Mons. Battaglia, arcivescovo di Napoli: “siate mensa per chi ha fame”

Ritratto stilizzato di mons. Mimmo Battaglia
L’omelia di mons. Battaglia, per la celebrazione in onore di san Gennaro, è una denuncia contro la guerra e un inno alle opere di misericordia
«Sorelle e fratelli che sedete nei parlamenti, vi chiedo: come potete scegliere i missili prima del pane? Dove avete smarrito il volto dei vostri fratelli e delle vostre sorelle?». È uno stralcio dell’omelia di monsignor Mimmo Battaglia, arcivescovo della diocesi di Napoli, pronunciata il 19 settembre scorso in occasione della festività di san Gennaro.
A Napoli, quello dell’ampolla del sangue del suo santo protettore, è un rito sacro, ma le parole del cardinale gli danno un significato nuovo. “Guardatelo”, dice ai presenti. “Non come curiosità, ma come specchio. Non come “talismano”, ma come “appello”.
Simbolo di martirio e fede, quel sangue si mescola idealmente a quello versato in Palestina, in Ucraina e in ogni terra ferita dalla violenza, perciò richiama tutti alla responsabilità e all’impegno concreto: “un prodigio” che “cominci da noi”.
Mons. Battaglia parla un linguaggio facile, che è quello delle cose quotidiane, dell’amore donato, delle opere di misericordia messe in pratica.
Chiede “che si apra in ciascuno un cantiere di pace: una sedia in più a tavola, un’ora in più per educare, un euro in meno per sé e uno in più per chi non può”. Perché è proprio “qui che si misura il Vangelo: «Ero affamato… ero assetato… ero forestiero…» — non come metafora, ma come agenda”.
Chiede a san Gennaro un miracolo per Napoli, l’Italia intera, la Palestina, l’Ucraina, i Sud del mondo.
Prega affinché “ogni comunità diventi sala d’attesa di resurrezioni: mensa per chi ha fame, porta per chi non ha casa, lingua per chi non sa parlare, compagnia per chi non regge da solo”.
Solo allora si potrà dire che “il sangue si è sciolto: non solo nell’ampolla ma nei cuori”.
Il vero miracolo, infatti, è la misericordia che riserviamo ai nostri fratelli. Quelle opere che spazio + spadoni non smetterà mai di ricordare, perché attraverso di esse potremo diventare comunità generative di speranza.
Fonte
Immagine
- Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
L’omelia di mons. Battaglia, per la celebrazione in onore di san Gennaro, è una denuncia contro la guerra e un inno alle opere di misericordia
«Sorelle e fratelli che sedete nei parlamenti, vi chiedo: come potete scegliere i missili prima del pane? Dove avete smarrito il volto dei vostri fratelli e delle vostre sorelle?». È uno stralcio dell’omelia di monsignor Mimmo Battaglia, arcivescovo della diocesi di Napoli, pronunciata il 19 settembre scorso in occasione della festività di san Gennaro.
A Napoli, quello dell’ampolla del sangue del suo santo protettore, è un rito sacro, ma le parole del cardinale gli danno un significato nuovo. “Guardatelo”, dice ai presenti. “Non come curiosità, ma come specchio. Non come “talismano”, ma come “appello”.
Simbolo di martirio e fede, quel sangue si mescola idealmente a quello versato in Palestina, in Ucraina e in ogni terra ferita dalla violenza, perciò richiama tutti alla responsabilità e all’impegno concreto: “un prodigio” che “cominci da noi”.
Mons. Battaglia parla un linguaggio facile, che è quello delle cose quotidiane, dell’amore donato, delle opere di misericordia messe in pratica.
Chiede “che si apra in ciascuno un cantiere di pace: una sedia in più a tavola, un’ora in più per educare, un euro in meno per sé e uno in più per chi non può”. Perché è proprio “qui che si misura il Vangelo: «Ero affamato… ero assetato… ero forestiero…» — non come metafora, ma come agenda”.
Chiede a san Gennaro un miracolo per Napoli, l’Italia intera, la Palestina, l’Ucraina, i Sud del mondo.
Prega affinché “ogni comunità diventi sala d’attesa di resurrezioni: mensa per chi ha fame, porta per chi non ha casa, lingua per chi non sa parlare, compagnia per chi non regge da solo”.
Solo allora si potrà dire che “il sangue si è sciolto: non solo nell’ampolla ma nei cuori”.
Il vero miracolo, infatti, è la misericordia che riserviamo ai nostri fratelli. Quelle opere che spazio + spadoni non smetterà mai di ricordare, perché attraverso di esse potremo diventare comunità generative di speranza.
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- Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

Ritratto stilizzato di mons. Mimmo Battaglia


