La forza del Giubileo | Dalla prigione in Cile al Vaticano

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14 Dicembre 2025

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Fonte: Vatican News

Per il Giubileo dei detenuti, la testimonianza di Jeannette. La vita cambia quando la misericordia “visita i carcerati”

È una storia di dolore, conversione e speranza quella di Jeannette Zurita, la donna cilena che dopo oltre dieci anni trascorsi dietro le sbarre ha raggiunto Roma per il Giubileo dei detenuti, incarnando in prima persona l’importanza della sesta opera di misericordia corporale: visitare i carcerati.

Otto anni fa, nel penitenziario femminile di Santiago del Cile, Jeannette parlò a Papa Francesco della sua vita, delle sofferenze legate alla reclusione e del desiderio di riscatto. Quel momento segnò una svolta: da detenuta, scelta dalle sue compagne per portare la voce di tutte loro, maturò la convinzione di poter cambiare la propria esistenza.

Oggi Jeannette non è più solo una voce tra tante. Attraverso un programma di pastorale carceraria che ha favorito la sua riabilitazione umana e sociale, ha completato la formazione professionale e ora lavora come estetista in una spa di Santiago. Ha una casa, ha riannodato i legami familiari e accompagna con il suo esempio altre persone che stanno affrontando percorsi difficili.

La sua presenza a Roma ha un valore simbolico e spirituale. Accanto a suore, agenti della polizia penitenziaria e operatori pastorali, Jeannette ha pregato davanti alla tomba di Papa Francesco a Santa Maria Maggiore e ha attraversato la Porta Santa della Basilica di San Pietro portando la croce del Giubileo: un gesto che ha richiamato idealmente l’invito di Gesù a visitare i carcerati, opera di misericordia che riconosce in ogni detenuto un fratello da incontrare, ascoltare e sostenere.

Nel corso del Giubileo della Speranza, la Chiesa ha infatti sottolineato l’importanza delle opere di misericordia come impegni concreti di carità e trasformazione personale. Tra queste, visitare i detenuti non è solo un atto di pietà, ma un invito a guardare alla dignità di chi è privato della libertà, per affermare che nessuno è escluso dalla misericordia di Dio.

Nel suo percorso di rigenerazione, Jeannette ha abbracciato proprio questo insegnamento: non solo come esperienza vissuta nel carcere cileno, ma come testimonianza da portare davanti al mondo. “Le altre non devono mai perdere la speranza”, ha ripetuto con fermezza, ricordando alle donne in carcere che la fede può rompere le catene interiori e condurre alla libertà.

Oggi, alla Messa giubilare presieduta da Papa Leone XIV, Jeannette parteciperà insieme a migliaia di pellegrini, incarnando il messaggio centrale di questo Giubileo: la conversione non è solo personale, ma si traduce nella scelta di essere presenza di misericordia tra chi soffre, in particolare dove la società troppo spesso dimentica di andare.

Fonte e immagine

Per il Giubileo dei detenuti, la testimonianza di Jeannette. La vita cambia quando la misericordia “visita i carcerati”

È una storia di dolore, conversione e speranza quella di Jeannette Zurita, la donna cilena che dopo oltre dieci anni trascorsi dietro le sbarre ha raggiunto Roma per il Giubileo dei detenuti, incarnando in prima persona l’importanza della sesta opera di misericordia corporale: visitare i carcerati.

Otto anni fa, nel penitenziario femminile di Santiago del Cile, Jeannette parlò a Papa Francesco della sua vita, delle sofferenze legate alla reclusione e del desiderio di riscatto. Quel momento segnò una svolta: da detenuta, scelta dalle sue compagne per portare la voce di tutte loro, maturò la convinzione di poter cambiare la propria esistenza.

Oggi Jeannette non è più solo una voce tra tante. Attraverso un programma di pastorale carceraria che ha favorito la sua riabilitazione umana e sociale, ha completato la formazione professionale e ora lavora come estetista in una spa di Santiago. Ha una casa, ha riannodato i legami familiari e accompagna con il suo esempio altre persone che stanno affrontando percorsi difficili.

La sua presenza a Roma ha un valore simbolico e spirituale. Accanto a suore, agenti della polizia penitenziaria e operatori pastorali, Jeannette ha pregato davanti alla tomba di Papa Francesco a Santa Maria Maggiore e ha attraversato la Porta Santa della Basilica di San Pietro portando la croce del Giubileo: un gesto che ha richiamato idealmente l’invito di Gesù a visitare i carcerati, opera di misericordia che riconosce in ogni detenuto un fratello da incontrare, ascoltare e sostenere.

Nel corso del Giubileo della Speranza, la Chiesa ha infatti sottolineato l’importanza delle opere di misericordia come impegni concreti di carità e trasformazione personale. Tra queste, visitare i detenuti non è solo un atto di pietà, ma un invito a guardare alla dignità di chi è privato della libertà, per affermare che nessuno è escluso dalla misericordia di Dio.

Nel suo percorso di rigenerazione, Jeannette ha abbracciato proprio questo insegnamento: non solo come esperienza vissuta nel carcere cileno, ma come testimonianza da portare davanti al mondo. “Le altre non devono mai perdere la speranza”, ha ripetuto con fermezza, ricordando alle donne in carcere che la fede può rompere le catene interiori e condurre alla libertà.

Oggi, alla Messa giubilare presieduta da Papa Leone XIV, Jeannette parteciperà insieme a migliaia di pellegrini, incarnando il messaggio centrale di questo Giubileo: la conversione non è solo personale, ma si traduce nella scelta di essere presenza di misericordia tra chi soffre, in particolare dove la società troppo spesso dimentica di andare.

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Fonte: Vatican News

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