I Vescovi del Camerun: «Salviamo il nostro Paese dalla sua morte lenta»

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20 Agosto 2025

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Vescovi-Camerun
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Foto di Rodrigue Bidubula

Dal nostro inviato in Africa Rodrigue Bidubula. La vicinanza e la voce della Chiesa in  Camerun in vista delle elezioni politiche di ottobre

«Salviamo il nostro Paese dalla sua morte lenta». Con queste parole forti, l’arcivescovo di Douala, monsignor Samuel Kleda, ha dato il tono nella sua lettera pastorale resa pubblica l’8 agosto 2025, a due mesi dalle elezioni generali decisive per il futuro del Camerun. Questo vibrante appello al dovere civico mira a invitare ogni cittadino ad assumersi le proprie responsabilità recandosi alle urne, per «porre le basi di una società nuova e prospera, fondata sulla pace, la giustizia e il benessere di tutti», ha ribadito.

Un contesto teso e dei mali persistenti

Le elezioni dell’ottobre 2025 si svolgono in un clima politico e sociale particolarmente teso. La corruzione endemica, la persistente crisi di sicurezza nelle regioni nord-occidentali e sud-occidentali, nonché la povertà e le disuguaglianze alimentano un malcontento crescente. Il presidente Paul Biya, al potere dal 1982 e all’età di 92 anni, ha annunciato la sua candidatura per un nuovo mandato, mettendo a tacere diverse figure dell’opposizione, tra cui il suo principale rivale Maurice Kamto.

Di fronte a questa situazione, i vescovi camerunesi insistono sulla necessità di un «cambiamento di mentalità, di un atteggiamento di trasformazione interiore e profonda e di un impegno collettivo per diventare artefici di pace» (Mt 5,9).

Una voce costante e impegnata della Chiesa

L’intervento dell’arcivescovo di Douala si inserisce nella continuità di una serie di prese di posizione forti della Chiesa cattolica in Camerun. Già il 1° aprile 2025, la Conferenza Episcopale Nazionale del Camerun (CENC) aveva chiesto una profonda riforma del processo elettorale, insistendo sulla morale, l’etica e la necessità di elezioni eque e trasparenti.

A Natale 2024, diversi prelati avevano denunciato l’immobilismo politico e la candidatura di Paul Biya. Monsignor Kleda giudicava questa candidatura «per nulla realistica», mentre monsignor Emmanuel Agbo, vescovo di Ngaoundéré, era preoccupato per il silenzio imposto alle voci dissidenti: «La sofferenza più grande è che ai camerunesi viene proibito di esprimere le loro sofferenze».

Con un linguaggio ancora più diretto, monsignor Barthélemy Yaouda, vescovo di Yagoua, ha dichiarato: «Non soffriremo più di così; abbiamo già sofferto abbastanza. Il peggio non arriverà. Anche il diavolo, che prenda prima il potere in Camerun, e poi vedremo».

Queste parole traducono un profondo sconforto di fronte alla situazione nazionale e un urgente desiderio di cambiamento.

Un incontro al vertice con il potere

Nonostante queste critiche, il dialogo tra la Chiesa e lo Stato non si è interrotto. Qualche giorno fa, i vescovi sono stati ricevuti dal segretario generale della presidenza, che agiva a nome del capo dello Stato.
Quest’ultimo ha ringraziato i prelati per il loro impegno a favore della pace, sollecitando al contempo il loro contributo per mantenere un clima sereno prima, durante e dopo le elezioni.

Monsignor Andrew Nkea, arcivescovo di Bamenda e presidente della CENC, ha colto l’occasione per ribadire che i vescovi, «uomini di Dio», sono innanzitutto portatori delle aspettative e delle sofferenze del popolo. Ha ricordato le posizioni ufficiali della Chiesa espresse in diversi documenti importanti, tra cui:
– Messaggio sulla situazione socio-economica del Camerun dell’11 gennaio 2025
– Lettera pastorale in occasione delle elezioni presidenziali e regionali del 28 marzo 2025

Questi testi, consegnati al segretario generale della Presidenza, descrivono in dettaglio le preoccupazioni della Chiesa in materia di governance, trasparenza elettorale e giustizia sociale.

La Chiesa, attore di giustizia e pace

In Camerun, come in molti Paesi africani, la Chiesa svolge un ruolo di primo piano nella promozione della giustizia, della riconciliazione e della pace. Si sforza di accompagnare il popolo «nelle sue gioie e nelle sue angosce», in conformità con la sua missione pastorale. I vescovi incoraggiano la moltiplicazione dei quadri di concertazione tra le istituzioni pubbliche e la società civile al fine di rafforzare la cooperazione al servizio del bene comune.

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  • Foto di Rodrigue Bidubula

Dal nostro inviato in Africa Rodrigue Bidubula. La vicinanza e la voce della Chiesa in  Camerun in vista delle elezioni politiche di ottobre

«Salviamo il nostro Paese dalla sua morte lenta». Con queste parole forti, l’arcivescovo di Douala, monsignor Samuel Kleda, ha dato il tono nella sua lettera pastorale resa pubblica l’8 agosto 2025, a due mesi dalle elezioni generali decisive per il futuro del Camerun. Questo vibrante appello al dovere civico mira a invitare ogni cittadino ad assumersi le proprie responsabilità recandosi alle urne, per «porre le basi di una società nuova e prospera, fondata sulla pace, la giustizia e il benessere di tutti», ha ribadito.

Un contesto teso e dei mali persistenti

Le elezioni dell’ottobre 2025 si svolgono in un clima politico e sociale particolarmente teso. La corruzione endemica, la persistente crisi di sicurezza nelle regioni nord-occidentali e sud-occidentali, nonché la povertà e le disuguaglianze alimentano un malcontento crescente. Il presidente Paul Biya, al potere dal 1982 e all’età di 92 anni, ha annunciato la sua candidatura per un nuovo mandato, mettendo a tacere diverse figure dell’opposizione, tra cui il suo principale rivale Maurice Kamto.

Di fronte a questa situazione, i vescovi camerunesi insistono sulla necessità di un «cambiamento di mentalità, di un atteggiamento di trasformazione interiore e profonda e di un impegno collettivo per diventare artefici di pace» (Mt 5,9).

Una voce costante e impegnata della Chiesa

L’intervento dell’arcivescovo di Douala si inserisce nella continuità di una serie di prese di posizione forti della Chiesa cattolica in Camerun. Già il 1° aprile 2025, la Conferenza Episcopale Nazionale del Camerun (CENC) aveva chiesto una profonda riforma del processo elettorale, insistendo sulla morale, l’etica e la necessità di elezioni eque e trasparenti.

A Natale 2024, diversi prelati avevano denunciato l’immobilismo politico e la candidatura di Paul Biya. Monsignor Kleda giudicava questa candidatura «per nulla realistica», mentre monsignor Emmanuel Agbo, vescovo di Ngaoundéré, era preoccupato per il silenzio imposto alle voci dissidenti: «La sofferenza più grande è che ai camerunesi viene proibito di esprimere le loro sofferenze».

Con un linguaggio ancora più diretto, monsignor Barthélemy Yaouda, vescovo di Yagoua, ha dichiarato: «Non soffriremo più di così; abbiamo già sofferto abbastanza. Il peggio non arriverà. Anche il diavolo, che prenda prima il potere in Camerun, e poi vedremo».

Queste parole traducono un profondo sconforto di fronte alla situazione nazionale e un urgente desiderio di cambiamento.

Un incontro al vertice con il potere

Nonostante queste critiche, il dialogo tra la Chiesa e lo Stato non si è interrotto. Qualche giorno fa, i vescovi sono stati ricevuti dal segretario generale della presidenza, che agiva a nome del capo dello Stato.
Quest’ultimo ha ringraziato i prelati per il loro impegno a favore della pace, sollecitando al contempo il loro contributo per mantenere un clima sereno prima, durante e dopo le elezioni.

Monsignor Andrew Nkea, arcivescovo di Bamenda e presidente della CENC, ha colto l’occasione per ribadire che i vescovi, «uomini di Dio», sono innanzitutto portatori delle aspettative e delle sofferenze del popolo. Ha ricordato le posizioni ufficiali della Chiesa espresse in diversi documenti importanti, tra cui:
– Messaggio sulla situazione socio-economica del Camerun dell’11 gennaio 2025
– Lettera pastorale in occasione delle elezioni presidenziali e regionali del 28 marzo 2025

Questi testi, consegnati al segretario generale della Presidenza, descrivono in dettaglio le preoccupazioni della Chiesa in materia di governance, trasparenza elettorale e giustizia sociale.

La Chiesa, attore di giustizia e pace

In Camerun, come in molti Paesi africani, la Chiesa svolge un ruolo di primo piano nella promozione della giustizia, della riconciliazione e della pace. Si sforza di accompagnare il popolo «nelle sue gioie e nelle sue angosce», in conformità con la sua missione pastorale. I vescovi incoraggiano la moltiplicazione dei quadri di concertazione tra le istituzioni pubbliche e la società civile al fine di rafforzare la cooperazione al servizio del bene comune.

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