Papa Leone XIV: “ogni storia può essere toccata dalla misericordia”

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25 Settembre 2025

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Il Papa benedice alcuni fedeli nell'Aula Paolo VI (@Vatican Media)

“Non c’è passato così rovinato, non c’è storia così compromessa che non possa essere toccata dalla misericordia”: la catechesi del 24 settembre

Di fronte a circa 35.000 pellegrini riuniti in piazza San Pietro, Papa Francesco ha tenuto venerdì 24 settembre l’ottava tappa del ciclo di catechesi “Gesù Cristo nostra speranza”, dedicata al mistero del Sabato Santo: la discesa agli inferi di Cristo come manifestazione suprema e misericordiosa dell’amore di Dio.

Il Pontefice ha ricordato che Cristo “scende” nelle tenebre perché “nulla può essere escluso dalla sua redenzione”: non il peccato più antico, né la notte interiore, né i legami spezzati.

Egli parla dell’“inferno quotidiano” – fatto di solitudine, dolore, colpa, distanza da Dio e dagli altri – come di una condizione reale nella vita di ciascuno: “Cristo entra in tutte queste realtà oscure … Non per giudicare, ma per liberare”.

Nel viaggio compiuto fra le tenebre, Gesù non resta da solo: attingendo a iconografie orientali che mostrano il Salvatore che sfonda le porte degli inferi e afferra i polsi di Adamo ed Eva, il Papa descrive una salvezza collettiva, nella quale Dio non risorge da solo, ma trascina con sé l’umanità intera.

In questo percorso, la “via” divina non è trionfalismo ma umiltà: Gesù va incontro all’uomo nei suoi abissi, prende per mano, rialza e riporta alla luce. “Scendere” non è fallimento, ma il compimento dell’amore: nessun luogo è troppo lontano per il gesto redentore.

Il Papa ha dunque invitato i fedeli a non disperare, anche nei momenti di smarrimento: quando “ci sembra di toccare il fondo”, occorre ricordare che proprio lì Dio è capace di ricominciare. Una parola di speranza – e di misericordia – in cui il giudizio cede il passo al perdono.

Fonte e immagine

“Non c’è passato così rovinato, non c’è storia così compromessa che non possa essere toccata dalla misericordia”: la catechesi del 24 settembre

Di fronte a circa 35.000 pellegrini riuniti in piazza San Pietro, Papa Francesco ha tenuto venerdì 24 settembre l’ottava tappa del ciclo di catechesi “Gesù Cristo nostra speranza”, dedicata al mistero del Sabato Santo: la discesa agli inferi di Cristo come manifestazione suprema e misericordiosa dell’amore di Dio.

Il Pontefice ha ricordato che Cristo “scende” nelle tenebre perché “nulla può essere escluso dalla sua redenzione”: non il peccato più antico, né la notte interiore, né i legami spezzati.

Egli parla dell’“inferno quotidiano” – fatto di solitudine, dolore, colpa, distanza da Dio e dagli altri – come di una condizione reale nella vita di ciascuno: “Cristo entra in tutte queste realtà oscure … Non per giudicare, ma per liberare”.

Nel viaggio compiuto fra le tenebre, Gesù non resta da solo: attingendo a iconografie orientali che mostrano il Salvatore che sfonda le porte degli inferi e afferra i polsi di Adamo ed Eva, il Papa descrive una salvezza collettiva, nella quale Dio non risorge da solo, ma trascina con sé l’umanità intera.

In questo percorso, la “via” divina non è trionfalismo ma umiltà: Gesù va incontro all’uomo nei suoi abissi, prende per mano, rialza e riporta alla luce. “Scendere” non è fallimento, ma il compimento dell’amore: nessun luogo è troppo lontano per il gesto redentore.

Il Papa ha dunque invitato i fedeli a non disperare, anche nei momenti di smarrimento: quando “ci sembra di toccare il fondo”, occorre ricordare che proprio lì Dio è capace di ricominciare. Una parola di speranza – e di misericordia – in cui il giudizio cede il passo al perdono.

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Il Papa benedice alcuni fedeli nell'Aula Paolo VI (@Vatican Media)

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