Giubileo dei detenuti | La speranza non sia reclusa

Foto di noura id su Unsplash
Dal carcere al cuore del Giubileo, tre giorni di incontri e preghiera hanno riportato al centro il tema della speranza come diritto inviolabile
Si è concluso oggi a Roma il Giubileo dei Detenuti, l’ultimo grande appuntamento dell’Anno Santo del Giubileo della Speranza 2025, dedicato alle persone private della libertà, alle loro famiglie e agli operatori del sistema penitenziario.
Per tre giorni, da venerdì 12 a domenica 14 dicembre, la capitale è stata teatro di incontri, momenti di riflessione, preghiera e celebrazioni spirituali che hanno coinvolto circa 6.000 pellegrini provenienti da quasi 90 Paesi di tutti i continenti. Tra i partecipanti, oltre a detenuti e familiari, erano presenti operatori carcerari, poliziotti penitenziari, volontari e rappresentanti di associazioni che operano nel mondo della giustizia.
L’evento ha preso il via venerdì con un importante convegno all’Università LUMSA dal titolo “Il diritto alla speranza… nel cinquantenario dell’Ordinamento Penitenziario”, in cui giuristi, operatori e figure della Chiesa hanno discusso delle sfide e delle prospettive di un sistema giuridico capace di guardare alla dignità umana oltre il carcere.
Sabato e domenica mattina, presso la Fraterna Domus di Sacrofano, si sono alternati momenti di studio, testimonianze di vita, preghiere e confronto tra i partecipanti, rafforzando il messaggio centrale dell’evento: la possibilità di riscatto e la priorità della misericordia nella visione cristiana della giustizia.
iubilaeum2025.va
Il culmine della tre giorni si è raggiunto questa mattina nella Basilica di San Pietro, dove Papa Leone XIV ha presieduto una solenne celebrazione eucaristica, occasione in cui ha ribadito l’importanza di non dimenticare chi è detenuto e di promuovere percorsi di reintegrazione nella società.
Così come ha detto durante il suo recente viaggio apostolico in Libano: “Negli occhi dei detenuti, vediamo la tenerezza del Padre che non si stanca mai di perdonare”.
Un gesto simbolico e significativo dell’evento è stata la donazione delle ostie per la Messa, frutto del progetto “Il senso del Pane”, che coinvolge da anni detenuti di diverse carceri italiane nella produzione di particole consacrate per diocesi in Italia e all’estero.
Nel pomeriggio, l’atmosfera giubilare ha trovato un tono più leggero ma ugualmente intenso grazie alla rappresentazione della commedia musicale “Oltre le grate”, a ingresso libero, che mette in scena le vicende e le riflessioni di chi vive o ha vissuto l’esperienza del carcere.
Il Giubileo dei Detenuti chiude idealmente l’Anno Santo del 2025, ma rilancia un messaggio che è già entrato nel dibattito pubblico e religioso: la speranza è un diritto di tutti, nessuno escluso.
Fonte
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Dal carcere al cuore del Giubileo, tre giorni di incontri e preghiera hanno riportato al centro il tema della speranza come diritto inviolabile
Si è concluso oggi a Roma il Giubileo dei Detenuti, l’ultimo grande appuntamento dell’Anno Santo del Giubileo della Speranza 2025, dedicato alle persone private della libertà, alle loro famiglie e agli operatori del sistema penitenziario.
Per tre giorni, da venerdì 12 a domenica 14 dicembre, la capitale è stata teatro di incontri, momenti di riflessione, preghiera e celebrazioni spirituali che hanno coinvolto circa 6.000 pellegrini provenienti da quasi 90 Paesi di tutti i continenti. Tra i partecipanti, oltre a detenuti e familiari, erano presenti operatori carcerari, poliziotti penitenziari, volontari e rappresentanti di associazioni che operano nel mondo della giustizia.
L’evento ha preso il via venerdì con un importante convegno all’Università LUMSA dal titolo “Il diritto alla speranza… nel cinquantenario dell’Ordinamento Penitenziario”, in cui giuristi, operatori e figure della Chiesa hanno discusso delle sfide e delle prospettive di un sistema giuridico capace di guardare alla dignità umana oltre il carcere.
Sabato e domenica mattina, presso la Fraterna Domus di Sacrofano, si sono alternati momenti di studio, testimonianze di vita, preghiere e confronto tra i partecipanti, rafforzando il messaggio centrale dell’evento: la possibilità di riscatto e la priorità della misericordia nella visione cristiana della giustizia.
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Il culmine della tre giorni si è raggiunto questa mattina nella Basilica di San Pietro, dove Papa Leone XIV ha presieduto una solenne celebrazione eucaristica, occasione in cui ha ribadito l’importanza di non dimenticare chi è detenuto e di promuovere percorsi di reintegrazione nella società.
Così come ha detto durante il suo recente viaggio apostolico in Libano: “Negli occhi dei detenuti, vediamo la tenerezza del Padre che non si stanca mai di perdonare”.
Un gesto simbolico e significativo dell’evento è stata la donazione delle ostie per la Messa, frutto del progetto “Il senso del Pane”, che coinvolge da anni detenuti di diverse carceri italiane nella produzione di particole consacrate per diocesi in Italia e all’estero.
Nel pomeriggio, l’atmosfera giubilare ha trovato un tono più leggero ma ugualmente intenso grazie alla rappresentazione della commedia musicale “Oltre le grate”, a ingresso libero, che mette in scena le vicende e le riflessioni di chi vive o ha vissuto l’esperienza del carcere.
Il Giubileo dei Detenuti chiude idealmente l’Anno Santo del 2025, ma rilancia un messaggio che è già entrato nel dibattito pubblico e religioso: la speranza è un diritto di tutti, nessuno escluso.
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