La sfida pastorale della poligamia: la Chiesa riafferma la via monogamica

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9 Aprile 2026

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Due persone che si toccano le mani
Due persone che si toccano le mani

Foto di Andrew Itaga su Unsplash

Il Rapporto finale della Commissione SCEAM sul Sinodo esclude ogni riconoscimento della poligamia, ribadendo il ruolo centrale della monogamia

Il 23 marzo 2026 la Commissione SCEAM (Simposio delle Conferenze Episcopali d’Africa e Madagascar) ha reso pubblico il Rapporto Finale sul Sinodo “La sfida pastorale della poligamia” che intende rappresentare una riflessione organica sul fenomeno della poligamia radicata nel contesto africano, in cui è particolarmente diffusa e pastoralmente urgente (anche se non esclusiva del continente).

Il Rapporto risponde a interrogativi su come la Chiesa possa affrontare usanze culturali senza compromettere la dottrina, valorizzando il valore sacro della famiglia africana fondata su alleanze comunitarie e divine. In Africa, infatti, la poligamia nasce da società agrarie e nomadi, dove una numerosa discendenza garantisce sopravvivenza ed espansione clanica. Il bambino è visto come benedizione divina che perpetua il nome della stirpe e il matrimonio ha dimensione comunitaria e religiosa, coinvolgendo famiglie allargate.

L’Antico Testamento tollera la poligamia (es. patriarchi come Abramo e Giacobbe), ma introduce una pedagogia verso il monogamio: Genesi presenta l’unione unica di uomo e donna, profeti usano l’immagine dell’alleanza esclusiva.

Gesù, richiamando il disegno originario (Mt 19,4-5), afferma l’unità e l’indissolubilità del vincolo matrimoniale: «i due diventeranno una sola carne»; Paolo esige vescovi «mariti di una sola moglie» (1 Tm 3,2).

Nel Rapporto finale si esclude tassativamente che Chiesa possa riconoscere la poligamia e non ammette catecumeni poligami al battesimo senza impegno monogamico preventivo, per evitare ambiguità dottrinali.

Tuttavia, come espresso nella conclusione del documento di sintesi, la Chiesa afferma che “la necessità di accogliere e accompagnare le persone e le famiglie diventa sempre più evidente, affinché possano rispondere più chiaramente alla chiamata che la verità rivelata dal Vangelo rivolge loro sulla vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nella società. Questa pastorale di vicinanza e attenzione consentirà di instaurare un dialogo rispettoso e fraterno tra queste coppie poligame e il pastore (sacerdote, vescovo), rappresentante del Cristo misericordioso che va alla ricerca della «pecora smarrita» e accetta di sedersi alla stessa tavola dei pubblicani e dei peccatori. Permetterà così di aprire le porte della Chiesa ai figli di Dio che giacciono nelle periferie spirituali o «esistenziali». Ciò mira a far scoprire a queste persone l’amore infinito di Dio manifestato in Cristo Gesù, che «non è venuto per giudicare gli uomini, ma perché, attraverso di Lui, gli uomini fossero salvati».”

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Il Rapporto finale della Commissione SCEAM sul Sinodo esclude ogni riconoscimento della poligamia, ribadendo il ruolo centrale della monogamia

Il 23 marzo 2026 la Commissione SCEAM (Simposio delle Conferenze Episcopali d’Africa e Madagascar) ha reso pubblico il Rapporto Finale sul Sinodo “La sfida pastorale della poligamia” che intende rappresentare una riflessione organica sul fenomeno della poligamia radicata nel contesto africano, in cui è particolarmente diffusa e pastoralmente urgente (anche se non esclusiva del continente).

Il Rapporto risponde a interrogativi su come la Chiesa possa affrontare usanze culturali senza compromettere la dottrina, valorizzando il valore sacro della famiglia africana fondata su alleanze comunitarie e divine. In Africa, infatti, la poligamia nasce da società agrarie e nomadi, dove una numerosa discendenza garantisce sopravvivenza ed espansione clanica. Il bambino è visto come benedizione divina che perpetua il nome della stirpe e il matrimonio ha dimensione comunitaria e religiosa, coinvolgendo famiglie allargate.

L’Antico Testamento tollera la poligamia (es. patriarchi come Abramo e Giacobbe), ma introduce una pedagogia verso il monogamio: Genesi presenta l’unione unica di uomo e donna, profeti usano l’immagine dell’alleanza esclusiva.

Gesù, richiamando il disegno originario (Mt 19,4-5), afferma l’unità e l’indissolubilità del vincolo matrimoniale: «i due diventeranno una sola carne»; Paolo esige vescovi «mariti di una sola moglie» (1 Tm 3,2).

Nel Rapporto finale si esclude tassativamente che Chiesa possa riconoscere la poligamia e non ammette catecumeni poligami al battesimo senza impegno monogamico preventivo, per evitare ambiguità dottrinali.

Tuttavia, come espresso nella conclusione del documento di sintesi, la Chiesa afferma che “la necessità di accogliere e accompagnare le persone e le famiglie diventa sempre più evidente, affinché possano rispondere più chiaramente alla chiamata che la verità rivelata dal Vangelo rivolge loro sulla vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nella società. Questa pastorale di vicinanza e attenzione consentirà di instaurare un dialogo rispettoso e fraterno tra queste coppie poligame e il pastore (sacerdote, vescovo), rappresentante del Cristo misericordioso che va alla ricerca della «pecora smarrita» e accetta di sedersi alla stessa tavola dei pubblicani e dei peccatori. Permetterà così di aprire le porte della Chiesa ai figli di Dio che giacciono nelle periferie spirituali o «esistenziali». Ciò mira a far scoprire a queste persone l’amore infinito di Dio manifestato in Cristo Gesù, che «non è venuto per giudicare gli uomini, ma perché, attraverso di Lui, gli uomini fossero salvati».”

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Foto di Andrew Itaga su Unsplash

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