Sud Sudan | A scuola di integrità e misericordia

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29 Novembre 2025

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Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

Il messaggio del vescovo di Tombura Yambio ai 300 studenti sudanesi in procinto di sostenere gli esami accademici

Mons. Hiiboro: “Nessun bambino sia lasciato indietro nella luce della conoscenza e della speranza”

Nel Sud Sudan, dove le comunità continuano a convivere con le ferite dei conflitti, l’istruzione rimane uno degli strumenti più preziosi per custodire la dignità delle nuove generazioni.

In occasione degli esami accademici affrontati da circa 300 studenti, il vescovo di Tombura Yambio, Eduardo Hiiboro Kussala, ha rivolto al Paese un appello forte e diretto: difendere l’onestà, la verità e il valore dello studio come fondamento della rinascita nazionale.

“Gli esami non sono trappole, ma opportunità per far emergere la verità”, ha affermato il presule, invitando gli studenti a rifiutare qualsiasi forma di disonestà: imbrogliare, rubare le risposte o cercare scorciatoie significa tradire non solo il proprio futuro, ma la dignità dell’intera nazione.

L’educazione, ricorda Hiiboro, è un cammino che richiede integrità, coraggio e responsabilità.

Il suo messaggio si estende con particolare attenzione ai bambini e ai ragazzi che vivono nelle zone più fragili del Paese: dai villaggi dell’Upper Nile ai territori di Torit, da Kediba nella contea di Mundri East ai giovani di Nagero, fino alle comunità della stessa diocesi di Tombura-Yambio, dove i percorsi di apprendimento sono spesso segnati da violenze, sfollamenti e insicurezza.

In questi luoghi, proseguire gli studi richiede un impegno che va oltre la routine scolastica: è un atto di resistenza e di speranza.

L’appello di Hiiboro richiama profondamente l’opera di misericordia “istruire gli ignoranti”, che nel contesto sudsudanese assume una dimensione concreta e urgente.

Sostenere l’educazione significa offrire ai più giovani la possibilità di orientare la propria vita nonostante la guerra, di costruire comunità più pacifiche, di liberarsi dalla paura e dall’emarginazione.

Significa anche riconoscere che, nei Paesi segnati da conflitti, lo studio diventa un atto di cura, una forma di protezione e un investimento per il futuro.

“Nessun bambino deve essere lasciato indietro nella luce della conoscenza e della speranza”, conclude il vescovo. ù

Un invito che interpella non solo gli studenti, ma l’intera società sudsudanese: insegnanti, famiglie, responsabili civili e religiosi. Perché la nazione non si costruisce solo sulle istituzioni politiche, ma sulle spalle di giovani formati, onesti e capaci di guardare avanti.

Fonte 

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Il messaggio del vescovo di Tombura Yambio ai 300 studenti sudanesi in procinto di sostenere gli esami accademici

Mons. Hiiboro: “Nessun bambino sia lasciato indietro nella luce della conoscenza e della speranza”

Nel Sud Sudan, dove le comunità continuano a convivere con le ferite dei conflitti, l’istruzione rimane uno degli strumenti più preziosi per custodire la dignità delle nuove generazioni.

In occasione degli esami accademici affrontati da circa 300 studenti, il vescovo di Tombura Yambio, Eduardo Hiiboro Kussala, ha rivolto al Paese un appello forte e diretto: difendere l’onestà, la verità e il valore dello studio come fondamento della rinascita nazionale.

“Gli esami non sono trappole, ma opportunità per far emergere la verità”, ha affermato il presule, invitando gli studenti a rifiutare qualsiasi forma di disonestà: imbrogliare, rubare le risposte o cercare scorciatoie significa tradire non solo il proprio futuro, ma la dignità dell’intera nazione.

L’educazione, ricorda Hiiboro, è un cammino che richiede integrità, coraggio e responsabilità.

Il suo messaggio si estende con particolare attenzione ai bambini e ai ragazzi che vivono nelle zone più fragili del Paese: dai villaggi dell’Upper Nile ai territori di Torit, da Kediba nella contea di Mundri East ai giovani di Nagero, fino alle comunità della stessa diocesi di Tombura-Yambio, dove i percorsi di apprendimento sono spesso segnati da violenze, sfollamenti e insicurezza.

In questi luoghi, proseguire gli studi richiede un impegno che va oltre la routine scolastica: è un atto di resistenza e di speranza.

L’appello di Hiiboro richiama profondamente l’opera di misericordia “istruire gli ignoranti”, che nel contesto sudsudanese assume una dimensione concreta e urgente.

Sostenere l’educazione significa offrire ai più giovani la possibilità di orientare la propria vita nonostante la guerra, di costruire comunità più pacifiche, di liberarsi dalla paura e dall’emarginazione.

Significa anche riconoscere che, nei Paesi segnati da conflitti, lo studio diventa un atto di cura, una forma di protezione e un investimento per il futuro.

“Nessun bambino deve essere lasciato indietro nella luce della conoscenza e della speranza”, conclude il vescovo. ù

Un invito che interpella non solo gli studenti, ma l’intera società sudsudanese: insegnanti, famiglie, responsabili civili e religiosi. Perché la nazione non si costruisce solo sulle istituzioni politiche, ma sulle spalle di giovani formati, onesti e capaci di guardare avanti.

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