Papa Leone XIV chiude il Giubileo della speranza

Il Papa chiude la Porta Santa della Basilica di San Pietro (Vatican News)
Oltre 33 milioni di pellegrini. Il Giubileo finisce, ma restano tanti segni di speranza e una Chiesa in cammino
«Tutte siamo vite in cammino in un mondo travagliato» ed è il Vangelo a spingere a tale dinamismo, a orientarlo verso Dio che «ci può turbare perché non sta fermo nelle nostre mani come gli idoli d’argento e d’oro. È un Dio vivo e vivificante e questo profumo della vita deve diffondersi ovunque per restituire l’impressione incancellabile che un altro mondo è iniziato».
Genuflesso, in silenzio e in preghiera; poi in piedi tira l’anta di destra e poi quella di sinistra. Leone XIV, nella solennità dell’Epifania (6 gennaio 2026), chiude la Porta Santa e il «Giubileo della speranza», aperto dal predecessore Francesco nel Natale, 24 dicembre 2024, manifestazione che ha attirato a Roma oltre 33 milioni di pellegrini – la stima dell’Università Roma Tre era di 31 milioni – nelle quattro basiliche papali: San Pietro, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore, San Paolo fuori le mura.
Prima della Messa conclusiva, nell’atrio circondato dai cardinali – che il 7-8 gennaio vivono il Concistoro straordinario -, vengono annunciate le date del 2026: Pasqua (5 aprile), inizio della Quaresima (5 marzo), Ascensione (29 maggio), Pentecoste (8 giugno), prima domenica di Avvento (30 novembre).
Il prossimo Anno Santo – la decisione spetta al Papa – sarà quello straordinario nel 2033, XX secoli dopo la Redenzione, secondo una tradizione introdotta nel 1933 da Pio XI. Il Pontefice – che il 9 gennaio incontra il corpo diplomatico – rivolge appelli vigorosi ai cristiani a proseguire il cammino giubilare «amando e cercando la pace, rifuggendo da ogni violenza e guerra e dall’economia distorta che trae profitto da tutto, diventando segno di una Chiesa che diffonde il profumo della vita, annunciando un Dio che ci rimette in cammino».
«Siamo consapevoli che, con la presenza del Signore, nulla rimane come prima. Questo è l’inizio della speranza. Dio si rivela e nulla può restare fermo. Finisce una certa tranquillità, che fa dire ai malinconici: “Non c’è niente di nuovo sotto il sole”. Inizia qualcosa da cui dipendono il presente e il futuro. Questo varco ha conosciuto il flusso di innumerevoli uomini e donne, pellegrini di speranza, in cammino verso la Città dalle porte sempre aperte, la Gerusalemme nuova.
Cosa ha mosso questa gente? Che cosa ha trovato? Quali cuori, quale attenzione, quale corrispondenza? Come i Magi, hanno accettato la sfida di rischiare, così noi, in un mondo travagliato, respingente e pericoloso, sentiamo l’esigenza di andare e cercare».
Il bilancio dell’Anno Santo «allarga l’orizzonte per un futuro di pace e serenità», dice mons. Salvatore Fisichella, pro-prefetto del dicastero per l’Evangelizzazione, responsabile dell’organizzazione, circondato dagli esponenti civili che hanno collaborato all’evento.
I 33.475.369 pellegrini sono arrivati da 185 Paesi, soprattutto dall’Europa (62 per cento) con l’Italia al primo posto. Ma i numeri non dicono tutto.
«La dimensione spirituale che è a fondamento del Giubileo ha permesso di verificare un popolo in cammino con tanto desiderio di preghiera e conversione», afferma l’arcivescovo Fisichella che già organizzò il Giubileo del Duemila: «Le basiliche papali e altri centri di preghiera, come la Scala Santa, hanno registrato presenze mai viste in precedenza. Le confessioni sono state incrementate e la celebrazione del perdono pieno è giunta a tutti».
Il Giubileo finisce «ma restano i tanti segni di speranza che sono stati offerti e si allarga l’orizzonte per sostenere un futuro carico di pace e serenità come tutti desiderano».
L’evento ha raggiunto l’obiettivo fissato dalla bolla di indizione (24 maggio 2024) di Papa Francesco «Spes non confundit, La speranza non delude» (Romani 5,5): essere per tutti occasione di rianimare la speranza».
Ci sono altri numeri positivi «in tempi di individualismo»: 7 mila volontari, di cui 2 mila hanno prestato servizio di primo intervento. La prima occasione per verificare «la macchina amministrativa al servizio della spiritualità» è quest’anno l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi (1226-4 ottobre-2026).
Il sindaco di Roma e commissario straordinario per il Giubileo, Roberto Gualtieri, ha visto la città accogliere con pazienza i fedeli in un rapporto di reciproco vantaggio: «I pellegrini non hanno tolto nulla alla capacità di Roma di accogliere turisti e di offrire servizi ai propri cittadini. Il Giubileo, al contrario, è stato un volano» e cita quello di Tor Vergata con oltre un milione di giovani: «La gioia, la fede e la speranza dei pellegrini hanno toccato il cuore dei romani, che a loro volta hanno avuto un atteggiamento accogliente verso di loro, anche quando i loro numeri erano straordinari.».
Il personale sanitario e le forze di sicurezza hanno collaborato, segnala Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio: il 118 ha compiuto 580 mila interventi. E il prefetto di Roma Lamberto Giannini sottolinea il contributo delle forze di polizia: «Ci serviva sicurezza e serenità, così abbiamo cercato di trasmettere sicurezza non militarizzando, ma facendo prevenzione. Mi ha colpito il Giubileo dei giovani, con i confessionali allestiti al Circo Massimo. È stato qualcosa di unico che rimarrà nella memoria di tutti».
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Oltre 33 milioni di pellegrini. Il Giubileo finisce, ma restano tanti segni di speranza e una Chiesa in cammino
«Tutte siamo vite in cammino in un mondo travagliato» ed è il Vangelo a spingere a tale dinamismo, a orientarlo verso Dio che «ci può turbare perché non sta fermo nelle nostre mani come gli idoli d’argento e d’oro. È un Dio vivo e vivificante e questo profumo della vita deve diffondersi ovunque per restituire l’impressione incancellabile che un altro mondo è iniziato».
Genuflesso, in silenzio e in preghiera; poi in piedi tira l’anta di destra e poi quella di sinistra. Leone XIV, nella solennità dell’Epifania (6 gennaio 2026), chiude la Porta Santa e il «Giubileo della speranza», aperto dal predecessore Francesco nel Natale, 24 dicembre 2024, manifestazione che ha attirato a Roma oltre 33 milioni di pellegrini – la stima dell’Università Roma Tre era di 31 milioni – nelle quattro basiliche papali: San Pietro, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore, San Paolo fuori le mura.
Prima della Messa conclusiva, nell’atrio circondato dai cardinali – che il 7-8 gennaio vivono il Concistoro straordinario -, vengono annunciate le date del 2026: Pasqua (5 aprile), inizio della Quaresima (5 marzo), Ascensione (29 maggio), Pentecoste (8 giugno), prima domenica di Avvento (30 novembre).
Il prossimo Anno Santo – la decisione spetta al Papa – sarà quello straordinario nel 2033, XX secoli dopo la Redenzione, secondo una tradizione introdotta nel 1933 da Pio XI. Il Pontefice – che il 9 gennaio incontra il corpo diplomatico – rivolge appelli vigorosi ai cristiani a proseguire il cammino giubilare «amando e cercando la pace, rifuggendo da ogni violenza e guerra e dall’economia distorta che trae profitto da tutto, diventando segno di una Chiesa che diffonde il profumo della vita, annunciando un Dio che ci rimette in cammino».
«Siamo consapevoli che, con la presenza del Signore, nulla rimane come prima. Questo è l’inizio della speranza. Dio si rivela e nulla può restare fermo. Finisce una certa tranquillità, che fa dire ai malinconici: “Non c’è niente di nuovo sotto il sole”. Inizia qualcosa da cui dipendono il presente e il futuro. Questo varco ha conosciuto il flusso di innumerevoli uomini e donne, pellegrini di speranza, in cammino verso la Città dalle porte sempre aperte, la Gerusalemme nuova.
Cosa ha mosso questa gente? Che cosa ha trovato? Quali cuori, quale attenzione, quale corrispondenza? Come i Magi, hanno accettato la sfida di rischiare, così noi, in un mondo travagliato, respingente e pericoloso, sentiamo l’esigenza di andare e cercare».
Il bilancio dell’Anno Santo «allarga l’orizzonte per un futuro di pace e serenità», dice mons. Salvatore Fisichella, pro-prefetto del dicastero per l’Evangelizzazione, responsabile dell’organizzazione, circondato dagli esponenti civili che hanno collaborato all’evento.
I 33.475.369 pellegrini sono arrivati da 185 Paesi, soprattutto dall’Europa (62 per cento) con l’Italia al primo posto. Ma i numeri non dicono tutto.
«La dimensione spirituale che è a fondamento del Giubileo ha permesso di verificare un popolo in cammino con tanto desiderio di preghiera e conversione», afferma l’arcivescovo Fisichella che già organizzò il Giubileo del Duemila: «Le basiliche papali e altri centri di preghiera, come la Scala Santa, hanno registrato presenze mai viste in precedenza. Le confessioni sono state incrementate e la celebrazione del perdono pieno è giunta a tutti».
Il Giubileo finisce «ma restano i tanti segni di speranza che sono stati offerti e si allarga l’orizzonte per sostenere un futuro carico di pace e serenità come tutti desiderano».
L’evento ha raggiunto l’obiettivo fissato dalla bolla di indizione (24 maggio 2024) di Papa Francesco «Spes non confundit, La speranza non delude» (Romani 5,5): essere per tutti occasione di rianimare la speranza».
Ci sono altri numeri positivi «in tempi di individualismo»: 7 mila volontari, di cui 2 mila hanno prestato servizio di primo intervento. La prima occasione per verificare «la macchina amministrativa al servizio della spiritualità» è quest’anno l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi (1226-4 ottobre-2026).
Il sindaco di Roma e commissario straordinario per il Giubileo, Roberto Gualtieri, ha visto la città accogliere con pazienza i fedeli in un rapporto di reciproco vantaggio: «I pellegrini non hanno tolto nulla alla capacità di Roma di accogliere turisti e di offrire servizi ai propri cittadini. Il Giubileo, al contrario, è stato un volano» e cita quello di Tor Vergata con oltre un milione di giovani: «La gioia, la fede e la speranza dei pellegrini hanno toccato il cuore dei romani, che a loro volta hanno avuto un atteggiamento accogliente verso di loro, anche quando i loro numeri erano straordinari.».
Il personale sanitario e le forze di sicurezza hanno collaborato, segnala Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio: il 118 ha compiuto 580 mila interventi. E il prefetto di Roma Lamberto Giannini sottolinea il contributo delle forze di polizia: «Ci serviva sicurezza e serenità, così abbiamo cercato di trasmettere sicurezza non militarizzando, ma facendo prevenzione. Mi ha colpito il Giubileo dei giovani, con i confessionali allestiti al Circo Massimo. È stato qualcosa di unico che rimarrà nella memoria di tutti».
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Il Papa chiude la Porta Santa della Basilica di San Pietro (Vatican News)


