Africa | Trasformare il debito in speranza

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11 Dicembre 2025

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Dal nostro corrispondente per l’Africa Rodrigue Bidubula: un appello morale ed economico al Vertice sociale del G20

Mentre il Sudafrica si preparava ad accogliere il Vertice dei capi di Stato del G20, che si è tenuto a Johannesburg — per la prima volta sul continente africano — dal 22 al 23 novembre 2025, la Chiesa in Sudafrica ha organizzato un evento parallelo per esprimere la sua visione sul summit in relazione al Giubileo della Speranza, rilanciando la campagna di Caritas Internationalis.

Per quest’anno giubilare dedicato alla speranza, Caritas Internationalis ha ridato slancio a una campagna storica: “Trasformare il debito in speranza”, un appello lanciato inizialmente negli anni ’90 per la cancellazione del debito dei Paesi poveri, e rilanciato oggi come un’urgenza rinnovata.

Questa iniziativa, sostenuta con forza dalle Chiese e dalle organizzazioni umanitarie di tutto il mondo, risuona in modo particolarmente forte in Africa, dove la crisi del debito ha raggiunto livelli critici, mettendo in pericolo la dignità e la sopravvivenza di milioni di persone.

Un appello accolto e rilanciato dagli attori ecclesiali e sociali

L’appello è stato ampiamente rilanciato durante l’evento parallelo del Vertice sociale del G20, organizzato a Johannesburg e animato congiuntamente dalla Conferenza dei Vescovi Cattolici dell’Africa australe (SACBC), Caritas Africa, Caritas Sudafrica e dalla Commissione Giustizia e Pace.

La voce principale di questo appello è stata quella di padre Hugh O’Connor, segretario generale della SACBC, che ha esortato i leader del G20 ad avviare una riforma coraggiosa del sistema globale del debito.

Il suo messaggio si colloca nel solco di una convinzione: la gestione attuale del debito rappresenta una crisi morale tanto grave quanto economica, che sacrifica le popolazioni più vulnerabili.

I partecipanti — tra cui leader religiosi, accademici, rappresentanti della società civile, giovani e donne — hanno raccolto e rilanciato questo appello attraverso una mobilitazione collettiva, esprimendo la volontà unanime di fare del Giubileo un momento di vera trasformazione.

L’appello a una riforma profonda

Padre O’Connor ha denunciato un sistema finanziario internazionale che soffoca i Paesi poveri, costretti a destinare più risorse al pagamento del debito estero che alla salute, all’educazione o alla sicurezza alimentare.
In alcuni Paesi africani, questi settori sono in pieno collasso, aggravati dalla fame, dalle disuguaglianze sociali e dall’impatto sproporzionato sulla vita delle donne e dei bambini.

Ha ricordato che oltre 50 Paesi nel mondo spendono più per rimborsare il debito che per i bisogni essenziali, sottolineando che questa situazione rappresenta una minaccia diretta alla dignità umana e alla pace sociale.

Proposte concrete per una riforma coraggiosa

Le raccomandazioni rivolte ai leader del G20 includono misure strutturali e incisive:

  • Stabilire un quadro internazionale equo e giuridicamente vincolante per la ristrutturazione dei debiti sovrani;
  • Impegnare alla partecipazione i creditori privati, troppo spesso protetti da fondi pubblici;
  • Porre fine all’uso di risorse pubbliche per garantire profitti finanziari a scapito delle popolazioni;
  • Riformare le istituzioni finanziarie internazionali per consentire ai Paesi indebitati di avere una voce realmente rappresentativa e rispettata.

L’obiettivo non è un semplice alleggerimento temporaneo, ma una trasformazione strutturale del sistema del debito, affinché esso serva lo sviluppo e la dignità, e non il contrario.

Allineamento con la presidenza del G20 e portata continentale

Questo appello giunge in un momento strategico: la presidenza sudafricana del G20, che annuncia un’attenzione particolare all’equità economica globale e alla giustizia finanziaria.
La SACBC e i suoi partner affermano che l’Africa deve parlare con una sola voce e che la sua leadership spirituale può contribuire a portare questa visione al cuore delle decisioni globali.

Durante l’udienza concessa da Papa Leone XIV al presidente sudafricano Cyril Ramaphosa in Vaticano, Ramaphosa ha presentato la visione del Sudafrica per il G20: solidarietà, uguaglianza, sostenibilità, valorizzazione delle persone marginalizzate e giustizia per tutti.

«Ci riuniamo in un momento in cui l’umanità affronta sfide immense. Per molti sembra più facile finanziare guerre che investire nella pace», ha detto al Papa.

La Chiesa in Sudafrica vuole agire in questa direzione: mobilitare le coscienze, collegare gli attori civili e politici, e ricordare la dimensione etica delle scelte economiche.

Un Giubileo orientato alla liberazione reale

Richiamando la tradizione biblica del Giubileo come tempo di liberazione, di ristoro e di remissione dei debiti, padre O’Connor ha evocato l’invito di Papa Francesco a un ritorno alla giustizia e alla guarigione.

Trasformare il debito in speranza significa offrire ai popoli del Sud globale un futuro in cui le risorse servano la vita, e non la speculazione.
Che l’anno giubilare diventi un anno di liberazione per coloro che portano il peso del debito e dell’ingiustizia economica.

Dal nostro corrispondente per l’Africa Rodrigue Bidubula: un appello morale ed economico al Vertice sociale del G20

Mentre il Sudafrica si preparava ad accogliere il Vertice dei capi di Stato del G20, che si è tenuto a Johannesburg — per la prima volta sul continente africano — dal 22 al 23 novembre 2025, la Chiesa in Sudafrica ha organizzato un evento parallelo per esprimere la sua visione sul summit in relazione al Giubileo della Speranza, rilanciando la campagna di Caritas Internationalis.

Per quest’anno giubilare dedicato alla speranza, Caritas Internationalis ha ridato slancio a una campagna storica: “Trasformare il debito in speranza”, un appello lanciato inizialmente negli anni ’90 per la cancellazione del debito dei Paesi poveri, e rilanciato oggi come un’urgenza rinnovata.

Questa iniziativa, sostenuta con forza dalle Chiese e dalle organizzazioni umanitarie di tutto il mondo, risuona in modo particolarmente forte in Africa, dove la crisi del debito ha raggiunto livelli critici, mettendo in pericolo la dignità e la sopravvivenza di milioni di persone.

Un appello accolto e rilanciato dagli attori ecclesiali e sociali

L’appello è stato ampiamente rilanciato durante l’evento parallelo del Vertice sociale del G20, organizzato a Johannesburg e animato congiuntamente dalla Conferenza dei Vescovi Cattolici dell’Africa australe (SACBC), Caritas Africa, Caritas Sudafrica e dalla Commissione Giustizia e Pace.

La voce principale di questo appello è stata quella di padre Hugh O’Connor, segretario generale della SACBC, che ha esortato i leader del G20 ad avviare una riforma coraggiosa del sistema globale del debito.

Il suo messaggio si colloca nel solco di una convinzione: la gestione attuale del debito rappresenta una crisi morale tanto grave quanto economica, che sacrifica le popolazioni più vulnerabili.

I partecipanti — tra cui leader religiosi, accademici, rappresentanti della società civile, giovani e donne — hanno raccolto e rilanciato questo appello attraverso una mobilitazione collettiva, esprimendo la volontà unanime di fare del Giubileo un momento di vera trasformazione.

L’appello a una riforma profonda

Padre O’Connor ha denunciato un sistema finanziario internazionale che soffoca i Paesi poveri, costretti a destinare più risorse al pagamento del debito estero che alla salute, all’educazione o alla sicurezza alimentare.
In alcuni Paesi africani, questi settori sono in pieno collasso, aggravati dalla fame, dalle disuguaglianze sociali e dall’impatto sproporzionato sulla vita delle donne e dei bambini.

Ha ricordato che oltre 50 Paesi nel mondo spendono più per rimborsare il debito che per i bisogni essenziali, sottolineando che questa situazione rappresenta una minaccia diretta alla dignità umana e alla pace sociale.

Proposte concrete per una riforma coraggiosa

Le raccomandazioni rivolte ai leader del G20 includono misure strutturali e incisive:

  • Stabilire un quadro internazionale equo e giuridicamente vincolante per la ristrutturazione dei debiti sovrani;
  • Impegnare alla partecipazione i creditori privati, troppo spesso protetti da fondi pubblici;
  • Porre fine all’uso di risorse pubbliche per garantire profitti finanziari a scapito delle popolazioni;
  • Riformare le istituzioni finanziarie internazionali per consentire ai Paesi indebitati di avere una voce realmente rappresentativa e rispettata.

L’obiettivo non è un semplice alleggerimento temporaneo, ma una trasformazione strutturale del sistema del debito, affinché esso serva lo sviluppo e la dignità, e non il contrario.

Allineamento con la presidenza del G20 e portata continentale

Questo appello giunge in un momento strategico: la presidenza sudafricana del G20, che annuncia un’attenzione particolare all’equità economica globale e alla giustizia finanziaria.
La SACBC e i suoi partner affermano che l’Africa deve parlare con una sola voce e che la sua leadership spirituale può contribuire a portare questa visione al cuore delle decisioni globali.

Durante l’udienza concessa da Papa Leone XIV al presidente sudafricano Cyril Ramaphosa in Vaticano, Ramaphosa ha presentato la visione del Sudafrica per il G20: solidarietà, uguaglianza, sostenibilità, valorizzazione delle persone marginalizzate e giustizia per tutti.

«Ci riuniamo in un momento in cui l’umanità affronta sfide immense. Per molti sembra più facile finanziare guerre che investire nella pace», ha detto al Papa.

La Chiesa in Sudafrica vuole agire in questa direzione: mobilitare le coscienze, collegare gli attori civili e politici, e ricordare la dimensione etica delle scelte economiche.

Un Giubileo orientato alla liberazione reale

Richiamando la tradizione biblica del Giubileo come tempo di liberazione, di ristoro e di remissione dei debiti, padre O’Connor ha evocato l’invito di Papa Francesco a un ritorno alla giustizia e alla guarigione.

Trasformare il debito in speranza significa offrire ai popoli del Sud globale un futuro in cui le risorse servano la vita, e non la speculazione.
Che l’anno giubilare diventi un anno di liberazione per coloro che portano il peso del debito e dell’ingiustizia economica.

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