mano e sazi la fame di ogni vivente.

Zappare la terra. Lavorare e  amare il Creato

Diceva Papa Francesco: “È bello pensare che Gesù stesso abbia lavorato e che abbia appreso quest’arte proprio da San Giuseppe”.

“Gli uomini e le donne si nutrono del lavoro: con il lavoro sono unti di dignità. Per questa ragione, attorno al lavoro si edifica l’intero patto sociale. Questo è il nocciolo del problema. Perché quando non si lavora, o si lavora male, si lavora poco o si lavora troppo, è la democrazia che entra in crisi, è tutto il patto sociale”.

Zappare è il lavoro più duro, quello che ti fa sudare e ti stanca.

Ma è il lavoro che prepara alla semina e al raccolto: il lavoro ti fa essere membro attivo della società e ti fa diventare suo protagonista.
Il lavoro è la dignità dei figli di Dio.

Eppure, il lavoro spesso manca e a volte ti uccide: per l’incuria, l’indifferenza, la mancanza di reciproca solidarietà.

La sicurezza nel lavoro rende il lavoro dignitoso.

Ritorniamo a zappare nella vigna del Signore.

E facciamo del nostro lavoro, del nostro zappare l’occasione per aiutare gli altri a lavorare, a vivere dignitosamente.

Il nostro sarà un viaggio creativo e bellissimo se condividiamo il
lavoro e offriamo il frutto del nostro zappare ai fratelli bisognosi.

Cosa possiamo fare in concreto?

DARE DA MANGIARE AGLI AFFAMATI

E, allora, cosa potrebbe significare “dare da mangiare agli affamati” oggi,
nel nostro presente così contraddittorio?

Il primo senso si potrebbe sì trovare nell’atto “pratico” di poter aiutare qualche bisognoso.

Nulla di più vero e giusto. Ma ci si deve fermare a questo?

Il condividere non può essere relegato solamente all’atto in sé
del fornire cibo e acqua a
qualcuno.
Non si tratta di un’opera antropologica,
non si tratta di un atto di giustizia sociale fine a sé stesso.

Ed è in questo caso che entra in gioco una parola-chiave
che potrebbe
darci una spiegazione ben più ampia: quella parola è fraternità.
Dare da
mangiare agli affamati potrebbe divenire così
un modo di offrire a tutti
parole di speranza e di amore, oltre ai beni materiali.

E, nel fare ciò, in fondo, anche noi potremmo essere saziati
poiché tutti siamo bisognosi,
tutti siamo nella stessa barca del mondo.

Antonio Tarallo, Dare da mangiare agli affamati, 15 marzo 2023 

https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/religione/dare-da-mangiare-agli
affamati-53277

 

SPUNTI DI RIFLESSIONE

Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo» (Matteo 26, 26)

Fonte e immagine

La rubrica “Testimoni di misericordia” con il libro (sfogliabile) di Nino Savarino. Questo lunedì, il verbo “zappare” e l’opera “dar da mangiare agli affamati”

Un capitolo per volta del libro di Nino Savarino, Governatore della Misericordia di Rosolini, amico di spazio + spadoni e collaboratore di diversi progetti e del blog

 

Dal Salmo 145 (144)

Gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa e tu provvedi loro il cibo a suo
tempo. Tu apri la tua mano e sazi la fame di ogni vivente.

Zappare la terra. Lavorare e  amare il Creato

Diceva Papa Francesco: “È bello pensare che Gesù stesso abbia lavorato e che abbia appreso quest’arte proprio da San Giuseppe”.

“Gli uomini e le donne si nutrono del lavoro: con il lavoro sono unti di dignità. Per questa ragione, attorno al lavoro si edifica l’intero patto sociale. Questo è il nocciolo del problema. Perché quando non si lavora, o si lavora male, si lavora poco o si lavora troppo, è la democrazia che entra in crisi, è tutto il patto sociale”.

Zappare è il lavoro più duro, quello che ti fa sudare e ti stanca.

Ma è il lavoro che prepara alla semina e al raccolto: il lavoro ti fa essere membro attivo della società e ti fa diventare suo protagonista.
Il lavoro è la dignità dei figli di Dio.

Eppure, il lavoro spesso manca e a volte ti uccide: per l’incuria, l’indifferenza, la mancanza di reciproca solidarietà.

La sicurezza nel lavoro rende il lavoro dignitoso.

Ritorniamo a zappare nella vigna del Signore.

E facciamo del nostro lavoro, del nostro zappare l’occasione per aiutare gli altri a lavorare, a vivere dignitosamente.

Il nostro sarà un viaggio creativo e bellissimo se condividiamo il
lavoro e offriamo il frutto del nostro zappare ai fratelli bisognosi.

Cosa possiamo fare in concreto?

DARE DA MANGIARE AGLI AFFAMATI

E, allora, cosa potrebbe significare “dare da mangiare agli affamati” oggi,
nel nostro presente così contraddittorio?

Il primo senso si potrebbe sì trovare nell’atto “pratico” di poter aiutare qualche bisognoso.

Nulla di più vero e giusto. Ma ci si deve fermare a questo?

Il condividere non può essere relegato solamente all’atto in sé
del fornire cibo e acqua a
qualcuno.
Non si tratta di un’opera antropologica,
non si tratta di un atto di giustizia sociale fine a sé stesso.

Ed è in questo caso che entra in gioco una parola-chiave
che potrebbe
darci una spiegazione ben più ampia: quella parola è fraternità.
Dare da
mangiare agli affamati potrebbe divenire così
un modo di offrire a tutti
parole di speranza e di amore, oltre ai beni materiali.

E, nel fare ciò, in fondo, anche noi potremmo essere saziati
poiché tutti siamo bisognosi,
tutti siamo nella stessa barca del mondo.

Antonio Tarallo, Dare da mangiare agli affamati, 15 marzo 2023 

https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/religione/dare-da-mangiare-agli
affamati-53277

 

SPUNTI DI RIFLESSIONE

Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo» (Matteo 26, 26)

Fonte e immagine

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N. Savarino, Testimoni di misericordia

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