Nota pastorale della CEI | Mons. Renna: “Noi non siamo idealisti, siamo profeti”

Una Nota pastorale della CEI richiama i fedeli a riscoprire la profezia della pace come via di misericordia, riconciliazione e impegno concreto
- La Nota pastorale e la profezia della pace
- I cristiani come artigiani di pace e misericordia
- Cristo “nostra pace”: perdono, dialogo e riconciliazione
- Educare alla pace: comunità, famiglie e responsabilità sociale
1. La Nota pastorale e la profezia della pace
La Conferenza Episcopale Italiana ha pubblicato la Nota pastorale su “Educare a una pace disarmata e disarmante”, presentata da mons. Luigi Renna, presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato, oltre che arcivescovo di Catania.
Il documento nasce dalla consapevolezza che, dopo conflitti come quello in Ucraina e in Palestina, è necessario offrire ai cristiani una visione chiara del cammino di pace che discende dal Vangelo e dalla Dottrina sociale della Chiesa e fare sì che «i credenti non perdano la profezia della pace». E, inoltre, intende offrire ai fedeli una bussola per orientarsi in un tempo in cui la tentazione del disincanto o della rassegnazione sembra più forte.
Mons. Renna ha infatti sottolineato l’urgenza di aiutare le comunità cristiane a discernere e a non lasciarsi travolgere dalla cultura del conflitto e dell’indifferenza.
2. I cristiani come artigiani di pace e misericordia
In questo orizzonte, la misericordia non è un sentimento generico, ma una postura concreta: guardare l’altro non come un nemico da temere, ma come una persona da ascoltare, accogliere, proteggere. È lo stesso movimento che ha guidato il Vangelo e che oggi può trasformare i rapporti sociali e internazionali.
La profezia della pace, infatti, si intreccia con lo stile della misericordia: scegliere la pace significa scegliere di farsi carico delle ferite del prossimo, e comprendere che ogni gesto di cura – verso un popolo in guerra, verso un migrante, verso un povero o un escluso – contribuisce a costruire una cultura alternativa alla violenza.
I cristiani sono chiamati, quindi, ad essere profeti di pace: non idealisti astratti, ma testimoni coerenti capaci di opporsi alla logica degli armamenti, della vendetta e del nazionalismo.
3. Cristo “nostra pace”: perdono, dialogo e riconciliazione
La Nota richiama con forza che Cristo è la nostra pace, e che il cammino verso una pace reale passa attraverso atteggiamenti evangelici come il perdono, il dialogo e la capacità di disinnescare l’ostilità.
La CEI riprende anche l’appello di Papa Leone XIV, invitando ogni comunità cristiana a diventare «una casa della pace e della nonviolenza», dove si impara «a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono». La misericordia diventa dunque il linguaggio quotidiano della riconciliazione possibile.
4. Educare alla pace: comunità, famiglie e responsabilità sociale
La pace non è un sentimento spontaneo, ma un processo educativo che coinvolge famiglie, scuole, comunità ecclesiali e società civile.
La Nota pastorale invita a promuovere percorsi formativi che includano la nonviolenza attiva, il servizio civile, l’obiezione di coscienza, e che orientino le scelte personali e politiche verso la giustizia e la cura dell’altro. In questo modo, la misericordia si traduce in impegno sociale: prendersi cura del fragile, costruire relazioni pacificate, formare coscienze attente e responsabili. La pace – conclude il documento – è un cammino che nasce dal cuore e diventa cultura.
Fonte
Immagine
- Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
Una Nota pastorale della CEI richiama i fedeli a riscoprire la profezia della pace come via di misericordia, riconciliazione e impegno concreto
- La Nota pastorale e la profezia della pace
- I cristiani come artigiani di pace e misericordia
- Cristo “nostra pace”: perdono, dialogo e riconciliazione
- Educare alla pace: comunità, famiglie e responsabilità sociale
1. La Nota pastorale e la profezia della pace
La Conferenza Episcopale Italiana ha pubblicato la Nota pastorale su “Educare a una pace disarmata e disarmante”, presentata da mons. Luigi Renna, presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato, oltre che arcivescovo di Catania.
Il documento nasce dalla consapevolezza che, dopo conflitti come quello in Ucraina e in Palestina, è necessario offrire ai cristiani una visione chiara del cammino di pace che discende dal Vangelo e dalla Dottrina sociale della Chiesa e fare sì che «i credenti non perdano la profezia della pace». E, inoltre, intende offrire ai fedeli una bussola per orientarsi in un tempo in cui la tentazione del disincanto o della rassegnazione sembra più forte.
Mons. Renna ha infatti sottolineato l’urgenza di aiutare le comunità cristiane a discernere e a non lasciarsi travolgere dalla cultura del conflitto e dell’indifferenza.
2. I cristiani come artigiani di pace e misericordia
In questo orizzonte, la misericordia non è un sentimento generico, ma una postura concreta: guardare l’altro non come un nemico da temere, ma come una persona da ascoltare, accogliere, proteggere. È lo stesso movimento che ha guidato il Vangelo e che oggi può trasformare i rapporti sociali e internazionali.
La profezia della pace, infatti, si intreccia con lo stile della misericordia: scegliere la pace significa scegliere di farsi carico delle ferite del prossimo, e comprendere che ogni gesto di cura – verso un popolo in guerra, verso un migrante, verso un povero o un escluso – contribuisce a costruire una cultura alternativa alla violenza.
I cristiani sono chiamati, quindi, ad essere profeti di pace: non idealisti astratti, ma testimoni coerenti capaci di opporsi alla logica degli armamenti, della vendetta e del nazionalismo.
3. Cristo “nostra pace”: perdono, dialogo e riconciliazione
La Nota richiama con forza che Cristo è la nostra pace, e che il cammino verso una pace reale passa attraverso atteggiamenti evangelici come il perdono, il dialogo e la capacità di disinnescare l’ostilità.
La CEI riprende anche l’appello di Papa Leone XIV, invitando ogni comunità cristiana a diventare «una casa della pace e della nonviolenza», dove si impara «a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono». La misericordia diventa dunque il linguaggio quotidiano della riconciliazione possibile.
4. Educare alla pace: comunità, famiglie e responsabilità sociale
La pace non è un sentimento spontaneo, ma un processo educativo che coinvolge famiglie, scuole, comunità ecclesiali e società civile.
La Nota pastorale invita a promuovere percorsi formativi che includano la nonviolenza attiva, il servizio civile, l’obiezione di coscienza, e che orientino le scelte personali e politiche verso la giustizia e la cura dell’altro. In questo modo, la misericordia si traduce in impegno sociale: prendersi cura del fragile, costruire relazioni pacificate, formare coscienze attente e responsabili. La pace – conclude il documento – è un cammino che nasce dal cuore e diventa cultura.
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