Libano | Tra le ferite della guerra, il nunzio Borgia con 15 tonnellate di aiuti

Fonte: Vatican News
Tra bombardamenti e strade interrotte, la Chiesa si fa presenza concreta: distribuire cibo e aiuti diventa segno dell’opera di misericordia “dar da mangiare agli affamati”
- La Chiesa accanto alle comunità colpite dalla guerra
- Distribuire cibo come opera di misericordia
- Una speranza che attraversa le comunità del Libano
1. La Chiesa accanto alle comunità colpite dalla guerra
Nel Libano segnato dai bombardamenti e dalle tensioni lungo il confine con Israele, la Chiesa continua a farsi prossima alle popolazioni più colpite. Nei giorni scorsi l’arcivescovo Paolo Borgia, rappresentante della Santa Sede nel Paese dei cedri, ha visitato diversi villaggi del Sud portando aiuti umanitari e parole di speranza a comunità provate dalla guerra.
Il presule ha accompagnato la distribuzione di circa 15 tonnellate di aiuti, soprattutto generi alimentari e beni di prima necessità, donati dall’organizzazione caritativa francese L’Œuvre d’Orient.
Nei villaggi visitati – molti dei quali colpiti dai bombardamenti o isolati a causa delle strade danneggiate – il nunzio non si è limitato a una presenza simbolica: si è rimboccato le maniche e ha partecipato personalmente allo scarico e alla consegna dei pacchi alle famiglie.
2. Distribuire cibo come opera di misericordia
Le immagini del rappresentante pontificio, in talare, mentre distribuisce sacchi e scatole di viveri sono diventate virali sui social libanesi. Un gesto semplice ma eloquente, che richiama una delle più antiche opere di misericordia corporale: dar da mangiare agli affamati.
In contesti segnati dalla guerra, dove le vie di comunicazione sono spesso interrotte e le comunità rimangono isolate, il cibo diventa infatti il primo segno concreto di solidarietà e di vicinanza.
Durante la missione umanitaria, il nunzio ha visitato sei villaggi del Libano meridionale, incontrando comunità diverse: maronite, greco-melchite, ortodosse e anche popolazioni druse e musulmane sunnite.
In queste terre, dove da secoli convivono tradizioni religiose differenti, l’arrivo degli aiuti ha rappresentato anche un momento di fraternità e di unità.
3. Una speranza che attraversa le comunità del Libano
Non è stato però un viaggio privo di rischi. In uno dei villaggi, mentre il nunzio si trovava in chiesa in preghiera, alcuni colpi di mortaio sono caduti nelle vicinanze. Un episodio che testimonia quanto fragile sia la situazione sul terreno. Le strade restano spesso interrotte dai bombardamenti e molte famiglie vivono nell’incertezza quotidiana.
In mezzo alla paura e alle distruzioni, molti libanesi continuano a guardare alla Chiesa come a un punto di riferimento. Portare pane e aiuti alle famiglie colpite dal conflitto significa trasformare il Vangelo in azione.
Nei villaggi del Sud del Libano, dove le bombe continuano a cadere, la misericordia passa anche attraverso un sacco di farina o un pacco di viveri: segni semplici che ricordano che nessuno deve essere lasciato solo.
Proprio qui, tra chiese ferite e case distrutte, l’opera di misericordia “dar da mangiare agli affamati” assume il volto di una Chiesa che non abbandona il suo popolo e continua a camminare accanto a chi soffre.
Fonte e immagine
Tra bombardamenti e strade interrotte, la Chiesa si fa presenza concreta: distribuire cibo e aiuti diventa segno dell’opera di misericordia “dar da mangiare agli affamati”
- La Chiesa accanto alle comunità colpite dalla guerra
- Distribuire cibo come opera di misericordia
- Una speranza che attraversa le comunità del Libano
1. La Chiesa accanto alle comunità colpite dalla guerra
Nel Libano segnato dai bombardamenti e dalle tensioni lungo il confine con Israele, la Chiesa continua a farsi prossima alle popolazioni più colpite. Nei giorni scorsi l’arcivescovo Paolo Borgia, rappresentante della Santa Sede nel Paese dei cedri, ha visitato diversi villaggi del Sud portando aiuti umanitari e parole di speranza a comunità provate dalla guerra.
Il presule ha accompagnato la distribuzione di circa 15 tonnellate di aiuti, soprattutto generi alimentari e beni di prima necessità, donati dall’organizzazione caritativa francese L’Œuvre d’Orient.
Nei villaggi visitati – molti dei quali colpiti dai bombardamenti o isolati a causa delle strade danneggiate – il nunzio non si è limitato a una presenza simbolica: si è rimboccato le maniche e ha partecipato personalmente allo scarico e alla consegna dei pacchi alle famiglie.
2. Distribuire cibo come opera di misericordia
Le immagini del rappresentante pontificio, in talare, mentre distribuisce sacchi e scatole di viveri sono diventate virali sui social libanesi. Un gesto semplice ma eloquente, che richiama una delle più antiche opere di misericordia corporale: dar da mangiare agli affamati.
In contesti segnati dalla guerra, dove le vie di comunicazione sono spesso interrotte e le comunità rimangono isolate, il cibo diventa infatti il primo segno concreto di solidarietà e di vicinanza.
Durante la missione umanitaria, il nunzio ha visitato sei villaggi del Libano meridionale, incontrando comunità diverse: maronite, greco-melchite, ortodosse e anche popolazioni druse e musulmane sunnite.
In queste terre, dove da secoli convivono tradizioni religiose differenti, l’arrivo degli aiuti ha rappresentato anche un momento di fraternità e di unità.
3. Una speranza che attraversa le comunità del Libano
Non è stato però un viaggio privo di rischi. In uno dei villaggi, mentre il nunzio si trovava in chiesa in preghiera, alcuni colpi di mortaio sono caduti nelle vicinanze. Un episodio che testimonia quanto fragile sia la situazione sul terreno. Le strade restano spesso interrotte dai bombardamenti e molte famiglie vivono nell’incertezza quotidiana.
In mezzo alla paura e alle distruzioni, molti libanesi continuano a guardare alla Chiesa come a un punto di riferimento. Portare pane e aiuti alle famiglie colpite dal conflitto significa trasformare il Vangelo in azione.
Nei villaggi del Sud del Libano, dove le bombe continuano a cadere, la misericordia passa anche attraverso un sacco di farina o un pacco di viveri: segni semplici che ricordano che nessuno deve essere lasciato solo.
Proprio qui, tra chiese ferite e case distrutte, l’opera di misericordia “dar da mangiare agli affamati” assume il volto di una Chiesa che non abbandona il suo popolo e continua a camminare accanto a chi soffre.
Fonte e immagine

Fonte: Vatican News


